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SCUOLA/ A che punto siamo con l'“emergenza educativa”?

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Né la famiglia né la scuola né le imprese né qualsiasi altra agenzia possono pensare di fare da soli il percorso verso una nuova educabilità, se non si connettono tra di loro per ricostruire il contesto sociale e relazionale, dentro cui le azioni e i progetti delle persone acquistano senso e consistenza. Non ci sono soluzioni immediate: costruire il tessuto relazionale sociale e pubblico appare la prima condizione. Per farlo occorre non solo un’antropologia della “persona in relazione”, ma anche un’idea e una pratica della società, che non affidi allo stato la fondazione della dimensione pubblica e riduca i soggetti famiglia, insegnanti, scuola, impresa nello spazio privato o lobbistico. Pubblica è la società civile, pubblici i soggetti che la abitano, pubbliche le associazioni e società intermedie. Lo stato non è il titolare originario della socialità, della relazionalità, della educabilità. E con ciò è evidente che l’impresa di riformare il sistema educativo richiede una rivoluzione culturale. Senza questa si può solo mettere qualche pezza amministrativa. Il Manifesto della Compagnia delle Opere sta già contribuendo al cambiamento culturale quale fondamento della riforma istituzionale, amministrativa, organizzativa del sistema educativo.



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COMMENTI
23/01/2010 - emergenza etica? (emilio molinari)

Non ho difficoltà a riconoscermi nel quadro che Cominelli descrive, anzi direi che siamo in una emergenza dell'assurdo: le nostre scuole appaiono luoghi in cui si celebrano riti e vacue procedure, parlo in particolare dei "voti". Da anni mi interesso di valutazione ed ogni volta mi appaiono quadri desolanti, il caso predomina, i dati degli esami di stato, gli esiti delle varie prove internazionali e nazionali sono lì a dimostrarlo... la fortuna ormai è quella di avere almeno un paio di buoni insegnanti e di capitare in un corso/classe che "tiene"... Come è possibile che per i nostri figli si cerchi il miglior pediatra e per chi lo segue per un terzo della giornata ci si debba affidare alla sorte o al sentito dire? Se "ripartire dalla persona" significa ripartire da una scelta etica di fondo, in cui il dialogo educativo pone al centro l'altro come irripetibile ricchezza ed il docente è in primo luogo colui che accompagna alla ricerca nel mondo e del senso del mondo siamo anche qui in sintonia. Allora anche la valutazione è una pratica di comune di crescita, di rettifica, di accumulo di esperienza. Sono stanco delle premesse tutte ideologiche: valutare la scuola è in primo luogo valutare a che deve rispondere...o no?

 
21/01/2010 - breve replica a Cominelli (ANNA TERESA ANDREONI)

Ringrazio Cominelli per l’attenzione e gli sottopongo ancora due ordini di considerazioni, le prime sulla forma e le seconde sulla sostanza. Il tono del suo articolo è perentorio, apodittico, quasi apocalittico: si stupisce se una reazione a caldo possa essere preoccupata o faccia ricorso al paradosso e all’ironia? Quella modalità di comunicazione le è caratteristica, l'ho colta nei suoi scritti e nei suoi interventi nei dibattiti. Lei è ovviamente libero di utilizzare le modalità espressive che predilige, ma non si sorprenda del tono delle risposte.Fare rilievi sulla forma non è questione di lana caprina, “lo stile è l’uomo” ha detto qualcuno, e non aveva torto. Nello specifico, ciò che non riesco a giustificare e a condividere è quella sorta di “cupio dissolvi”, quella smania di smantellare il feticcio dei nostri tempi, lo stato; in secondo luogo mi sembra di cogliere una certa confusione di livelli: citare il papa non può che far bene, ma quale organizzazione dovrebbe poi essere l’interprete, dovrebbe tutelare quella comunità di cuori, di persone sulle quali lei pone l’accento come motore del cambiamento? Quale? A me pare che è ancora il vecchio stato di origine liberale a offrire la migliore tutela, non riesco ad immaginare (ammetto il mio limite) una reale alternativa. Quanto al manifesto della CDO, l’ho letto, ovviamente, altrimenti non ne parlerei.

RISPOSTA:

Sullo stile. Dipende dall'oggetto. Quando si scrive di cose più terra terra è diverso. Parlare della transizione in corso obbliga a piegare le parole secondo l'oggetto. Si può usare uno stile anche più descrittivo. In tal caso, serve lo spazio di un libro. Apodittico è una cosa, apocalittico è un'altra. Non credo che stia accadendo nessuna apocalisse; tuttavia che noi stiamo attraversando una crisi di transizione e di civiltà, molto simile a quella seguita alla caduta dell'Impero romano o a quella del passaggio all'epoca moderna, a me pare indubbio. Fino agli anni '80 non lo notavamo. Sulla questione dello Stato. E' nato, grosso modo, nel Cinquecento, è durato 4 secoli, ora è alla fine. E' un fatto, non è un feticcio. E poichè i sistemi educativi sono stati fondati dagli stati, la crisi dello stato nazionale moderno è un bel problema o no?! Io cito Ratzinger, non perchè io sia un credente, ma perchè lo ritengo un intellettuale europeo, la cui visione della transizione è molto interessante per tutti. Penso alle 2 encicliche: Spe salvi e Caritas in veritate. Immagino che la Chiesa e i movimenti cristiani ne siano i legittimi interpreti o seguaci. Quanto allo Stato liberale, l'unico che conosco è quello di Cavour. Nè quello del fascismo né quello della Dc, e poi PCI-DC, sono stati mai uno Stato autenticamente liberale. In ogni caso, il "cuore dell'uomo" non può essere tutelato dallo Stato e da nessuno. E' solo. Dipende se si tratti di una solitudine "prometeica" o "in ascolto". Giovanni Cominelli

 
21/01/2010 - Una scuola Vecchia (Daniele Prof Pauletto)

Allarme lanciato da The Washington Post "...the sorry state of public education..." ( in The keys to successful a education system and Pisa ) In Italia invece (Censis) Circa l'80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola... Il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola. Il 75% dei laureati e l'85% dei non laureati ritengono che la propria preparazione non sia discriminante per trovare lavoro. ( dal Gazzettino ) "Una scuola modellata su un impianto che risale al primo Novecento - aula, cattedra, banchi - è oggi totalmente estranea ai bisogni culturali dei giovani. Non sviluppa le capacità di apprendimento una scuola incapace di sfruttare le nuove tecnologie, non compete con il boom dell’audio-visual, con gli sms, con tutti quegli stimoli che bombardano i giovani ... una scuola che continuerà ad arrancare ...continuerà a perdere e a disperdere un patrimonio enorme di intelligenze ... " altri sottolineano "bisogna passare dall’insegnamento strutturato cattedra-alunno-compiti a forme nuove, utilizzando pratiche di “student oriented” con lavoro in piccoli gruppi, autovalutazione degli studenti e loro partecipazione alla pianificazione... oggi il web è il nuovo Gutenberg" altri "quello che si apprende nel 70% dei casi non arriva dagli edifici scolastici... Se non si cambia la sfida è persa" Prof Daniele Pauletto

 
21/01/2010 - articolo Cominelli (Innocenza Laguri)

Le cause della crisi sono tante e molteplici (continuo a insegnare e, nonostante..l'età, sono passata dallla scuola statale dove sono stata una vita, ad una scuola pubblica non statale e constato che è dura dovunque rimettere in discussione l'immagine di scuola che abbiamo introiettato anche se si è appena laureati) Pertanto i punti su cui lavorare sono tantissimi, è evidente che sono contemporaneamente tutto e niente (in un certo senso,) gli spunti offerti da Cominelli. Apprezzo molto il fatto che egli indichi tempi lunghissimi. Mi sembrerebbe già tanto A) indicare tutte le tessere di questo immenso puzzle per essere consapevoli del lavoro da fare; le tessere sono tante,io, ad esempiuo mi sono occupata solo di alcune, dato che non si può fare tutto.Per esempio mi sono occupata di una cosa che si dà per fissa, come i banchi in classe ,cioè l'origine e il senso di quella roba strana che si chiama "materia scolastica" poi dell' insegnamento per competenze,ma solo per dire le cosette che mi appassionano e che non sono tutto!!! B)socializzare i vari contrubuti sulle varie tessere del puzzle. Intendo contributi teorici ed esperienziali cioè cose che si stanno facendo in merito (oapaci di declinare i grandi principi "risolutivi) Quanto è difficile questo, quanto prevalgono principi e frasone!!

 
20/01/2010 - considerazioni sull'articolo di Cominelli (2°parte (ANNA TERESA ANDREONI)

(continuazione) non ho capito molto bene quel passo ma di sicuro non è qualcosa di positivo per noi umani.E d’altra parte che cosa potrebbero mai fare gli insegnanti, legati come sono alla loro fatica di Sisifo e vittime del centralismo statale che ha messo fuori gioco i soggetti e i motori dell’educazione? Ecco il cuore del problema, la montagna ha partorito il topolino: è tutta colpa dello Stato centralista napoleonico, di cui occorre liberarsi al più presto! Con uno stile a metà strada tra le Tesi d’Aprile e i comunicati delle BR, partendo sempre dalle grandi analisi sulle contraddizioni del sistema, l’articolo ci addita poi la strada: per fortuna c’è il manifesto della cdo, riformulazione post-moderna dell’avanguardia rivoluzionaria, che (apprendo in questo momento) "sta già contribuendo al cambiamento quale fondamento della riforma istituzionale, amministrativa, organizzativa del sistema educativo". Sono sogni di grandezza o dobbiamo iniziare a preoccuparci?

RISPOSTA:

Un consiglio: si legga il Manifesto della Compagnia delle opere, poi ne riparliamo seriamente! "Dobbiamo iniziare a preoccuparci?", Lei si chiede. La vedo già anche troppo preoccupata, sennò non se la caverebbe con la fuga dalle argomentazioni e il rifugio nelle battute. Del resto la tesi 8 delle Tesi di Aprile 1917 non proponeva il socialismo, tampoco quello della CdO. Perciò, non si preoccupi!... Giovanni Cominelli ps. Vede signora (prof?), avrei potuto perdonarle come semplice e solo sgradevole ridondanza polemica la sua battuta sul mio stile "comunicati BR". Ma poi mi sono ricordato che nel settembre del 1981, durante la rivolta del carcere di San Vittore a Milano (ma forse lei era appena venuta al mondo!) il capo BR Mario Moretti, rivolgendosi ai tre consiglieri regionali ( Cominelli-Molinari-Veltri) che erano stati chiamati dalla Direzione del carcere per tentare di "interporsi" tra Brigate Rosse, Prima Linea, i primi pentiti, i detenuti comuni, le guardie, Mario Moretti - ripeto - lanciò la seguente minaccia: "vi spareremo in bocca". Formulata allora, era realistica. E, infatti, impallidimmo di paura. Non perciò rinunciammo al nostro compito e alle nostre responsabilità. Ecco perchè non ho gradito il suo accenno!

 
20/01/2010 - Non ci voglio venire (Giuliana Zanello)

Fischia il vento della svolta epocale, soffia la bufera della mutazione antropologica...Più che altro mi sembra una tramontana tipo anni '70, con l'emergenza educativa al posto della crisi irreversibile del capitalismo. E le scarpe ben risulate dall'odiatissimo Stato, che garantisce la necessaria massa di manovra, se non altro attraverso l'indiscusso ( e sempre più lungo) obbligo scolastico. Un Sole dell'Avvenire verso cui non ho voglia di marciare, introdotto da un'analisi sinistra nella sua vaghezza tracotante.

RISPOSTA:

Lei non è stata invitata ad andare da nessuna parte verso nessun Sole dell'avvenire. Stia pure lì tranquilla, se ci riesce. Osservo solo che una mutazione antropologica (cioè comportamenti, stili di vita e di socializzazione, autocoscienza o riflessività) è già in atto, non è una meta né da perseguire né da cui allontanarsi: è un fatto, che coinvolge tutti noi. Se ci coinvolga come canne sbattute dal vento oppure come esseri liberi e pensanti, questo dipende da ciascuno di noi personalmente. L'emergenza educativa non è la continuazione del crollo del capitalismo con altri mezzi, non è la tromba che annuncia la rivoluzione! Il capitalismo può forse convivere, almeno per un pò, con l'emergenza educativa. Quanto alla riforma del sistema scolastico, ho già scritto in moltissimi articoli e in un libro che occorre destatalizzare l'educazione/istruzione, che bisogna riconsegnarla ai soggetti del cerchio educativo (genitori, studenti, insegnanti), che bisogna far uscire i ragazzi a 18 anni dalla scuola, che bisogna ridurre a cinque/sei discipline fondamentali il curriculum. Analisi sinistra? Veda un pò Lei! A me pare che l'emergenza educativa esista! Giovanni Cominelli

 
20/01/2010 - considerazioni sull'articolo di Cominelli (ANNA TERESA ANDREONI)

Non ho la capacità di Cominelli di stilare ardite sintesi interpretative delle cause prossime e remote del fallimento del sistema educativo italiano, ma, sia pure in punta di piedi, qualche osservazione sul suo articolo vorrei proprio farla. Resto perplessa di fronte alla invocazione di un cambio dell’antropologia di fondo (deve essere qualcosa di più complesso del cambio di stagione degli armadi di casa) e penso che, per quanto importante sia l’emergenza educativa, il declino dell’Europa abbia radici più lontane e profonde, non ultima la sua (inarrestabile ?)crisi demografica. Ma soprattutto diffido per principio delle esortazioni alla rivoluzione, sia essa studentesca, proletaria, o men che meno culturale; anche se, per restare al gioco, mi verrebbe maliziosamente da chiedere a Cominelli : se di rivoluzione si tratta, quale sarebbe mai il soggetto rivoluzionario? Gli insegnanti? Ma se sono figli essi stessi (e come non potrebbero) della transizione in corso, donde prenderebbero le energie per un rinnovamento? Anche essi vivono, inevitabilmente, “l’esperienza di una contingenza assoluta e di un’infinita finitudine … (che) producono un’autocoscienza dei soggetti, che radicalizza …..la contingenza della presenza del singolo di fronte alla realtà e nella storia e finisce per elevarla a destino necessario.” Non sono sicura di aver capito bene che cosa vuol dire, anche perché uno dei vocaboli compare, nella stessa frase, sia come complemento di specificazione del soggetto

RISPOSTA:

Il cambiamento di cultura (l'uso dell'espressione "rivoluzione culturale" è divenuto così largamente metaforico che proprio nessuno può pensare seriamente che si propongano qui i modelli degli anni '70, peraltro fallimentari!) che è necessario per costruire il futuro sistema educativo è quello del passaggio della concezione dell'uomo come cittadino di stato all'uomo come persona. In altri termini: dall'illuminismo liberale al personalismo. Concretamente vuol dire che il motore del cambiamento non è lo Stato, non è la politica, non è il partito, ma è la persona, "il cuore dell'uomo". Considero questo principio fortemente rivoluzionario. Siamo tutti (studenti, insegnanti-genitori) coinvolti nel vecchio sistema al punto che non sia cambiabile. Siamo tutti dentro un destino necessario, che gira intorno a se stesso? Personalmente condivido l'opinione e la speranza di Ratzinger: ogni uomo è un novum, non puramente deducibile dal passato. La storia umana non si ripete, perchè la libertà unmana è sempre capace di andare oltre. E questo è il fondamento non della mia utopia rivoluzionaria, ma della mia umana e concreta speranza. Giovanni Cominelli

 
20/01/2010 - La causa del disastro (Carmela Cossa)

A mio modesto parere, c'è una causa unica e limpidissima alla base di tutti i crolli e i disfacimenti che da tempo sono in atto nella società odierna e che rischiano di sommergere la nostra millenaria civiltà. Tale causa è la perdita della fede. Ciò è avvenuto attraverso un lungo processo, iniziato con l'umanesimo e proseguito con la rivoluzione francese e il comunismo materialista, che è riuscito ad infiltrarsi con le sue propaggini persino all'interno della Chiesa cattolica romana. Che cos'altro sarebbe, infatti, il "fumo di satana" denunciato dal papa Paolo VI? Tutto ciò ha fatto sì che venissero pian piano tagliate le radici della nostra civiltà e, smarrito il senso finale della vita dei singoli e dell'esistenza del mondo intero, si è lentamente diffuso quel buonismo generalizzato che ha finito per esautorare del tutto ogni tipo di istituzione, a tutti i livelli. I giovani di oggi si percepiscono senza radici e senza futuro. Non sanno chi sono e per che cosa valga la pena impegnarsi veramente, ed è per questo che non apprezzano il tempo che hanno a disposizione e lo sprecano dissipandolo nel vuoto della chiacchiera incessante e senza senso. Tutto ciò spiega anche perché i giovani abbiano tante difficoltà nella correttezza espressiva così come nell'impostazione logica degli argomenti. Il problema è che sono disgregati interiormente e incapaci di introspezione, perché l'uomo - privato di Dio e di una prospettiva di eternità - non può che cadere in frantumi nel nulla.