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SCUOLA/ I precari? La rivoluzione viene dal patto Gelmini-Formigoni

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Non è un intervento di assitenzialismo, né un “rattoppo tardivo” come alcuni vanno definendolo. L’accordo siglato tra Regione Lombardia e ministero dell’Istruzione è quanto di più innovativo possa esservi per rendere più efficiente il sistema scuola del nostro territorio. Saranno un massimo di duemila gli insegnanti e gli operatori ATA che lo scorso anno hanno lavorato con contratto a tempo determinato per supplenze annuali e che saranno reimpiegati quest’anno per rendere più ricca e all’avanguardia l’offerta formativa delle scuole lombarde. Dall’attività di orientamento a quella contro la dispersione scolastica, dal recupero e approfondimento disciplinare al supporto nell’inserimento di studenti stranieri all’accompagnamento dei ragazzi disabili: saranno questi i temi su cui si cimenteranno i cosiddetti precari reintegrati con l’accordo Gelmini-Formigoni.

La partnership tra governo e Regione Lombardia suggellata ieri segue quanto annunciato nelle scorse settimane dal presidente Roberto Formigoni alla platea del Meeting di Rimini e permette di raggiungere un duplice obiettivo: garantire il 100% dello stipendio a chi aveva una supplenza annuale l’anno scorso e utilizzare, allo stesso tempo, le medesime persone in un lavoro che arricchisce la qualità degli Istituti. Da non dimenticare che i docenti coinvolti nell’attuazione dell’accordo si vedranno riconosciuti il medesimo punteggio previsto per chi ha avuto confermata la supplenza annuale, oltre ad essere data loro la possibilità di svolgere supplenze brevi e saltuarie nelle scuole di assegnazione.

La retribuzione di queste risorse umane è garantita dalla possibilità di sfruttare il contributo di disoccupazione (pari al 60% dello stipendio lordo per i primi 6 mesi e al 50% per gli ulteriori due) a cui si somma un investimento di risorse regionali pari a 15 milioni di euro, così da raggiungere il 100% della retribuzione. Si ricalca in tal modo l’accordo Stato-Regioni sugli ammortizzatori sociali in deroga che prevede un sussidio “attivo” per chi è senza impiego. Si punta, cioè, ancora una volta, sulla volontà delle persone di rimanere attive nella società, sulla loro voglia di far leva su competenze che possono ampliarsi e migliorarsi. Al tempo stesso si favorisce un supporto importante agli istituti lombardi in quelle attività che richiedono un impiego consistente e qualificato di personale, ma sulle quali, nella maggior parte dei casi, si riscontra una certa carenza strutturale. Insomma, una piccola rivoluzione da prendere a modello.

Resta comunque aperto – e irrisolto – un tema di spinosa attualità: il processo di reclutamento del corpo insegnante in Italia. Il precariato di oggi, infatti, nasce dalla mancata programmazione dei posti necessari nella scuola e dall’assenza di concorsi ordinari da parecchio tempo. Scelte, queste, che hanno impedito la selezione dei docenti migliori generando aspettative al posto fisso quasi sempre insoddisfatte. Il percorso abilitante universitario a numero chiuso annunciato dal ministro Gelmini al Meeting di Rimini è certamente la via maestra per uscire dall’impasse, perché opera una valutazione degli aspiranti docenti riducendo al contempo la piaga del precariato.

 

 



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COMMENTI
10/09/2009 - E se questo non è assistenzialismo... (Pino Suriano)

Scusatemi... Però se non si chiama assitenzialismo questo?? Diciamo la verità... Questo governo regionale e nazionale non lo abbiamo mica votato per questo genere di provvidementi, che non fanno altro che mettere i precari gli uni contro gli altri??

 
09/09/2009 - Ma chi è che scrive questi articoli? (simone borri)

Ma chi scrive questi articoli sa di cosa sta parlando o mette insieme parole in libertà? Si sostiene che il nuovo piano di reclutamento va nella direzione giusta perché "opera una valutazione degli aspiranti docenti riducendo al contempo la piaga del precariato". Ma lo sapete che i precari che oggi lamentano il loro stato hanno conseguito un percorso abilitante con esame di stato finale? Sapete che anche la tanto criticata SSIS prevedeva il numero chiuso così da formare un numero di insegnati corrispondenti all'effettiva necessità della scuola? Più che realizzare un "nuovo" metodo di reclutamento (che tanto nuovo non è perché ricalca nella sostanza quello vecchio) ci sarebbe da domandarsi perché, nonostante le premesse valide, il vecchio sistema non ha funzionato. Ma anche qui ci sarebbe molto da dire! Perché a dirla tutta il precariato sarebbe facilmente assorbito dalla scuola, se il governo assumesse, come dovrebbe fare, su tutti i posti disponibili. E' chiaro che se su oltre venti posti disponibili mi assumi una persona sola (come è accaduto quest'anno per matematica a Firenze) gli altri 19 restano a formare il precariato... ma qui il problema dov'è, nel sistema di reclutamento o nel ministero?

 
09/09/2009 - La soluzione vera per i precari: farli lavorare (Michele Borrielli)

Apprezzabile l’intervento congiunto governo-regioni. Ma non risolve il problema. Quali nuove soluzioni per le persone-precari? Migliaia, non più giovani, che il mercato del lavoro non accetterebbe mai e che hanno dato molto al nostro Paese, e che, dopo l’eventuale temporaneo ammortizzatore sociale, rischiano una disoccupazione non “ammortizzata” pluriennale e senza ritorno. Una soluzione accettabile, potrebbe essere quella suggerita dalla GILDA (http://www.gildains.it/docgilda/200909/02comunicato_prepensionamenti.htm), largamente utilizzata in passato nell’industria: il prepensionamento Una proposta da fare ai docenti anziani di ruolo, affiancata da un incentivo economico (i dipendenti pubblici cercano di andare in pensione il più tardi possibile), e garantendogli la immediata pensione (doppio risparmio: dell’ammortizzatore sociale “disoccupazione”+differenza di stipendio tra docente anziano e docente neoassunto, risparmi che aiuterebbero costituire tale incentivo). Altra possibilità l’utilizzo a domanda dei docenti di ruolo in altre amministrazioni, usata anni fa anche in Francia. E poi, no a classi troppo numerose, sia per la efficacia didattica che per la sicurezza. Provvedimenti che libererebbero migliaia di cattedre sulle quali far lavorare i precari. Migliaia di disoccupati in un periodo di crisi economica sono la peggiore delle eventualità, non occorre essere docenti universitari di economia per capirlo. E poi, non si parla tanto di “ringiovanire” questo corpo docente?