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SCUOLA/ Bene il tetto del 30 per cento, ma gli insegnanti sono preparati agli studenti stranieri?

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Perché allora da parte di molti si grida allo scandalo? Già nel 1999 il governo D’Alema (che comprendeva i ministri Berlinguer, Bindi, Turco, Bersani), prevedeva - in un regolamento tuttora vigente (dpr 394/1999, art. 45) - un tetto massimo del 50 per cento per evitare «comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri».

 

Sembra che ogni volta che nella scuola si tenta di introdurre alcuni cambiamenti in nome della necessità di diversificare l’offerta formativa per rendere possibile una reale uguaglianza nei risultati finali ci sia un rigurgito di ideologia egualitarista per la quale la scuola deve essere un contenitore il più possibile uniforme in cui ciascuno studente deve entrare senza che si tenga conto di chi è, di quali competenze abbia.

Altra semmai è la critica che potremmo fare alla circolare del ministro, ovvero che ancora una volta viene affidato all’autonomia delle scuole un compito non facile senza preoccuparsi che i docenti abbiano una formazione idonea (in una ridistribuzione degli alunni stranieri in altre scuole del territorio ciò diventa ancor più urgente) o che le scuole possano assumere personale docente con competenze idonee ad affrontare le richieste formative specifiche poste dagli alunni stranieri.



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