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SCUOLA/ Valditara (PdL): i "cattivi maestri" di quell’ideologia che cancella democrazia e libertà

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Crede che questa particolare protesta, quella di non rispettare il minuto di silenzio, sia legata alle polemiche relative ai tagli effettuati dal ministero dell’Istruzione o sarebbe comunque sorta?

 

No, questa è puramente politica ideologica il ministro non c’entra un granché. Credo che se si fosse trattato di altri ministri o altri governi ci sarebbero stati comunque insegnanti o altri dirigenti scolastici a protestare. Si tratta di persone che evidentemente vivono la scuola in modo molto ideologizzato. Questo specifico episodio infatti è frutto di un atteggiamento culturale. L’obiettivo non è il ministro o il governo, se non di riflesso. Tale impostazione ideologica crea spessissimo situazioni inaccettabili che travalicano il confronto politico. È pura insensibilità nei confronti di quei valori che fondano la nostra Repubblica.

 

Sorge però un problema: si può obbligare qualcuno a fare un minuto di silenzio? Non si rischia uno Stato autoritario?

 

Si tratta di trasmettere dei valori di riferimento, non si tratta di ubbidire a un ordine. Trovo in verità molto grave non tanto il fatto che qualcuno non abbia ascoltato l’invito del ministro a celebrare il minuto di silenzio, ma che abbia pubblicizzato la sua protesta e polemizzato apertamente su questo punto.

Un insegnante può anche rifiutarsi di celebrare un minuto di silenzio alla memoria di qualcuno. Personalmente non capirei comunque il motivo, mi sembra qualcosa di disumano non compiangere i morti, ma comunque non sono faccende che mi riguardino e tanto meno che riguardino lo Stato. Però utilizzare la propria coscienza per organizzare una polemica e negare la bontà di certi valori è un comportamento molto grave da parte di impiegati dello Stato.

 

Si può immaginare una simile protesta in un’altra nazione?

 

Non credo proprio. Prendiamo ad esempio gli Stati Uniti d’America, che hanno un’eccezionale tradizione democratica. Negli Stati a governo democratico, dove governano gli “amici” di Obama, gli insegnanti sono obbligati a cantare in classe l’inno nazionale insieme agli studenti, a onorare la bandiera e, all’inizio delle lezioni, spesso e volentieri si esegue l’alzabandiera. Nessuno trova disdicevole questo tipo di atteggiamento, anzi. Figuriamoci se queste procedure si svolgessero da noi.

 

Qual è il senso del minuto di silenzio come strumento educativo?

 

Innanzitutto la solidarietà fra cittadini  è un valore che va insegnato. Ovviamente comprendo anche i cittadini immigrati che questa solidarietà devono riceverla e anche darla a loro volta. Una solidarietà che va dimostrata nei confronti di chiunque lavori per la crescita della nostra nazione. In secondo luogo sarebbe stato un gesto di riflessione, di domanda sul senso della nostra missione in Afghanistan. Occorre che i giovani comprendano che non siamo andati a occupare uno stato e tantomeno siamo lì per sfruttarlo. Il senso della missione e della morte dei nostri soldati consiste nell’evitare che l’Afghanistan torni ad essere una piattaforma di lancio di imprese terroristiche, divenga un centro di addestramento per i  terroristi che fino a pochi anni, ricordiamoci l’11 settembre, fa potevano agire indisturbati disponendo inoltre di risorse illimitate, quelle provenienti dal narcotraffico. Non solo dunque noi andiamo là per appoggiare un governo democraticamente eletto dagli afghani, ma soprattutto per difendere la nostra libertà e la nostra democrazia. È grave che a scuola si faccia di tutto per impedire questa consapevolezza.



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COMMENTI
27/09/2009 - Il ritorno alla democrazia scolastica (Salvatore Ragonesi)

L'intervento del senatore Giuseppe Valditara,noto intellettuale e docente universitario,integra le considerazioni che su queste pagine sono state svolte nei giorni scorsi(vedi Il Sussidiario di mercoledì 23 settembre).La sua proposta di attribuire "maggiore libertà" di scelta e maggiori poteri di iniziativa al ministro della pubblica istruzione sia per le titolazioni delle scuole che per la somministrazione diretta di sanzioni disciplinari nei confronti dei docenti,ovviamente attraverso gli organi della burocrazia ministeriale "centrale",fa riflettere sulla necessità impellente di rivedere i contenuti,le possibilità ed i limiti dell'autonomia scolastica,prima che sia troppo tardi.La politica federalistica dei governi di destra e di sinistra degli ultimi tempi ha spalancato un abisso di illiceità cui bisogna adesso porre un rimedio interpretativo e attuativo,senza provvedimenti estremi,ma semplicemente rimettendo in vita le note di qualifica per tutti,applicando la normativa raccolta nel testo unico del 1994 e procedendo con le dovute sanzioni per educare all'espletamento completo e leale del servizio pubblico.Il senatore Valditara non avrebbe bisogno di escogitare altri percorsi educativi e sanzionatori,se volesse riscoprire e rimettere in vigore,subito,un tale complesso,già pronto e sperimentato,di norme democraticamente e pedagogicamente responsabilizzanti,capaci di far valere il criterio della liceità e dell'omogeneità dei comportamenti su tutto il territorio nazionale.

 
25/09/2009 - La gerarchia delle norme giuridiche (enrico maranzana)

L'on. Giuseppe Valditara, che insegna diritto all'università, riflette sulla mancata applicazione delle disposizioni ministeriali impartite con una circolare e ritiene, per la forma della direttiva, "non grave" la sua mancata applicazione. Sarebbe opportuno, vista la cultura di cui è portatore il senatore, che la Sua attenzione si spostasse sull'insubordinazione sistematica della scuola rispetto alla legge [T.U. 297/94]: i dirigenti scolastici non hanno mai inserito negli O.d.G. degli organismi collegiali adempimenti obbligatori, impedendo le attività formative e quelle educative. All'indirizzo www.matematicamente.it nella sezione didattica, col titolo “Il problema scuola, errori, elusioni e omissioni sono all'origine del disservizio”, sono indicate alcune cause dell'attuale situazione scolastica.