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SCUOLA/ Il preside: il mio collega di Napoli paragonato a Hitler? Un insulto alla ragione

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Il recente episodio del preside del liceo classico Umberto di Napoli, paragonato a Hitler in quanto ha “rispolverato” il regolamento d’istituto, nel tentativo di rimettere ordine nella vita della scuola, mette in evidenza il difficile lavoro di un dirigente scolastico. Proporsi di far rispettare le regole e creare un clima di lavoro sereno e condiviso può essere considerato da alcuni un intervento autoritario e formale.

Il valore di una regola di vita scolastica è, in sé, identico a qualsiasi altra regola che viene data e condivisa. È, insomma, paragonabile al divieto di fumo nei locali pubblici o al rispetto di un limite di velocità. La differenza è che si tratta di scuola, cioè di un luogo nel quale attori diversi si impegnano in un percorso formativo ed educativo e non è facile immaginarsi in un’aggregazione di persone che si muova senza regole. La scuola fa più notizia se al centro dell’osservazione ci sono situazioni limite. Questi anni ci hanno anche abituato alla scuola sbattuta in prima pagina di rimbalzo dai siti di YouTube o da vicende pruriginose.

È meglio però, se abbandoniamo quest’ultima flessione del discorso e torniamo alla questione in sé delle regole e della scuola, richiamati anche da una regola sonora di avvio del lavoro, la campanella. Nessuno mai l’ha voluta abolire e in tutto il mio permanere a scuola credo di avere sentito solo una volta un’ipotesi di sabotaggio da parte di un koordinamento studenti. Ma erano altri tempi. La campanella è una regola e la sua presenza a scuola è ragionevolmente accettata.

 

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COMMENTI
02/10/2009 - Regole e buona educazione (Luigi Frau)

Da padre di famiglia posso solo auspicare una moltiplicazione di presidi e direttori didattici di tal guisa, che facciano terminare la prassi di sessantottiana memoria che a scuola tutto si può fare o non fare a discapito di studenti e professori di buona volontà ed impegno.