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SCUOLA/ Studenti stranieri: il paradosso di una libertà "burocratizzata"

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La circolare del ministro Gelmini contenente indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione degli alunni di cittadinanza non italiana è stata accolta con grande interesse dall’opinione pubblica, come testimoniano i numerosi commenti apparsi sulla stampa quotidiana. I pareri, in prevalenza favorevoli, rilevano la tempestività dell’intervento e l’articolata varietà dei suggerimenti formulati, capaci d’intercettare i diversi problemi che la presenza degli stranieri genera nelle istituzioni scolastiche.

L’interesse manifestato dai media tornerà sicuramente gradito al ministro, dal momento che la circolare, pur ricca, anzi straricca fino alla ridondanza, di riferimenti tecnici e giuridici, pare rivolta non solo o non tanto alle scuole e all’amministrazione scolastica, ma anche e soprattutto al mondo esterno, ai non addetti ai lavori. Tuttavia, se considerassimo questa caratteristica come un gratuito cedimento alle esigenze della propaganda e dell’immagine, saremmo in errore, o, almeno, ci lasceremmo sfuggire un aspetto non secondario dell’iniziativa ministeriale, per noi positivo, e in ogni caso non inutile o gratuito.

Infatti, i problemi della scuola sono, in genere, complessi, perché prendono corpo e forma all’incrocio di variabili numerose e di diversa natura. Nel caso dell’integrazione scolastica degli allievi stranieri, occorre contemperare prospettive pedagogiche e didattiche, sociologiche e demografiche, psicologiche, di organizzazione e del governo dell’offerta formativa sul territorio, di predisposizione e coordinamento delle risorse personali e strumentali, e il concorso di una varietà di soggetti, dei quali non è sempre agevole armonizzare gli interventi in vista delle necessarie sintesi che qualificano il servizio formativo. 

Se all’opinione pubblica, costituita da normali cittadini, di solito non esperti di scuola, fossero comunicate soltanto le decisioni e le disposizioni finali, tacendo sulle ragioni che le motivano, potrebbe accadere che esse non siano comprese nella loro reale portata e finalità. In pratica, con la circolare dell’otto gennaio, il ministero ha voluto affrontare e risolvere anche un problema di comunicazione e trasparenza, nell’intento di rendere di comune dominio e comprensione una serie di questioni di ampia e generale portata, la cui conoscenza non deve mai essere appannaggio esclusivo dei soli addetti ai lavori o dei diretti interessati. Si è evitato in tal modo di bloccare in anticipo le polemiche che solitamente si accendono quando di affrontano questioni riguardanti la scuola, sulle quali risulta sempre particolarmente arduo raggiungere accordi o elaborare soluzioni condivise di problemi comuni.

 

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