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SCUOLA/ Il “no” al minuto di silenzio: si invoca lo Stato solo per “salvarsi” dal privato

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Ma la questione essenziale è quella pedagogica. Qual è il concetto di cittadinanza e quindi di educazione alla cittadinanza che funge da “coiné” nel mondo culturale politico-sindacale che ruota attorno alla scuola? È una melassa dolciastra, che racconta la storia del mondo e degli stati come una lenta, ma inesorabile ascesa verso la pace universale. Kant è il più citato. Il suo libretto “Per la pace perpetua perpetua” – Zum ewigen Frieden – del 1795 ipotizza la costruzione di un assetto giuridico-istituzionale mondiale e dei singoli stati in grado di assicurare la pace mondiale, il governo del mondo. Hegel e i due secoli successivi hanno spazzato via la generosa illusione illuministica del filosofo di Koenisberg. L’illusione del governo mondiale si è riaffacciata dopo il 1989. Le guerre bosniache e l’11 settembre hanno di nuovo fatto terra bruciata. Educare i nostri ragazzi alla cittadinanza significa, in primo luogo, spiegare loro la storia del mondo così com’è, senza la cortina fumogena di un pacifismo artificiale che nasconda gli spigoli, la violenza, i massacri, il fiume di sangue che la attraversa. Se le buone intenzioni di pace universale non vengono confrontate con la realtà, l’effetto è la fuga dalle responsabilità, il contrario dell’educazione alla cittadinanza. Il ruolo della patria deve essere definito in questo contesto mondiale. È possibile e a volte eticamente necessario intervenire con le armi a difesa dei diritti umani calpestati, contro i genocidi ricorrenti in Europa, in Africa, in Asia. L’art. 11 della Costituzione, scritto in un’altra epoca, vieta la guerra di aggressione, non le missioni militari in difesa di uomini e donne calpestati e oppressi. Il nostro Paese si è assunto delle responsabilità nel mondo. I nostri ragazzi devono essere educati ad assumersi responsabilità in un Paese, che si assume responsabilità nel mondo, insieme ad altri. Serve, per questo, una lunga e radicale battaglia culturale tra gli insegnanti e i dirigenti.



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COMMENTI
26/09/2009 - INCIVILI VENGANO SOSPESI (Z sara)

E questi sarebbero gli insegnanti che preparano i nostri figli ad essere buoni cittadini? Esiste il reato di "offesa alla Patria"? Andrebbero sospesi questi incivili che per il ruolo che ricoprono hanno pure il potere di trasmettere il loro scarso senso dello Stato ai nostri figli.

 
24/09/2009 - Una mancata lezione di educazione civica (Salvatore Ragonesi)

Giovanni Cominelli pone divese questioni con la solita profondità.Egli manifesta giustamente la sua indignazione e non comprende l'opposizione dei dirigenti scolastici e dei docenti delle regioni del Nord al minuto di silenzio richiesto dalla circolare ministeriale della Gelmini per i nostri soldati uccisi a Kabul,poiché si tratta probabilmente degli stessi dirigenti e docenti che poi invocano la presenza dello Stato "centrale" contro i vari tentativi di privatizzazione della scuola.La coerenza non sarebbe più una virtù!Qui si entra realmente in una grave contraddizione e si finisce con l'accettare l'antistatalismo leghista anche sul piano civico e pedagogico.L'educazione alla cittadinanza non può prescindere,infatti,dall'adesione ai valori condivisi ed ai sentimenti profondi della comunità nazionale.Essa comporta necessariamente momenti di forte partecipazione e persino di comunanza non solo linguistica e culturale,ma anche ideale e sentimentale.Anche Carlo Cattaneo avrebbe accettato,con le sue considerazioni sulle "menti associate"(poco note purtroppo ai leghisti)e soprattutto con il suo illuminismo autentico,il legame che stringe patriotticamente la comunità nazionale:"la patria[italiana]è come la madre". Ma al bravo Cominelli devo far notare che l'illuminismo autentico,come per esempio quello di Emanuele Kant,non è una "melassa dolciastra" che serve ad evitare la fatica del conoscere e del fare con l'utopia cosmopolitica e cooperativa della pace pertpetua.

RISPOSTA:

Vero, non è Kant a confezionare la melassa dolciastra. Anche perchè, all'epoca, il mondo uscito dalla pace di Westfalia nel 1648 e scosso qua e là periodicamente dalle guerre dinastiche, appariva ed era assai più governabile di quello attuale. E' il pacifismo no global dei nipotini presunti di E. Kant il problema. (Giovanni Cominelli)

 
23/09/2009 - In che razza di paese viviamo? (Adriano Sala)

Se un organo dello stato da' una disposizione, dobbiamo obbedire. Se non ci piace possiamo sempre dare le dimissioni: non ce lo ha ordinato il medico di lavorare sotto la pubblica amministrazione. Ma che razza di paese è questo, nel quale i funzionari sono retribuiti dallo stato ma possono permettersi di fare quello che vogliono? Quale organizzazione può reggere se ognuno può decidere di fare quello che crede? I presidi che hanno agito in contrasto con le disposizioni devono essere sanzionati. Nessun cambiamento sarà possibile finché ognuno potrà fare impunemente a modo suo.

 
23/09/2009 - Onore agli eroi (adele vitale)

Al di là di ogni ragione pedagogica, filosofica, politica, come uomini, genitori, fratelli dovremmo tutti aver sentito dentro il bisogno morale di concedere un minuto del nostro frenetico tempo al pensiero di quei ragazzi che hanno sacrificato la vita, consapevoli di questo rischio, per la pace, la libertà e la democrazia di ogni Paese. E' vergognoso il fatto che qualcuno, per di più dirigente scolastico, si sia sottratto volutamente a quest'obbligo morale. Adele Vitale - Dirigente Scolastico in Abruzzo

 
23/09/2009 - Il silenzio educa i nostri figli. (claudia mazzola)

Ma quale lotta politica. Un minuto di silenzio per pietà di chi non ha capito che quei soldati stanno difendendo anche i nostri bambini che possono andare a scuola in pace!

 
23/09/2009 - scuola terreno di lotta politica (nicola itri)

Sono perfettamente d'accordo con la tesi di Cominelli. Il ministro Gelmini, ad inizio d'anno scolastico, aveva diffidato gli insegnanti ad usare la scuola come terreno di lotta politica e subito, in occasione della tragica scomparsa dei sei militari in Afghanistan, fatto che avrebbe dovuto unire le coscienze di chi è chiamato ad educare, si sono levati i distinguo, le proteste velate, l'uso strumentale della scuola come terreno di lotta politica. Inoltre è stato "messo in soffitta" il dovere civico che ogni insegnante dovrebbe avere di rispettare le leggi e le circolari dello stato italiano.