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SCUOLA/ La prima sfida non è la riforma, ma il rapporto tra alunni e docenti

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Certo la scuola in questo momento si trova in una posizione di forte svantaggio: innanzitutto perché offre cultura, che non sta in cima alle hit del mondo adulto, figuriamoci di un adolescente. Mai e poi mai, per fare un esempio fra i tanti possibili, negli spot pubblicitari si vede qualcuno che legge e nel senso comune dei ragazzi la lettura e lo studio sono attività buone per chi non riscuote successo sociale (loro direbbero per gli sfigati); inoltre il titolo di studio non è garanzia per il futuro lavorativo, l’istruzione non è più una forma di riscatto sociale. In secondo luogo la scuola trasmette un sapere depositato nei libri, quindi richiede al discente il duplice sforzo di interpretare i simboli linguistici e di ricostruire il testo riformulandolo in un altro testo, magari solo mentale, da padroneggiare. Lavoro faticoso, che richiede concentrazione e tempo. I nostri ragazzi sul tavolo di lavoro accanto al libro di testo hanno il cellulare e molto spesso il computer, studiano e intanto tengono aperti i canali col mondo circostante, comunicano continuamente tra loro con una rapidità vertiginosa. Sono abituati a fare più cose nello stesso tempo perché chattano e ascoltano la musica, mandano un SMS e giocano alla Play, aggiornano il profilo su Facebook e cercano un volo low cost per il Capodanno a Barcellona. Non dimentichiamo che hanno imparato ad usare il cellulare, il computer e i videogiochi sicuramente senza l’ausilio del manuale delle istruzioni, ma procedendo per tentativi ed errori, con una modalità percettivo-motoria infinitamente più rapida nel ritmo e meno stancante dello studio sul libro. Il mattino dopo, a scuola, si entra in una dimensione senza tempo - la stessa dei genitori e dei nonni - di corridoi silenziosi, di cattedra, banchi e lavagne, di saperi lontani di cui poco si comprende il senso.

 

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COMMENTI
13/01/2010 - Perchè non si parla mai di metodologie didattiche? (Antonello Pesce)

Salve. Concordo pienamente con la collega e mi permetto di offrire un contributo "pratico" alla discussione. Il presupposto è che le conopscenze non si possono trasmettere (vedi ad es. Maturana/Varela o le recenti scoperte sulle neuroscenze alle cui si accenna nell'articolo). Ergo la lezione frontale è perfettamente inutile. Gli allievi devono costruirsi autonomamente le proprie conoscenze a partire da un problema (problematizzazione dell'apprendimento) e, attraverso il confronto con altri allievi (metodologia didattica sociocostruttivista), partendo dalle conoscenze che già hanno, costruiscono nuove conoscenze. All'apprendimento segue quindi l'assimilazione, cioè i nuovi saperi modificano la rete concettuale preesistente. Peccato che queste conoscenze siano elitarie perchè dipendono dalla volontà di autoaggiornamento di ognuno di noi. La maggior parte degli insegnanti pensa ancora, sbagliando, di dover finire il programma ed antepone la "materia" agli allievi. Certo si fa meno fatica a "spiegarsi" la lezione, ma poi non lamentiamoci dei risultati risibili dei test OCSE PISA. Prof. Antonello Pesce - Chimica nel biennio I.I.S. "Vallauri" Fossano (CN)

 
12/01/2010 - Un aneddoto fresco di giornata (Silvia Magherini)

classe V elementare, lezione di inglese; mancano 15 minuti alla fine delle lezioni e chiedo agli alunni di disegnare sul quaderno "MY FAVOURITE JOB", in pratica cosa vogliono fare da grandi. Un bambino mi chiede come si fa a disegnare un magistrato e io gli suggerisco di disegnarlo al lavoro, magari in tribunale. Lui si arrabbia e mi dice che non vuole fare il giudice ma il magistrato; io cerco di dargli spiegazioni più chiare e poi gli chiedo perchè vuol fare il magistrato, se non sa neppure bene che tipo di lavoro sia: perchè, mi risponde, gli hanno detto che lavora solo 3 giorni alla settimana e guadagna un mucchio di soldi. Mi sembra evidente che le aspettative dei nostri studenti di oggi sono molto diverse da quelle degli studenti di solo qualche anno fa. Detto questo sono d'accordo sul fatto che il cuore dell'educazione è il rapporto tra docente e studente, e la discussione di oggi col mio alunno è stata occasione di rapporto. Per quello che riguarda il processo di insegnamento/apprendimento penso che "il contributo delle scienze umane" (che personalmente giudico come il matematico Lafforgue come una delle principali cause dell'impoverimento e della delegittimazione del sapere umanistico e scientifico e quindi dell'attuale crisi dell'educazione)e "le acquisizioni delle neuroscienze" sono importanti tanto quanto la cornice legislativa e ordinamentale che può favorire o limitare, fino a contrastare, il rapporto docente/studente/famiglia. La sfida è su tutti i fronti!

RISPOSTA:

Nell'articolo mi interessava riflettere sulla necessità di costruire ponti tra il sapere della scuola e i mondi vitali degli studenti. Certamente anche questo è parlare di relazione, anche se non di rapporti personali, come invece si potrebbe arguire dal titolo. Così forse cade anche l'unico punto su cui potevi essere d'accordo con me. Succede.

 
12/01/2010 - that is the question (daniela graffigna)

Sono d'accordo con l'articolista, che a mio avviso centra appieno il principale problema di noi insegnanti, oggi: adattare le modalità di trasmissione del sapere alle mutate modalità cognitive degli adolescenti. Ma come? Da chi imparare a nostra volta ciò?

 
12/01/2010 - Un bell'articolo. Ma la concretezza e l'attualità? (Vincenzo Pascuzzi)

Mi sembra un bell'articolo, condivisibile. Peccato che risulti carente di concretezza e attualità! Esplicitamente: i tagli e i tetti della Gelmini sono in linea, contro o neutri? L'operato del governo e dei ministri Gelmini, Tremonti e Brunetta è coerente o no con le considerazione dell'autrice?

RISPOSTA:

Direi che nulla è più concreto e attuale che riflettere su come far scuola ai ragazzi che ci sono stati affidati. Concretamente penso a dei gruppi di lavoro di docenti e di specialisti delle scienze umane che, partendo da un’analisi dei bisogni sul piano dell'apprendimento, producano contributi teorici e materiali didattici da far girare per le scuole. Penso ad una piattaforma per condividere e continuare a costruire questi materiali... L’economia e la politica non sono tutta la scuola; possono renderci la vita molto difficile (o forse impossibile, stando alle indicazioni della ormai famosa Nota del 14 dicembre, che pare condannerà gli istituti scolastici al dissesto finanziario), ma non sono tutto. Mi rendo conto: attraversiamo tempi poco propizi per la ricerca didattica e ben difficilmente qualcuno la finanzierà, ma non abbiamo scelta, qualche risposta la dobbiamo pur cercare: domattina andiamo in classe.