BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La libertà di educare non può essere scambiata per cattiva autonomia

Pubblicazione:

giornalediclasseR375_20gen10.jpg

 

Tra l’altro, tanto per sollevarci un po’ lo spirito, i programmi didattici per la scuola elementare del 1985 (criticati perché matrice del modulo didattico da tre maestri su due classi) si denominavano “programmi” pur essendo articolati in “obiettivi, contenuti e indicazioni didattiche”. Le successive Indicazioni Nazionali del 2004 risultanti dalla riforma Moratti, pur non essendo programmi, erano articolate in “obiettivi e contenuti” (anche molto espliciti ed essenziali).

Temiamo che la differenza stia non nella cosa in sé, bensì nel soggetto che la usa (i programmi come obiettivi; gli obiettivi come finalità conoscitive). A questo proposito i ricercatori di Italia Futura affermano una verità sacrosanta: «il problema più importante per la formazione di un buon maestro è la sua cultura». Essa tuttavia, chiosiamo e insistiamo, si forma certo sui libri e in un percorso di formazione iniziale più centrato sulle conoscenze fondamentali, ma soprattutto se la persona del maestro, o dell’insegnante in genere, è presente a se stessa quando apprende e poi quando insegna. Cioè a recepire come utile per sé, per la propria crescita umana e professionale, il senso della tradizione culturale nella quale è immerso e che è chiamato a vivere come presente.

La scuola ha bisogno di uomini di cultura, non di cultura disumanizzata.

Un altro documento sulla scuola, pubblicato la scorsa estate e ancora attuale (Una scuola che parla al futuro), promosso dalla Compagnia delle Opere e che proficuamente potrebbe essere messo a confronto con quello di cui sopra, a ragion veduta sosteneva a proposito del docente che: «L’insegnante deve essere libero di proporre la propria ipotesi educativa e di praticarla nella concreta attività di insegnamento, nel rispetto degli alunni e del mandato educativo delle famiglie».

La libertà di educare, ovvero di proporre una cultura che dispone il soggetto al lavoro di comprensione della realtà (attraverso le discipline), non può essere scambiata per una cattiva autonomia e perciò discriminata. Qui sta il nodo nel quale spesso si incagliano le analisi. Occorre scioglierlo, non tagliarlo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
21/01/2010 - Col buon senso non si va lontano..... (Franco Labella)

Buon senso, buon senso, buon senso: ma cosa è diventata la nuova categoria dell'ermeneutica? La nuova moda del momento è contrapporre il buon senso alle ideee dei pedagogisti? Nelle società complesse tutto si riduce alla semplificazione buonsensista? Il buon senso è "democratico" ma siamo anche sicuri che sia lo strumento giusto? Anche perchè se si deve giudicare dalle applicazioni recenti del buonsensismo (penso al c.d. riordino delle superiori, ad esempio, e ad alcuni teorici del buonsensismo in esso implicati)verrebbe da dire: aridatece i pedagogisti! Franco Labella