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SCUOLA/ Bene il tetto del 30 per cento, ma gli insegnanti sono preparati agli studenti stranieri?

Dopo le polemiche suscitate dalla circolare del ministero che prevede l’inserimento di un tetto del 30 per cento di studenti stranieri nelle classi scolastiche, MARIELLA FERRANTE prende le difese della direttiva ricordando che già nel 1999 il governo D’Alema approvò un simile provvedimento

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La presenza degli alunni stranieri nelle scuole italiane - soprattutto nelle regioni del Nord - è in continuo aumento; aumentano di 70mila unità all’anno, provenendo da 190 Paesi, superando attualmente le 600mila unità. Di questi solo un terzo è nato in Italia, mentre gli altri arrivano dall’estero e quindi poco conoscono la lingua e la cultura italiana. Gli oltre 4 milioni di stranieri residenti in Italia vivono prevalentemente nelle regioni italiane dove gli adulti hanno trovato più facilmente lavoro e si concentrano spesso in territori circoscritti o in alcuni quartieri delle grandi città.

Per questa distribuzione non omogenea degli stranieri, la loro presenza si concentra soprattutto in alcune scuole, arrivando a volte a creare situazioni molto complesse: elevata percentuale (anche oltre il 50 per cento), con conseguente fuga verso altre scuole degli alunni italiani.

Finalmente il ministro Gelmini - già sollecitata a questo negli scorsi anni - è uscita con una circolare (c.m. 2 dell’8 gennaio 2010) che indica alcuni criteri per la formazione delle classi, la distribuzione degli stranieri nelle scuole,  le competenze linguistiche.

Nella circolare così vengono sintetizzati i problemi: a) la significativa incidenza di dispersioni, abbandoni e di ritardi che caratterizza l’itinerario scolastico degli alunni provenienti da un contesto migratorio. b) La loro conoscenza della lingua italiana, talora assente o padroneggiata a livelli di competenza notevolmente differenti. c) Il possesso della “nuova” lingua più come spontaneo registro utile alla “comunicazione” quotidiana che non come strumento per lo studio nell’ambito dell’itinerario scolastico. d) La necessità di prevedere, al di là di ogni semplicistica separatezza, anche moduli di apprendimento e percorsi formativi differenziati, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado. e) La presenza di culture diverse all’interno delle comunità straniere e il loro impatto con la cultura italiana.