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SCUOLA/ 1. Quanto gioca l’emozione nell’apprendimento?

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Si potrebbe continuare nell’elenco. Ciò che appare evidente è che la scuola (senza la pretesa di risolvere tutti i problemi o di fare della psicoterapia) arrivi a costruire un ambiente in cui l’alunno si trovi a proprio agio, a tal punto che si “racconta”, dice di sé e dei suoi disagi cognitivi e/o della sfera della sua personalità. Ciò richiede una valutazione e una rivisitazione delle metodologie che si mettono in campo e dell’organizzazione della giornata scolastica. Situazioni di interazione verbale, di ascolto attivo, di ricerca di soluzione a problemi (pratici e teorici), di co-costruzione di progetti e prodotti con i docenti e i compagni, hanno in sé il potere di far essere e sentire l’alunno protagonista      della costruzione di una comunità sociale e di apprendimento quale è la propria classe/scuola. E ancora, la scuola diventa una palestra che offre ad ogni alunno opportunità di mettersi in azione dentro situazioni che richiedono e permettono la “prova” delle proprie competenze (e anche dei propri limiti). È, allora, una conoscenza di sé non “presupposta”, ma ancorata all’io in azione.

A condizione che l’alunno, il singolo alunno, non venga guardato a partire da un pensiero “predittivo”: ciò che oggi è, lo sarà anche nel futuro, escludendo possibilità di cambiamento a fronte di rimozione di ostacoli e di risposte ai bisogni primari: fiducia di sé, sguardo positivo dell’adulto, valorizzazione dei “talenti” della propria persona.

L’interesse per la scuola nasce nell’alunno quando si appassiona ad una o più discipline, ma si appassiona perché scopre, qui ed ora, che lavorare per imparare è un’opportunità per irrobustire e manifestare il proprio sé.



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COMMENTI
16/01/2010 - ...QUANTO GIOCA L'EMOZIONE NELL'INSEGNAMENTO? (Anna Di Gennaro)

Interessante e condivisibile. Segnalo un testo di autovalutazione speculare all'apprendimento di uno dei miei "maestri", il prof. Pasquale Picone. Mi limito a riportare uno stralcio del suo libro, pietra miliare della mia formazione in itinere. SUPERVISIONE E FORMAZIONE PERMANENTE Per il futuro della Professionalità Docente (Edizioni Sette Città, Viterbo marzo 2004) “La motivazione alla conoscenza, se vissuta come processo di trasformazione e di individuazione, implica, a diversi livelli e in svariati settori, la passione per i processi formativi, propri e altrui. Le storie personali e professionali sono, eminentemente, storie di formazione. Essere immersi nel mare mosso delle organizzazioni formative del presente, significa spesso investire energia, per nuotare e tenersi a galla. Significa un impegno continuo di osservazione e auto-osservazione, di comprensione. Per vedere, almeno, dove si sta andando…Non è più possibile - i tempi, l’economia globale, e l’Europa non lo consentono più – assistere a tanti sprechi diffusi di risorse umane, di esperienze e patrimoni conoscitivi. Risorse, di chi ha investito anni, passione, energie e professionalità parallele nella propria formazione. Sprechi, attraverso la conflittualità, talvolta stolida, tra docenti e studenti; tra docenti e genitori; tra i docenti stessi; tra dirigenti scolastici e collegi docenti. Attraverso l’emarginazione, l’esclusione dei più motivati.” L'auto osservazione in azione resta uno scoglio per troppi docenti!