BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il primo giorno visto da un prof: più che protestare guardiamo in faccia gli alunni

Pubblicazione:

professoreR375_14set09.jpg

Primo giorno di scuola. Comunque la si metta è un giorno invero strano e sempre nuovo. Stamattina pioveva e, abitando fuori Milano, per raggiungere la scuola ho deciso di prendere il treno. Mentre puntavo assonnato la stazione mi sono ricordato che il treno delle 7.30 mi fa spesso arrivare con dieci minuti di ritardo. E l’anno scorso, qualche volta, è capitato. Ho quindi repentinamente deciso di usare l’auto, ma poi ho visualizzato l’infinita coda di macchine immobili sotto l’acqua. Sono allora tornato a casa e ho preso la moto. E sono arrivato a scuola puntuale e fradicio.

 

Non sono un entusiasta cronico del mio mestiere. E molti studenti a giugno li tollero come le mosche che circondano la mia tavola apparecchiata in campagna. Né mi sono immolato in moto perché avessi rispolverato motivazioni o ragioni personali parcheggiate in qualche angolo dei miei emisferi o perché da giorni vivessi una sfibrante, entusiasta e impaziente attesa del nuovo inizio. Semplicemente, si impone il fatto che il primo giorno di scuola è il giorno dell’incontro con delle facce.

 

La quasi totalità degli allievi esce di casa perché deve farlo e ha ben chiaro che deve passare molte ore in un luogo altamente antitelevisivo quindi, per definizione, probabilmente noioso e poco stimolante. È un luogo cioè dove non si parla sempre e comunque semplicemente perché si vuole comunicare, è un ambiente ove occorre ascoltare, dove si è sollecitati ad apprendere anche facendo fatica. È inoltre un posto dove vigono delle regole e si pone un’autorità. E naturalmente questo è vero anche per il più ideologico dei docenti libertini e progressisti che per poter declamare la sublime gioia di un mondo di eguali senza regole opprimenti, di fatto agisce un ruolo che gli permette declamare i propri sermoni perché normato e normativo. E spesso i ragazzi se li sorbiscono senza reagire.

 

Quale grave difetto arrogarci l’idea che questa nuova generazione di giovani sia per principio peggiore della precedente. Ma tant’è. Oltre e dentro tutto questo, la scuola soprattutto è un luogo, e non sembrano rimanerne tanti, dove è ancora possibile sperimentare la responsabilità della parola. Il peso e il valore delle parole dette a e per qualcuno. Il professore non parlerebbe se non ci fossero le facce degli studenti a cui si rivolge. Ecco perché il primo giorno di scuola è sempre una novità. Per me è la scoperta delle nuove facce che saranno il mio mestiere. E la mia faccia dovrà veicolare qualcosa di così straordinario che se ci si ferma a pensarci un secondo non si può poi che convenire sul fatto che l’insegnamento sia il mestiere più bello del mondo. Cercherò di rendere testimonianza a loro che via sia una profonda convenienza a diventare adulti. Era quindi urgente esserci oggi.

 

Come si potrebbe preferire al primo giorno di scuola una protesta? L’unica protesta che si dovrebbe organizzare è quella contro quanti non ci aiutano a rendere ogni giorno dell’anno bello come il primo giorno di scuola. A volte, noi docenti, vorremmo chiedere un aiuto in questo senso. Vorremmo che la politica, le istituzioni, il mondo sociale e soprattutto le famiglie ci aiutassero in quello che facciamo. Vorremmo organizzarci per una battaglia culturale. Per inscenare un corteo, per distribuire manifesti. Ma finisce spesso che la campanella ci ricorda che delle facce ci aspettano. E che abbiamo qualcosa di importantissimo da fare.

 

(Daniele Primavesi – insegnante di Italiano al Liceo San Raffaele di Milano)



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
21/10/2009 - ringraziamenti (manuela gatta)

In realtà non so perché rispondo a questo commento, stavo cercando qualche consiglio sul primo giorno di scuola, ma voi siete già collaudati! Sono rimasta colpita ed emozionata dalle parole del primo e della seconda insegnante. Io sono in graduatoria, mi hanno inviato un telegramma proprio ieri per chiedermi la disponibilità per una supplenza annuale. Disponibilità? Di questi tempi la disponibilità fa solo ingrassare, per quante ce n'è. Così ora sono in attesa di una risposta dalla scuola e ancora di più, aspetto di vivere quel primo giorno di scuola che spaventa tantissimo chi come me ha solo un ricordo da studentessa. La porta chiusa, tutti quei volti che si aspettano qualcosa, qualunque cosa sia essa noiosa o che riesca a sorprenderli. L'incubo che ho è restare in silenzio e non sapere cosa dire. Durante la Ssis ero terrorizzata, perché ho conosciuto solo persone che erano lì per sbaglio, perchè non volevano che un posto tranquillo in questo mondo e non volevano impegnarsi nel lavoro di otto ore in azienda, ma pensavano di volere il pomeriggio libero per fare altro, come a dire realizzare se stessi. Evidentemente incoscienti, perchè fare l'insegnante non è per niente un posto tranquillo. Però, credo leggendo le vostre parole, che a parte l'emozione, ho scoperto che ci sono persone speciali che amano, anche se duramente, questo mestiere speciale. Spero che di persone così ce ne siano sempre di più.

 
16/09/2009 - educazione (Rita De Cillis)

Gentile Sig Primavesi Ho letto il Suo articolo sul primo giorno di scuola. Quella che Lei indica è l’unica vera motivazione che ti fa affrontare tutte le difficoltà di ogni giorno. Lei ha preso la moto. Io un pò di anni fa il monopattino, sotto la neve e sotto la pioggia. Con la gente che rideva o addirittura si inventava che sui mezzi di trasporto non si potesse portare l’ingombrantissimo mezzo...e più si va avanti e più la situazione peggiora. Quest’anno sono riuscita ad avere tre ore perchè la mia preside ha voluto darmi quello che poteva. La chiamo così, la ‘MIA’ preside, perchè quell’aggettivo supera ogni folle burocrazia. E anche se vengo assunta a settembre e licenziata a Giugno, da un pò di tempo mi sono accorta che quando parlo di Lei, dico così la la ‘MIA’ preside. I problemi sono tanti nella scuola. A cominciare dal selvaggio reclutamento. Convocati due giorni prima in 150, posti disponibili 60. Evviva! Speri che quella prima di te rinunci ma così non incontri l’altro, lo guardi storto perchè hai paura che ti rubi il posto... Insomma vai a scuola e ti dici che si può fare questo lavoro solo per passione o per rassegnazione. Se lo fai con passione hai tutto da guadagnare, perchè gli sguardi dei ragazzi che, questa volta grazie a Dio, rivedi dopo averli lasciati, ti danno tanto e vederli spalancarsi perchè non speravano di rivederti è un’Avvenimento più prezioso dell'oro. Grazie per avermi dato la possibilita di raccontare. Desideravo farlo. Rita De Cillis