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SCUOLA/ Carriera dei docenti: diamo agli insegnanti una professione, non giochi di parole

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Cambiare quella paroletta, riconoscere finalmente la professionalità degli insegnanti senza affidarsi a intorcimenti linguistici e sintattici, senza giocare (sporco) sulla tensione tra una definizione normativa e ciò che l’insegnante è (o dovrebbe essere) penso possa essere un obiettivo a portata di mano. Con tutte le conseguenze del caso: dalla conquista di un’area contrattuale autonoma, alla realizzazione piena dei principi di libertà di insegnamento, a una retribuzione che ritorni alla premialità. Parlare di professione significherebbe chiudere un altro capitolo aperto dall’ideologia egualitarista sessantottina che pretese a partire dal 1974 la cancellazione del “concorso per merito distinto” e delle note di qualifica necessarie per accelerare o ritardare l’automatismo perverso degli scatti biennali, senza che una nuova premialità sostituisse istituti magari obsoleti. Non si tratta di tornare a un improbabile passato, valutando gli insegnanti solo sulle proprie conoscenze disciplinari e non sulla capacità di trasmettere queste conoscenze e di “fare segno”. Ma di cercare sistemi moderni ed efficaci. L’orologio sta, infatti, correndo. La legge 133, all’articolo 64, prevede che «una quota parte delle economie di spesa» realizzate attraverso gli interventi di razionalizzazione delle spese dell’istruzione «è destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall'anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico». Il rischio che, in assenza non solo di criteri precisi, ma di un inquadramento “filosofico” che muti la funzione in professione, le risorse vengano risucchiate in una redistribuzione sindacalburocratica, è effettivo. Occorre sventarlo. A partite da una paroletta.



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COMMENTI
29/09/2009 - La Funzione docente era pubblica (Salvatore Ragonesi)

Dopo tanta abbondanza di commenti più o meno favorevoli all'uso del termine "professione" riferito all'attività del docente,ritorno alla questione storico-linguistica sollevata da Max Bruschi con i suoi "intorcimenti" che hanno creato molta confusione e persino costretto qualcuno ad impartire una dubbia lezione di filologia.Si trattava semplicemente di spiegare perché il legislatore scolastico avesse preferito "funzione" a "professione" per designare l'attività del docente.Nel dibattito non sono entrate minimamente in azione le motivazioni pedagogiche che furono avanzate in quel tempo(vedi,per esempio,i saggi assai chiari e penetranti sul tema di Ernesto Codignola,Aldo Visalberghi,Francesco De Bartolomeis,Aldo Agazzi,ecc.)in cui si volle sostituire agli apriorismi tradizionali ed ai pregiudizi idealistici un vocabolario più critico e costruttivo,senza tuttavia abbassare la tonalità dell'impegno educativo.Capisco che adesso si tende a privatizzare la scuola privilegiando la professionalità,ma nella storia del rapporto pedagogico e del diritto scolastico la Funzione docente rispondeva meglio ad esaltare la titolarità di un potere-dovere giuridico-pubblico,anziché quella di una mera competenza professionale di marca strettamente privatistica.La ricerca pedagogica a quel tempo dettava i ritmi giuridici ed imponeva il suo linguaggio,come del resto faceva nella determinazione dei sani valori gerarchici ai fini della progressione di carriera e della promozione per vero merito.

 
28/09/2009 - Professione docente = Professione intellettuale (Elio Fragassi)

Nel corso della mia lunga esperienza didattica mi sono sempre più convinto che l’azione educativa è un processo biunivoco, un legame tra chi ha appreso e chi deve apprendere. Insegnare significa passare ad altri il testimone delle conoscenze, attivare un processo di feedback tendente a suscitare la nascita di un pensiero nuovo, diverso e libero. Perché ciò avvenga sono necessari e fondamentali la disponibilità al colloquio e il democratico riconoscimento dei differenti ruoli senza alcuna mistificazione o commistione. Ed è qui, in questo confronto continuo, in questo continuo mettersi in gioco, in questa trasparenza ed onestà di pensiero che stanno sia le difficoltà sia la bellezza della professione docente. Dare forma ad una personalità non è come assemblare un frigorifero, modellare una macchina o cliccare un tasto del mouse ma dare ad ognuno consapevolezza di se stesso e delle proprie capacità. Proprio per questa sua particolare importanza e delicato campo di applicazione penso che tale “professionalità” debba essere ben inquadrata evitando qualsiasi mistificazione, anche verbale, e sovrapposizione di ruoli e/o professionalità.

 
28/09/2009 - come snaturare la prfessionalità docente (enrico maranzana)

"realizzazione piena dei principi di libertà di insegnamento e una retribuzione che ritorni alla premialità":sono questi i fondamenti di una professione che, avendo a fondamento la persona umana, ha caratteri squisitamente progettuali? Sono questi i caratteri di una professionaltà la cui efficacia nasce dall'unitarietà di intenti di quanti partecipano alla realizzazione di una cammino comune finalizzato alla piena formazione umana? Sono questi i caratteri dell'attività educativa che è gratificante per quanti valorizzano il rapproto persona-persona?

 
28/09/2009 - Insegnanti: professionisti e intellettuali (Sandra Gavazzi)

È proprio vero che le parole plasmano la cultura. Ricordo di essere rimasta colpita dal fatto che mentre nella scuola se vuoi presentare qualcuno “bene” lo chiami dottore o dottoressa, nel mondo accademico dottore e dottoressa sono i “giovani” che ancora non sono “professori” e quindi essere professore è più che essere dottore. Nella scuola abbiamo gli insegnanti: a questa categoria appartengono maestri e professori di scuola secondaria. Termini forse superati? Non so, forse sì, perché per insegnare in ogni ordine di scuola ora bisogna essere laureati. Tutti dottori e dottoresse che insegnano (molti dei precari di oggi - conosco bene quelli che insegnano discipline scientifiche – sono dottori perché laureati e, molti, anche dottori di ricerca). Professionalità non riconosciute: per esempio biologi, chimici, geologi che insegnano. Certo la professionalità “nell’insegnare” si acquista nel tempo, in periodi che possono essere diversi nei vari individui, e con tanta esperienza. Questa la ragione di una carriera docente. Essere insegnanti non vuol dire essere missionari e la professionalità deve essere riconosciuta anche a livello economico. Funzione docente? Richiama alla mente qualcosa che qualcuno fa al posto di altri: svolge la funzione di … chi? Ben venga l’osservazione di Bruschi e allora il titolo poteva essere «Carriera dei docenti: riconosciamo la professionalità degli insegnanti». Sì, perché gli insegnanti la professionalità già la possiedono!

 
28/09/2009 - La nobiltà della funzione docente (Salvatore Ragonesi)

Gli "intorcimenti linguistici" di cui parla Max Bruschi hanno il loro risvolto pratico e ideologico,ed è perciò necessario ricostruire storicamente e far rivivere la realtà effettiva e non quella immaginata e desiderata o semplicemente presupposta. Quella "paroletta" non era stata trovata a caso,ma proprio per evitare,nel tempo in cui si affrontava il problema della riqualificazione dell'attività docente,l'analogia con qualsiasi forma di "lavoro" impiegatizio e più o meno subordinato.Anche la "professione",a ben vedere, non è del tutto autonoma e indipendente,ma il più delle volte è legata organicamente ai desideri ed agli interessi immediati del "cliente".La "funzione" esprimeva invece tutta la nobiltà e la libertà dell'impegno pedagogico e didattico,cui la professionalità e l'appagamento del cliente nulla potevano aggiungere,tranne forse l'idea abbastanza pragmatica di una forte strumentalità del fare specifico.Ed è stato contro la volgare strumentalità che si è posta la purezza missionaria del docente,al quale veniva vietato qualsiasi mercimonio e la cui carriera era contrassegnata da promozioni morali e intellettuali,prima che economiche.Ed il rispetto di quella figura era garantito proprio dalla "funzione" liberamente espletata.L'abbattimento di quella funzione prestigiosa è stato il capolavoro della borghesia cialtrona che ha sempre rifiutato lo studio e la disciplina intellettuale e che ha prodotto il contro-sessantotto violento,anticoncorsuale e antimeritocratico.

 
28/09/2009 - Tocca al Governo (nicola itri)

Sono anch'io d'accordo nel recupero della parola funzione, più corrispondente al lavoro dell'insegnante, rispetto alla parola professione. Quanto all'uso dei risparmi per i tagli del personale di questi anni per premiare maggiormente il merito di ciascun docente, evitando il rischio di una "ricaduta a pioggia" su tutti, credo che la principale responsabilità per avviare questo processo tocchi al Governo.

 
28/09/2009 - professione docente (Anna Di Gennaro)

Condivido la proposta di sostituire il termine "funzione". La locuzione in oggetto ridarebbe altresì dignità alla categoria degli insegnanti, notoriamente svilita dagli stereotipi dell'opinione pubblica. Trovo invece poco adatto il desueto verbo "trasmettere" che rimanda ad una modalità decisamente obsoleta dell'insegnamento/apprendimento. Utilizzerei il verbo "comunicare", maggiormente incisivo, che renderebbe meglio la relazione educativa.