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SCUOLA/ I precari protestano. Ma quanti sono esattamente?

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I sindacati confederali stimano che in seguito all’applicazione del Piano programmatico del Ministro Gelmini (settembre 2008), nel quale erano iscritte le linee guida della successiva azione governativa, concernenti: la revisione degli ordinamenti scolastici; la riorganizzazione della rete scolastica e la razionalizzazione delle risorse umane delle scuole, sarà bloccata la riassunzione di circa 25/30.000 unità di personale tra insegnanti a tempo determinato e personale Ata (bidelli, segretarie e tecnici scolastici). I docenti supplenti che, dopo anni di incarichi, resteranno a casa senza stipendio sarebbero quasi 18.000.

Una prima osservazione riguarda il fatto che siamo su livelli decisamente più bassi rispetto ai dati diffusi dalla Cgil qualche mese fa che facevano riferimento alle difficoltà di 130.000 docenti precari e 75.000 precari non docenti impegnati nella scuola. 

Ad ogni modo, sempre di persone che vedono allontanarsi la possibilità di un posto fisso si tratta. Ma da quali tagli risulterebbe il numero cui si è accennato?

Da una combinazione tra rideterminazione dell’organico e riconduzione di tutte le cattedre di scuola secondaria a 18 ore, come è previsto dal Contratto di lavoro sottoscritto anche dai sindacati.

Lo Schema di regolamento relativo alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione (“Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”) è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in data 27.2.2009. La nuova normativa introduce, a partire dall’anno scolastico che sta per cominciare (2009-2010), il modello dell’insegnante unico secondo le differenti articolazioni dell’orario scolastico settimanale a 24, 27, e sino a 30 ore, nei limiti delle risorse dell’organico assegnato, e conserva il modello delle 40 ore, corrispondente al tempo pieno.

Risulta cancellato il modulo e il sistema delle compresenze: una manovra che prima o poi doveva essere attuata, sebbene comporti non poche difficoltà per le scuole a rientrare in questo schema. I sindacati parlarono di un effetto corrispondente a circa 15.740 docenti in meno nella scuola primaria per il 2009-2010.

Il Piano programmatico del Ministro Gelmini prevedeva una riduzione dell’organico di scuola primaria con il solo orario obbligatorio di 10.000 unità, a cui devono esserne aggiunte 4.000, risultanti dalla riduzione degli insegnanti specialisti lingua inglese. Ci sono però anche gli esuberi, pari a circa 6.000 soprannumerari di ruolo, che dovrebbero garantire un’estensione del tempo pieno.

Quanto ai docenti di scuola secondaria di I grado, il contenimento fissato dal Piano era di circa 17.000 unità per il 2009-2010 (tra rideterminazione dell’organico e riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore). Il numero proclamato dai sindacati era di 16/17.000 unità.

Ora, come s’è accennato, le cifre complessive si sono ulteriormente ridotte, segno di una capacità delle scuole, se vogliono, di concepire la propria autonomia anche come difesa degli organici esistenti. 

Il precariato è comunque la drammatica conseguenza di un sistema di reclutamento, a cui per anni l’amministrazione centrale con il complice sostegno dei sindacati (confederali in testa) ha ancorato il rapporto tra domanda e offerta di lavoro, che si potrebbe definire per lento scivolamento dalle graduatorie degli abilitati al posto a tempo indeterminato (i concorsi si sono diradati), per cui nella scuola si è avuto accesso sulla base della composizione delle cattedre (arte nella quale i sindacati sono maestri) più che sui numeri effettivi degli alunni.

La cosa ha egregiamente funzionato in un periodo di vacche grasse; ora che la scuola in parte ha cessato di essere un bacino di occupazione funziona molto meno.

Bisogna ricordare, ad ogni modo, che la cifra media di alunni per insegnante (circa 10.7 in Italia; tra i 12 e i 15 in Europa) fu posta sotto i riflettori di una politica scolastica che mirava alla razionalizzazione degli organici dal “Quaderno bianco sulla scuola”, pubblicato nel settembre 2007 a cura dei ministri dell’Istruzione e dell’Economia del governo Prodi: Fioroni e Padoa-Schioppa. In questo documento si precisava che «l’elemento dominante della maggior spesa pubblica per studente della scuola italiana si conferma il rapporto insegnanti/studenti». Si auspicava, dunque, la «diminuzione di un punto nel rapporto insegnanti/studenti (…) che determina una riduzione di circa 70mila unità nel fabbisogno insegnanti».

Le attuali misure di riduzione del personale sono l’applicazione degli stessi criteri (per certi aspetti imprescindibili da un qualunque discorso nuovo sulla professione docente) e tra l’altro messe in pratica non tramite la forma del “licenziamento”, come sbandierato talvolta da formazioni politico/sindacali molto legate alle vecchie logiche assistenzialistiche, bensì utilizzando i pensionamenti e il blocco parziale del turn-over. 

L’analisi della situazione del precariato non sarebbe completa se non si tenesse conto, inoltre, di due dati di fatto molto importanti.

Il primo riguarda le assunzioni a tempo indeterminato di personale scolastico che, in attesa del completo prosciugamento delle graduatorie provinciali degli abilitati, continuano ad essere operative per alcune classi di concorso. Per l’a.s. 2009-2010 la previsione è di immettere su posti fissi 8.000 unità di personale docente, più altre 8.000 Ata.

La seconda novità è offerta dai “contratti di disponibilità”, di cui è imminente la sottoscrizione a cura di Ministero dell’Istruzione, Ministero del Lavoro, Inps e Regioni per estendere al personale precario della scuola (personale docente ed Ata), gli ammortizzatori sociali consistenti nel sostegno al reddito nella misura dell’80% della retribuzione per la durata di 8 mesi, relativamente ai periodi non lavorati. La condizione per accedere al sostegno al reddito, sarebbe quella di vantare 52 settimane lavorative nell’anno in corso più 2 settimane nel biennio precedente.

Si tratta in totale di numeri significativi che potrebbero comportare una soluzione almeno parziale della difficile situazione in cui versano tanti lavoratori della scuola.

Da tutto questo si deduce che per affrontare seriamente il problema del precariato occorre, sulla base di una comprensione storica del fenomeno che impedisce di attribuire a vanvera colpe e responsabilità, far convergere energie e responsabilità su una strategia che oltre a prendere in considerazione l’oggi, mira a impedire che il fenomeno, domani, si riproduca all’infinito.



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COMMENTI
06/09/2009 - La qualità dell'insegnamento (SILVIO GORI)

La ragione di esistere della scuola è il rapporto fra un docente e un discente; o due gruppi di essi. Il resto èorganizzazione. 1) A che servono 3 ATA ogni 5 docenti? se un docente ha in media 10,7 allievi, abbiamo una persona dell'organizzazione (che non entra in classe)ogni 15. Che dicono le statistiche europee in proposito? 2) In Francia esistono 15mila ispettori e ogni insegnante riceve una visita di una mezz'ora ogni anno, per discutere di diattica (e di eventuali aumenti di stipendio). Una volta tra i nostri ispettori c'era gente come Carducci, Pascoli, la Montessori... Adesso? 3) Nelle indagini OCSE la nostra scuola elementare risultava una delle migliori in Europa; la scuola elementare è stata modificata; gli altri livelli sostanzialmente no. 4) E ha senso passare da una scuola elementare con un insegnante (unico) a una scuola media dove ci sono 13 insegnanti? Ciascuno col proprio orticello da difendere e col proprio libro/i di testo? Forse deriva anche da questo l'eccessivo costo dei libri? E l'efficacia didattica di chi vede una classe per 2/3 ore la settimana mi sembra debole; cosiderando che l'alunno diligente dovrà seguire contemporaneamente 13 corsi, ricordare 13 facce e caratteristiche degli insegnanti, etc. Ma l'importante è promuovere, non insegnare! 5) E poi l'impostazione di base, è stata scritta nel 1923!

 
05/09/2009 - Problema storico (Daniele Fiori)

Cari colleghi e cara redazione, il problema del precariato è come dice anche l'articolo "storico" e bisogna gestire il fenomeno,tenendo conto della razionalizzazione delle risorse che della revisione del reclutamento. Ora, togliere le compresenze alla scuola primaria non è a mio avviso una mossa giusta, in quanto lavorare per piccoli gruppi serve a colmare il "gap" fra alunni più preparati ed alunni con problemi di apprendimento. Posso essere d'accordo in sostanza sul "maestro prevalente", più che unico e sull'insegnamento di meno materie rispetto a quelle previste (ne parlava anche il ministro Fioroni). Quanto alla secondaria, essendo docente di materie letterarie, posso dire che ci sono a mio avviso settori in cui è possibile eliminare alcune anomalie esistenti: ITP che accompagnano docenti materie tecniche (basta un buon tecnico di laboratorio), docenti di sostegno per casi gravi o gravissimi in cui, vedo certi miei colleghi, è impossibile agire a livelli didattico, compresenze che alle superiori non servono come alle elementari.Il reclutamento è un argomento molto complesso, seguire la strada della meritocrazie è giusto, ma servono anni e i passaggi vanno gestiti con cautela. Comunque, bisognerebbe limitare alcune "corsie" capeggiate anche da sindacati: doppi canali, trsferimenti e assegnazioni provvisorie continue, legge 104 a volte mal interpretata e applicata, passaggi di ruolo e di cattedre di colleghi che non hanno insegnato un'ora in quella classe di concorso ecc

 
03/09/2009 - DIRITTI E DOVERI (Z sara)

Diritti, diritti, diritti! E' questo che avete insegnato alle nuove generazioni dimenticandovi che i diritti non esistono senza i doveri. Ma dove vivete? Lo volete capire o no che le condizioni "ambientali" sono cambiate e quindi e' indispensabile modificare la rotta e far fare a qualcuno qualche sacrificio per il bene della collettivita'. Siamo entrati in una nuova era e prima ce ne rendete conto, prima aggiustiammo le aspettative, prima ci diamo da fare per ricercare soluzioni alternative, invece di perdere tempo a correre appresso a diritti molto personali che, in questo momento storico, sono in chiaro contrasto con il bene della collettivita'. Proprio non capisco, mai una volta che qualcuno protesti quando i diritti, quelli fondamentali,i diritti umani, patrimonio della nostra civilta', vengono violati! E' proprio questo egoismo esasperato che ha contribuito a portarci dove siamo oggi. Ben ci sta.

 
03/09/2009 - i precari protestano (daniela rolfi)

Bravo Simone!! Finalmente qualcuno che parla in difesa dei precari. Ma che ne possono sapere tutti coloro al di fuori del mondo scolastico? Che ne sanno dei sacrifici fatti per anni da un precario, e non solo economici, per raggiungere sedi disagiate, cambiare ogni anno scuola, lasciare colleghi ed alunni . Che ne sanno cosa significa arrivare a 47 anni ancora da precaria, dopo aver conseguito titoli, superato un concorso, lavorato dando l'anima per gli alunni? Sanno solo commentare che ci voleva questa pulizia poichè gli insegnanti italiani sono una massa di incapaci. Possibile che nessuno sia riuscito a capire che i tagli non sono dovuti alla incapacità di insegnamento dei docenti italiani ma che è semplicemente una manovra economica?? Ora si parla di ammortizzatori, non sarebbe meglio regolarizzare tanti insegnanti in attesa da anni del ruolo? Io spero che qualcosa succeda perchè ormai non abbiamo più nulla da perdere e questo sarà un autunno MOLTO caldo!!!!!!

 
03/09/2009 - Ma che laurea hanno? (Adriano Sala)

Oltre a chiedersi quanti sono (domanda sacrosanta), sarebbe bene chiedersi che titolo di studio possiedono i precari. Dalla risposta dovrebbero emergere due situazioni. La prima porterebbe a stabilire quanti disoccupati o sotto occupati avremo in futuro. La seconda dovrebbe scoraggiare gli studenti a conseguire le cosiddette "lauree deboli": lettere, storia e filosofia, lingue, ecc. Già qualche anno fa era noto che in base all'indice di rotazione degli insegnanti occorrevano 54 anni per ottenere una cattedra di lettere, mentre ne bastavano solo 4 per una cattedra in discipline tecniche. C'è da sperare che i ragazzi smettano di iscriversi a corsi di laurea senza futuro e che molti precari smettano di lamentarsi: chi è causa del suo mal ... Adriano

 
03/09/2009 - Chi parla a vanvera? (simone borri)

Caro Foschi, se c'è uno che parla a vanvera è proprio lei in questo articolo. Lei cita tra i fatti importanti ad esempio l'assunzione in ruolo di 8.000 insegnanti. Lei sa che il numero di assunzioni programmate *per legge* avrebbe dovuto essere di circa 75.000 unità? Il ministero ha quest'anno deciso di assumere solo il 10% degli insegnanti aventi diritto alla cattedra: i posti che le ho citato sono su cattedre realmente esistenti e scoperte, che saranno coperte quest'anno da supplenti invece che da insegnanti assunti a tempo indeterminato (come dovrebbe essere). Sa che diverse associazioni, tra le quali il Codacons, hanno proposto ricorsi al TAR del Lazio per ottenere il numero di assunzioni realmente programmate per legge? Allora, hanno o no diritto di protestare i precari che si vedono negare un diritto dallo stato (che i diritti li dovrebbe tutelare)? Cordialmente, Simone