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SCUOLA/ Il dibattito su conoscenze e competenze? Una questione mal posta

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Il percorso deve produrre questo effetto, ed è sugli effetti della conoscenza, non solo sui contenuti e sui mezzi, che dobbiamo interrogarci. La materia scolastica, come ricordava ancora il prof. Rigotti, implica una “disciplina”, nel senso di un disciplinarsi attraverso una categorialità che è diverso dall’approccio non educato. Abbiamo discettato per anni di canone e di nuclei fondanti, ma forse non abbiamo dedicato altrettanto interesse proprio alla categorialità introdotta dalle diverse materie scolastiche. Individuare e nominare gli oggetti specifici richiede già una educazione; trattarli secondo una domanda specifica vuol dire sottoporli a un “modo di essere” particolare, che è legato allo scopo, al significato di quel sapere. La “padronanza” ci obbliga poi a chiederci: chi è padrone della materia, che cosa ha acquisito non solo al livello minimo (al quale cercare di ancorare i dispersi) ma a quello alto? E come ha fatto lo studente ad acquisirlo? attraverso quali passaggi, o compiti parziali ?

Dobbiamo ricondurre la querelle al suo orizzonte umano: la conoscenza riguarda qualcosa che vale la pena conoscere, anzi è indispensabile a certi fini, la capacità c’entra con il compito e mette in movimento la persona di fronte a una realtà precisa, la competenza riconduce allo scopo, per il quale ci si impegna con la realtà. Tutto questo implica non meccaniche traduzioni in tabelle pluricolonna di contenuti in utopici verbi all’infinito (“è in grado di…”), bensì la relazione libera tra il soggetto e la realtà nel suo insieme, in cui, come ci ha insegnato don Luigi Giussani, ha luogo l’educazione.

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COMMENTI
11/01/2010 - conflitto competenze/conoscenze : falso problema (CARLA VITES)

Concordo perfettamente con l'autrice dell'articolo e mi permetto di aggiungere una citazione da Edith Stein, grande educatrice e pedagogista prima che mistica e teologa. "La vita della persona e il suo sviluppo non sono determinati dalle conoscenze ed abilità, ma al contrariio, questo sviluppo della persona, determina tutta la trafila". Questo secondo me rimanda alla grande impostazione del problema offerta dal Rosmini dell'apprendimento scolastico come passaggio dall'"noto all'ignoto" nonché dalla"sintesi all'analisi" e non il contrario come la non-cultura marxisteggiante ci ha inculcato nell'epoca del suo dominio strategico che dura tutt'ora. E' , su questo filone, a mio avviso, che si colloca appunto il citato pedagogista Don Luigi Giussani con la sua sottolineatura delle'esigenze ed evidenze primarie'.