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SCUOLA/ L’apprendistato a 15 anni è un’occasione, ma i benpensanti gridano allo scandalo

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In una Repubblica che, articolo 1 della Costituzione, dovrebbe «essere fondata sul lavoro». In una civiltà il cui il libro fondativo, la Bibbia, si apre con un Dio che lavora e che, alla fine, si compiace di aver «fatto bene». In una storia, come la nostra, scandita dall’equiparazione tra preghiera e lavoro (san Benedetto); da un san Tommaso, da un Kant e  da un don Bosco che qualificano le mani come «l’organo degli organi» dell’uomo; dalle straordinarie esperienze di unità tra teoria e pratica condotte nelle botteghe medievali e rinascimentali; dagli operai dell’Arsenale veneziano dai quali Galileo dichiara di aver imparato molto più che dai suoi sussiegosi colleghi dell’università di Padova; dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert che aveva solo tre volumi teorici, ma ben venti dedicati ai mestieri e al lavoro, su su fino agli sconosciuti ma decisivi lavoratori che hanno perfezionato incrementalmente le tecniche di produzione che hanno autorizzato la prima, la seconda e le terza rivoluzione industriale, la circostanza di questa incredibile sottovalutazione del possibile ruolo formativo dell’apprendistato dovrebbe parecchio impensierire. E dovrebbe impensierire per due ragioni. Anzitutto perché già oggi, dati Excelsior alla mano, non si trovano muratori, brasatori, montatori meccanici di precisione, idraulici ecc. (l’elenco è lunghissimo) non che  «lavorino bene», come si deve, con intelligenza, cultura, orgoglio e responsabilità, «coordinandosi altrettanto bene» con gli altri professionisti, altri che oggi parlano sempre più sia in italiano sia in lingua straniera, ma anche che semplicemente «lavorino». In secondo luogo perché se un personaggio come  Emmanuel Mounier sosteneva che «lavorare è fare uomini» significa che oggi stiamo «facendo troppo pochi uomini».

 

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COMMENTI
30/01/2010 - I serramentisti bresciani e i falegnami lucani (Franco Labella)

Premesso che non sono un sociologo del lavoro ma un modesto docente di Discipline giuridiche ed economiche in procinto di essere licenziato per gli effetti del riordino che si andrà a realizzare, vorrei chiedere al prof. Bertagna quanti serramentisti bresciani conosce che spiegano agli apprendisti la resilienza dell'alluminio usato per costruire gli infissi. Dal mio osservatorio meridionale non conosco falegnami lucani che spieghino ai loro giovani apprendisti perchè, con la glogalizzazione, è divenuto poco conveniente usare il legno di noce nazionale. Chiamerebbero, poi, la neuro (per ricoverarmi ovviamente) se provassi a chiedere quanti datori di lavoro spiegano ai loro apprendisti il contenuto dell'art. 36 della Costituzione. Di questi tempi, poi.... Calamandrei tutto quello che si va prefigurando l'aveva lucidamente profetizzato. Ma, si sa, era un pericoloso cultore del senso dello Stato e come dicono i miei studenti "non si porta più". Franco Labella

 
27/01/2010 - Obbligo di istruzione: una riforma mancata. (Antonello Pesce)

Salve. C'è qualche scuola superiore in Italia in cui è stata applicata la normativa del 2007 relativa all'innalzamento dell'obbligo di istruzone? Nel biennio della mia scuola c'è una dispersione scolastica del 20% cioè si ritira o viene bocciato un allievo su 5! Come si fa ad essere pregiudizialmente contrari ad un provvedimento quando esistono gli strumenti che potrebbero evitarlo e non si utilizzano? Prof. Antonello Pesce I.I.S. "Vallauri" - Fossano