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SCUOLA/ L’apprendistato a 15 anni è un’occasione, ma i benpensanti gridano allo scandalo

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Attualmente, a partire dai 16 anni, esistono tre tipi di apprendistato. Il primo è quello formativo. Riguarda l’esercizio del diritto dovere di istruzione e di formazione di tutti i ragazzi fino a 18 anni. I suoi vincoli di svolgimento e i suoi risultati formativi dovrebbero essere stabiliti e controllati dal ministero dell’istruzione. Il secondo tipo è l’apprendistato professionalizzante. Riguarda i giovani dai 19 ai 29 anni assunti in un lavoro che, causa anche la scuola frequentata, non sanno svolgere bene e che dovrebbero, perciò, essere messi nelle condizioni di imparare a svolgerlo in termini di qualità. Coinvolge soltanto il ministero del lavoro. Il terzo tipo è quello di alta formazione. Riguarda i giovani laureati specialistici che, in accordo con l’azienda, si specializzano in percorsi formativi di dottorato universitario per incrementare le proprie competenze superiori. Chiama in causa sia il ministero dell’università sia quello del lavoro.

Il primo, però, interessa percentuali da prefisso telefonico, per di più con due zeri prima della virgola in molte parti d’Italia. Ed è di solito considerato una sconfitta personale e sociale. I giovani ritenuti «meritevoli» dai mass media e dalla mentalità comune frequenterebbero infatti in prima istanza i licei, e poi a seguire, in una consolidata scala progressivamente discendente, gli istituti tecnici, gli istituti professionali e i corsi triennali di istruzione e formazione professionale delle regioni. Il secondo tipo di apprendistato fa la parte del leone anche perché le aziende possono godere di vantaggi fiscali e contributivi. Il terzo è non solo poco praticato, ma anche quasi sconosciuto. E l’accademia nazionale si guarda bene dal valorizzarlo, sebbene nel recente documento programmatico Italia 2020 dei ministri Sacconi e Gelmini sia additato come la risorsa formativa più strategica per la nostra competitività internazionale.

 

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COMMENTI
30/01/2010 - I serramentisti bresciani e i falegnami lucani (Franco Labella)

Premesso che non sono un sociologo del lavoro ma un modesto docente di Discipline giuridiche ed economiche in procinto di essere licenziato per gli effetti del riordino che si andrà a realizzare, vorrei chiedere al prof. Bertagna quanti serramentisti bresciani conosce che spiegano agli apprendisti la resilienza dell'alluminio usato per costruire gli infissi. Dal mio osservatorio meridionale non conosco falegnami lucani che spieghino ai loro giovani apprendisti perchè, con la glogalizzazione, è divenuto poco conveniente usare il legno di noce nazionale. Chiamerebbero, poi, la neuro (per ricoverarmi ovviamente) se provassi a chiedere quanti datori di lavoro spiegano ai loro apprendisti il contenuto dell'art. 36 della Costituzione. Di questi tempi, poi.... Calamandrei tutto quello che si va prefigurando l'aveva lucidamente profetizzato. Ma, si sa, era un pericoloso cultore del senso dello Stato e come dicono i miei studenti "non si porta più". Franco Labella

 
27/01/2010 - Obbligo di istruzione: una riforma mancata. (Antonello Pesce)

Salve. C'è qualche scuola superiore in Italia in cui è stata applicata la normativa del 2007 relativa all'innalzamento dell'obbligo di istruzone? Nel biennio della mia scuola c'è una dispersione scolastica del 20% cioè si ritira o viene bocciato un allievo su 5! Come si fa ad essere pregiudizialmente contrari ad un provvedimento quando esistono gli strumenti che potrebbero evitarlo e non si utilizzano? Prof. Antonello Pesce I.I.S. "Vallauri" - Fossano