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SCUOLA/ Studenti stranieri: il paradosso di una libertà "burocratizzata"

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A dire la verità, nemmeno in questo caso, pure nella predominanza dei consensi, è dato di riscontrare un’universale condivisione, molti essendo i dubbi e i rilievi formulati sui contenuti del documento ministeriale. Né sono mancate le critiche gratuite, basate su una conoscenza di esso molto approssimativa, da parte di coloro che, avendo evitato la fatica di leggerlo, facevano riferimento ai riassunti, spesso incompleti e omissivi, fatti dai giornalisti sulla stampa quotidiana, saltuariamente integrati o corretti dalle interviste al ministro Gelmini, ancora una volta protagonista, pronta a dare i chiarimenti richiesti, anche quelli di natura tecnica, sui quali, forse, chi ha materialmente steso e firmato la circolare, avrebbe potuto essere più esauriente e preciso.

Coloro che non hanno letto per intero il documento non hanno gravi colpe, a meno che non si tratti di funzionari tenuti per dovere d’ufficio ad applicarlo o a farlo applicare. Trattasi, infatti, di nove pagine dense di contenuti di diverso tenore e natura, che propongono e sviluppano aspetti giuridici, pedagogici, didattici, amministrativi e organizzativi senza mai assumere toni e registri prescrittivi, ma sempre nell’ottica del suggerimento e dell’indicazione, senza mai perdere di vista i riferimenti alla variegata complessità dei contesti umani e territoriali ed alle particolari curvature che il medesimo problema può assumere al loro interno.

L’indubbia ridondanza, che diviene a tratti vera e propria ripetitività, poteva certamente essere evitata, ma essa appare in parte giustificata dal bisogno di proporre all’attenzione osservante delle scuole, agli uffici periferici dell’amministrazione, e agli altri soggetti coinvolti nella messa in opera degl’interventi, un’articolata varietà di soluzioni, suggerite dagli esperti del ministero o scelte tra quelle già in atto, autonomamente elaborate dalle scuole. Uno dei meriti che occorre riconoscere alla circolare è quello di avere saputo collocare le sue raccomandazioni nel quadro delle norme sull’autonomia, che non viene da esse negata o limitata, come talvolta è accaduto in passato, ma sollecitata a dare il meglio di sé in una cornice necessariamente unitaria.

 

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