Educazione
mercoledì 13 gennaio 2010
21 alunni iscritti e frequentanti, dei quali: 4 hanno nome e cognome italiano, 17 non hanno nome e cognome italiano (di questi uno ha mamma italiana e papà straniero); di questi 17, 8 hanno nome e cognome straniero ma sono nati in Italia, 9 non sono nati in Italia; di questi 9: 5 hanno frequentato almeno la scuola primaria in Italia, 1 è di seconda alfabetizzazione (quindi ha già fatto in Italia almeno un intero anno scolastico), 3 sono di prima alfabetizzazione (di questi 2 sono arrivati quest’estate per il ricongiungimento famigliare e hanno le mamme in Italia, che lavorano, in regola, già da 5 anni). Riassumendo: su 21 alunni di cui l’81% con nome e cognome non italiano solo 3 sono di prima alfabetizzazione, quindi il 14%.
E così l’annunciato provvedimento sulle quote di studenti stranieri è arrivato. Venerdì scorso il Ministro Gelmini ha diramato una circolare per sancire che «il numero degli alunni stranieri presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti, quale esito di un’equilibrata distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio», che il provvedimento varrà dal prossimo anno scolastico, ma solo per le classi prime di ogni ordine e grado (quelle per le quali sono aperte le iscrizioni da settimane: non si poteva intervenire prima, visto che l’annuncio è del settembre scorso?), che le Direzioni regionali potranno modificare la quota, aumentandola «a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche», ovvero diminuendola «a fronte della presenza di alunni stranieri che dimostrino all’atto dell’iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata».
Questo il venerdì. Poi la domenica la correzione in corsa: saranno esclusi i nati in Italia. Forse il Ministro ha ricevuto una lettera come quella citata all’inizio di questo articolo, che descrive una classe qualsiasi di una scuola milanese definita “ad alta densità di stranieri”. Oppure Il Ministro ha parlato con i suoi, visto che - restando alla sola Milano - sia Colosio che Moioli avevano già fatto sapere che l’approccio “aritmetico” non lo avrebbero seguito e Salvini (Lega Nord) che avrebbe fatto le barricate per salvare la “scuola ghetto” (uso la terminologia cara al Ministro, Salvini ha invece parlato di fulgido esempio di integrazione) di Via Paravia: 95% di non italiani.
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Il problema non é tanto il numero dei ragazzi cosiddetti stranieri in classe, ma la loro conoscenza della lingua italiana. Mi pare che il Ministro abbia specificato questo fatto. D'altro canto, ragazzi in classe che non conoscono la lingua italiana avranno difficoltà ad apprendere, e i compagni saranno costretti a rallentare il loro apprendimento perché sarà necessario trascinare coloro che stanno indietro. Credo non ci sia integrazione se non c'é comprensione e comunicazione. Quindi mi pare che non sia così scandaloso limitare il numero di ragazzi che non conoscono l'italiano nelle classi, e pure credo non scandaloso che sia articolata una attività supplementare perché la lingua italiana venga conosciuta da quanti non la conoscono e perciò non sono in grado di esprimersi e di comprendere insegnanti e compagni.
Una precisazione al commento di Tettamanti. Io non ho parlato di scandalo, anzi. Le due critiche più forti che ho avanzato al provvedimento sono molto diverse. La prima è sulla sua efficacia: una volta esclusi gli studenti nati in Italia, se il problema è quello anche da lei evidenziato, non le sembra che il 30% di studenti che non sanno la lingua siano troppi? Parlare di occasione perduta (come ho fatto) è proprio un modo per dire che il problema esiste, ma il ministro ha una volta di più sacrificato la sua soluzione ad una operazione propagandistica. La seconda obiezione è quella sull'autonomia scolastica che viene una volta di più vilipesa. E su questo ha scritto molto bene oggi anche Uras.
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