BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’apprendistato a 15 anni è un’occasione, ma i benpensanti gridano allo scandalo

Pubblicazione:

scuolastrumentiR375_03nov09.jpg

 

In questo contesto, potevano apparire il segno di una significativa inversione di tendenza due elementi. Il primo è l’emendamento approvato alla Camera in Commissione lavoro che autorizza l’inizio dell’apprendistato formativo non più dai 16 anni soltanto (come disposto dalla finanziaria del 2007), ma dai 15, come è sempre stato e come è in tutti i paesi avanzati. Il secondo è la raccomandazione al ministro Gelmini, espressa sempre alla Camera dalla Commissione istruzione e cultura in sede di approvazione dei decreti sulla riforma scolastica, circa l’opportunità di valorizzazione i «crediti acquisiti dagli studenti» in apprendistato al fine di trasformare sempre più questo istituto formativo in un percorso valido a tutti gli effetti per l’acquisizione di qualifiche, diplomi e diplomi superiori. Invece, niente.

Le reazioni del solito mainstream politico-sindacal-culturale gridano allo scandalo perché non «si vuole mandare» tutti i ragazzi obbligatoriamente alla scuola che abbiamo fino a 16 anni. Questo scandalo si potrebbe giustificare se il provvedimento che impediva l’apprendistato dai 15 ai 16 anni, approvato tre anni fa, avesse contribuito a diminuire il più alto tasso di dispersione scolastica che possiamo vantare nell’Europa a 27 per cento. Di più: se avesse anche solo contribuito ad abbassare il numeri dei disadattatati ai metodi di apprendimento scolastici. Niente. Anzi, oltre che aver reso inservibile l’apprendistato in diritto dovere, ha contribuito a peggiorare l’uno e l’altro indice. Cosicché ci troviamo con il 20% di espulsi dalla scuola a 16 anni e con l’80% di ragazzi che, alla stessa età, hanno almeno due insufficienze gravi e considerano, per loro, la scuola tutt’altro che la scholé che dovrebbe essere. E con «questa» scuola non si chiede a gran voce di provare a rendere più efficace sul piano formativo la possibile strada alternativa dell’apprendistato? Non si esige che il ministero dell’istruzione detti al più presto i livelli essenziali di prestazione che le aziende devono assicurare per rendere il lavoro un’altra via per l’apprendimento e la maturazione complessiva della personalità degli studenti dai 15 ai 18 anni? Non si chiede allo stesso ministero di chiarire subito come intende verificare i risultati di apprendimento non scolastici, ma comunque educativi dell’apprendistato? È davvero paradossale. E solo da noi poteva accadere una cosa del genere.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
30/01/2010 - I serramentisti bresciani e i falegnami lucani (Franco Labella)

Premesso che non sono un sociologo del lavoro ma un modesto docente di Discipline giuridiche ed economiche in procinto di essere licenziato per gli effetti del riordino che si andrà a realizzare, vorrei chiedere al prof. Bertagna quanti serramentisti bresciani conosce che spiegano agli apprendisti la resilienza dell'alluminio usato per costruire gli infissi. Dal mio osservatorio meridionale non conosco falegnami lucani che spieghino ai loro giovani apprendisti perchè, con la glogalizzazione, è divenuto poco conveniente usare il legno di noce nazionale. Chiamerebbero, poi, la neuro (per ricoverarmi ovviamente) se provassi a chiedere quanti datori di lavoro spiegano ai loro apprendisti il contenuto dell'art. 36 della Costituzione. Di questi tempi, poi.... Calamandrei tutto quello che si va prefigurando l'aveva lucidamente profetizzato. Ma, si sa, era un pericoloso cultore del senso dello Stato e come dicono i miei studenti "non si porta più". Franco Labella

 
27/01/2010 - Obbligo di istruzione: una riforma mancata. (Antonello Pesce)

Salve. C'è qualche scuola superiore in Italia in cui è stata applicata la normativa del 2007 relativa all'innalzamento dell'obbligo di istruzone? Nel biennio della mia scuola c'è una dispersione scolastica del 20% cioè si ritira o viene bocciato un allievo su 5! Come si fa ad essere pregiudizialmente contrari ad un provvedimento quando esistono gli strumenti che potrebbero evitarlo e non si utilizzano? Prof. Antonello Pesce I.I.S. "Vallauri" - Fossano