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SCUOLA/ Il preside: il mio collega di Napoli paragonato a Hitler? Un insulto alla ragione

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Penso che il punto di tutta la questione sia questo: osservare con un giudizio critico ciò che sia più o meno ragionevole. Se fosse questa la prospettiva dell’analisi, se la domanda andasse a chiedere la ragionevolezza o meno di un provvedimento, si smonterebbero la maggior parte delle questioni, delle controversie e degli “scandali” giornalistici. Nella scuola il sussistere delle regole è importante, vitale per il funzionamento di una macchina complessa, sempre che – e qui viene la seconda notazione – alla ragionevolezza dell’indicazione segua una cura estrema dell’informazione.

Il processo comunicativo è talvolta reso impossibile dagli estremi livelli di burocrazia, questo è vero. Se si correggono un po’, si può concentrare l’attenzione sull’azione di pubblicizzazione e di condivisione delle regole, che precorre la riflessione intorno al problema se valga la pena o meno seguirle.

Sempre a patto che ciò che viene chiesto abbia una ragione chiara, ovviamente.

La scuola di questi ultimi anni ha fortemente insistito su alcuni capisaldi statutari regolativi (Statuto delle Studentesse e degli Studenti, Patto di Corresponsabilità Educativa…) bloccandosi spesso alla formalizzazione di atti dovuti. Le carte fondanti possono esistere, la scuola – però – chiede la presenza costante di adulti (docenti, personale e genitori) che dimostrino, ora dopo ora, la ragione di ciò che è chiesto, sia esso uno studio impegnato e critico o l’entrare in classe in orario.

 

(Giancarlo Sala, preside del liceo classico e scientifco "Banfi" di Vimercate)



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COMMENTI
02/10/2009 - Regole e buona educazione (Luigi Frau)

Da padre di famiglia posso solo auspicare una moltiplicazione di presidi e direttori didattici di tal guisa, che facciano terminare la prassi di sessantottiana memoria che a scuola tutto si può fare o non fare a discapito di studenti e professori di buona volontà ed impegno.