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SCUOLA/ Servono diritto ed economia nei licei? Chiedete a Ockham

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Eppure c’è ancora qualcuno che parlando oggi di Diritto e Economia, ne parla ancora come di discipline tecniche da relegare in settori specialistici. Se ne ignora la valenza formativa e la funzione di strumento di analisi della realtà. L’art. 2 del regolamento n. 192 sui Licei evoca proprio la necessità, per lo studente, di essere in grado di analizzare la realtà; ed il Diritto e l’Economia, nel XXI secolo, non servono? Ci sarà un motivo per cui non c’è alcuna posizione né del mondo universitario, né del mondo dell’impresa, né delle associazioni professionali, né delle associazioni dei genitori che sostiene la necessità di eliminare il Diritto e l’Economia ma esattamente il contrario?

Basta leggere quello che è stato scritto nei Forum di Indire per rendersene conto. Basta leggere le mozioni dell’Assemblea Regionale Siciliana, come quella degli Ordini degli avvocati del Triveneto pubblicati sul Sole 24 Ore per rendersi conto che la scelta è una scelta non condivisa da alcuno che non siano Bruschi e, ahimè, D’Avolio.

E non parliamo dei decisori politici poi.

Lo stesso ministro Gelmini (avviene nel 2008) si rende conto della necessità di diffondere, nell’ambito di un più generale discorso di educazione alla legalità, anche la cultura costituzionale nelle scuole di ogni ordine e grado.

E nel 2008, evidentemente, il Ministro Gelmini non condivide il paradosso del suo consigliere politico Bruschi. Questo passaggio diventa essenziale per valutare le giravolte della politica scolastica in relazione alle discipline giuridiche ed economiche. Cosa succede rispetto alla primitiva proclamata volontà di introdurre una nuova disciplina (materia) con valutazione autonoma come dichiarato dallo stesso ministro in una conferenza stampa dell’agosto 2008, conferenza stampa anche ripresa dalle televisioni?

Accade che alle prese con la necessità, nelle scuole superiori, di dare rigore scientifico ad uno studio che non può essere “trasversale” ignorando la necessaria precisione di analisi, il ministero prima firma un protocollo di intesa con l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti perché “formino i futuri docenti di Cittadinanza e Costituzione (i docenti di Filosofia e quelli di Storia ma non quelli di Diritto) poi, e siamo solo nel 2009, fa sapere, attraverso lo stesso ministro che lo dichiara al Corriere della Sera, che mai e poi mai “Cittadinanza e Costituzione” diventerà, nemmeno alle superiori, “disciplina autonoma con valutazione autonoma”.

 

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