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SCUOLA/ Formazione, reclutamento e carriera dei docenti: i paradossi di una riforma bloccata

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Alcuni ottimisti, e io tra questi, si erano illusi che a partire dal Ddl Aprea, si potesse scrivere una riforma dello stato giuridico degli insegnanti condivisa e capace di resistere non tanto ai cambi di maggioranza (non ne vedo all’orizzonte), ma alle corporazioni più o meno sindacalizzate, ai centralisti di ogni colore, alle resistenze dell’apparato burocratico di Viale Trastevere. L’intervista rilasciata dal Ministro Gelmini a ilsussidiario.net lo scorso 28 agosto conferma alcune preoccupazioni che avevo precedentemente espresso in un intervento su questo giornale e mi costringe a collocarmi se non tra i pessimisti certamente tra gli scettici.

Il Ministro, infatti, dopo aver premesso che la formazione, il reclutamento e la carriera dei docenti sono temi “assolutamente centrali e non rinviabili”, in quanto rappresentano “il cuore della riforma della scuola”, si affretta a ridimensionare il provvedimento che era arrivato ad un buon livello di approfondimento e di consenso, evocando alcune “problematicità” nate in Commissione. Per chi se lo fosse scordato le “problematicità” sono quelle relative alla provocazione leghista sull’esame di dialetto ai professori. Per quanto riguarda il futuro, Gelmini ci comunica che “all’interno della maggioranza si affineranno le proposte”, ovvero l’ennesimo ritorno alla casella di partenza in questo gioco dell'oca che assomiglia sempre più ad un quadro di Escher dove i personaggi salgono e scendono le scale all'infinito.

Ripeto la domanda che ho avanzato a Max Bruschi: come si può affermare che alcune riforme non sono più rinviabili e non muovere un dito per portare in Aula un testo sul quale la Commissione si è già confrontata per più di un anno? Non sarebbe stato più semplice derubricare le problematicità a quelle che sono realmente (bazzecole, quisquilie, pinzillacchere, le avrebbe definite il grande Totò) e concentrarsi sul miglioramento del testo fin qui acquisito? 

Siamo al paradosso. Si afferma che i principi sono validi, che le soluzioni trovate sono buone e che è stato meritorio coinvolgere anche l'opposizione e altri soggetti, ma poi si sostiene che è altrove che risiede la soluzione che la maggioranza vuole trovare. Delle due l'una: o la soluzione che verrà trovata sarà diversa perché a un pezzo della maggioranza non piace quanto proposto e non si vuole aprire un conflitto in un momento politico così delicato, oppure sarà simile, ma si troverà il modo di introdurre qualche elemento che costringa l’opposizione a non approvarla. 

Sempre che una soluzione la si voglia trovare. Perché non è scontato – giova ricordarlo a chi si colloca ancora tra gli ottimisti - che tutti siano concordi nel voler contrastare realmente chi trasversalmente vi si oppone: i sindacati (tutti, anche quelli considerati “buoni” da questa maggioranza), l’apparato burocratico che non vuole essere ridimensionato, chi ancora pensa (ce ne sono in tutti gli schieramenti) che l’autonomia scolastica (se non addirittura tutta la riforma del Titolo V in senso federalista) sia stata l’origine di tutti i mali e vuole tornare ad un “sano” centralismo. 

Se invece in questa legislatura verrà in qualche modo riformato lo stato giuridico, questa battuta d’arresto avrà comunque una conseguenza certa: farci perdere molto tempo ancora. E la scuola italiana non ne ha più moltissimo, come il Ministro sa meglio di tutti. 

Se proprio il Governo vuole prendersi più tempo, lo utilizzi non per ricominciare a tessere una tela che di notte qualcuno distruggerà, ma per introdurre ciò che manca al Ddl Aprea: una migliore definizione delle reti di scuole alle quali si assegnano giustamente funzioni maggiori; limitare le funzioni del Ministero a quelle di controllo, monitoraggio e valutazione del sistema; il nodo del finanziamento delle scuole e delle reti. 

Il Governo è ancora in tempo: dimostri di avere a cuore il futuro del nostro paese non solo a parole, ma anche nei fatti. Avremo fatto certamente un primo passo nella direzione giusta. Troppo poco un solo passo? Lao Tzu ci ha insegnato che un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo.



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COMMENTI
01/09/2009 - annegare nel proprio sapere (enrico maranzana)

Come si fa a scrivere "tornare a un sano centralisomo"? Tale affermazione nasce (se lo scrivente è in buona fede) dalla non conoscenza della legge [TU 297/94] e, generando confusione, allontana la percezione dell'origine dell'attuale crisi della scuola.

 
01/09/2009 - Marco Campione:uno scettico-credente (Salvatore Ragonesi)

Non si tratta,a parer mio,della opposizione corporativa e burocratica di interessi consolidati o di Viale Trastevere,bensì dei ben più razionali e fecondi ripensamenti di molte persone oneste che in prima istanza avevano accettato quasi acriticamente il nuovo credo autonomistico e che successivamente si sono ricredute,avvertendo le gravi ed insanabili contraddizioni provocate dalla possibile deriva municipalistica.La scuola non è un terreno che si possa abbandonare a se stesso o dissodare sempre con gli strumenti rudimentali dei provvedimenti d'urgenza.Ci vuole più calma,altrimenti si rischia lo spappolamento territoriale denunciato proprio dai centralisti della prima ora,da quelli che per difendere la decenza didattica dal progettismo sconclusionato hanno anche pagato un certo prezzo.D'altra parte,ciò che sta avvenendo oggi,e cioé la macelleria sociale dei precari,dimostra l'incapacità di gestire perfino i fenomeni più elementari con mentalità neoliberista e aziendalista,come quella del Ministro Gelmini e dei suoi più stretti collaboratori. Se non si forniscono prospettive e risposte nazionali,i problemi del reclutamento(ora e sempre in Italia)non possono risolversi,né si possono scaricare sulle regioni e sugli enti territoriali e assistenziali tutte le difficoltà di una situazione incandescente.Sarebbe troppo facile sotto il profilo della finzione comunicativa,ma impossibile sul piano della realtà effettuale.Si ritorni dunque alla compostezza del centralismo scolastico.