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SCUOLA/ I nuovi regolamenti delle secondarie e la regressione culturale del PD

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Se questa parte dei tre Pareri appare scritta in coerenza con la vulgata della sinistra riformista degli ultimi vent’anni, nel passaggio al giudizio finale è “la mano invisibile” della CGIL che scrive con l’inchiostro rosso. Così, mentre si invoca la fine dell’impianto nozionistico-enciclopedistico, si difende la struttura obsoleta e polverizzata, costruita in stretta complicità dal sindacato e dall’Amministrazione ministeriale, delle vecchie classi di concorso. Il Curriculum essenziale è subito messo da parte per invocare la difesa delle vecchie materie e l’introduzione di nuove materie compresa quella di cittadinanza o l’insegnamento autonomo dei linguaggi (Media education). Si riprendono le indicazioni di Fioroni sui quattro assi culturali, ma poi si difende il pulviscolo delle sperimentazioni Brocca, mai valutate e verificate. Dopo aver detto, forse con una punta di esagerazione, che il sapere dei ragazzi viene attinto solo per il 30 per cento dalla scuola e per il 70 per cento dall’esterno, si difende il vecchio e costosissimo e inefficiente Piano nazionale dell’informatica, in cui quelle percentuali passano rispettivamente al 5 per cento e al 95 per cento.

Ci si ricollega a Fioroni per la riforma degli istituti tecnici, ma poi si respinge il tutto, differenziandosi persino dalla posizione delle Regioni, che, pur essendo a maggioranza di centro-sinistra, avevano dato parere favorevole.

Non che manchino osservazioni condivisibili. I regolamenti non sono partiti da una continuazione lineare della Riforma Moratti, bensì da un impulso – peraltro del tutto giustificato, anche a seguito del Quaderno Bianco di Fioroni e Padoa Schioppa - del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La confezione definitiva dei Regolamenti appare essere piuttosto la risultante di un intreccio di misure pensate dai vari ministri precedenti, Fioroni compreso. Questa tecnica del patchwork, tipica di un apparato ministeriale politicamente più autonomo che in altre occasioni, è stata forse favorita dall’ipotesi di poter conquistare almeno una benevola astensione da parte dell’opposizione e quindi di superare più facilmente le resistenze della base, che si sente sballottata da misure reciprocamente contraddittorie. Resistenze che comunque si scateneranno quanto più si vedrà concretamente il venir meno di circa 12.000 cattedre in 4/5 anni. Comunque si deve constatare che l’offerta di continuità con Fioroni rivolta al centro-sinistra è stata respinta al mittente. Così che i settori più innovatori si chiedono se non valesse la pena partire semplicemente dalla Riforma Moratti.

Così come non è da sottovalutare l’osservazione circa la difficoltà da parte delle scuole a praticare l’autonomia, se non sono poste in condizione di disporre delle risorse finanziare adeguate e di poter organizzare quelle umane.

 

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COMMENTI
07/02/2010 - Una risposta non breve a Cominelli - parte finale (Franco Labella)

Lei , a proposito di Diritto ed Economia, scrive nella sua risposta “ condivido la necessità di ridurre al minimo le materie del core curriculum, di fare tue o tre materie professionalizzanti “. Cominelli lei va fuori tema, direbbe la mia collega di Italiano, stiamo parlando dei Licei in cui il Diritto sparisce dopo esserci stato per quasi 20 anni, cosa c’entrano le materie professionalizzanti? In realtà, in quest’errore, non è incorso solo lei. C’è stato qualche esperto buontempone (o forse buontempone esperto) che ha proposto di inserire, nel Liceo delle Scienze Umane, Economia aziendale anziché Economia Politica. Lei, con la sua risposta in sintonia con Bruschi, mi convince ancor di più: la eliminazione del Diritto e dell’Economia è una scelta non europea (mai sentito parlare delle Raccomandazioni sulle competenze civiche?) immotivata ed ideologica. Del resto, caro Cominelli, lei (lo deduco da conoscenza diretta anche se non personale in anni lontani e dalle sue note biografiche) di ideologie è un esperto. Chapeau, quindi, anche perchè io mi occupo solo di scuola, quella vera. Franco Labella

 
07/02/2010 - Una risposta non breve a Cominelli - III parte (Franco Labella)

La sua lontananza dalla scuola vera, poi, spiega anche la sua singolare idea che “Cittadinanza (concetto innanzi tutto giuridico) e Costituzione” (tanto ben conosciuta persino dai nostri parlamentari come hanno dimostrato in tv Le Iene la settimana scorsa) possa essere “insegnata” dal mio collega di Matematica. A Milano c’è un detto (ofelè fa el to meste) che parla di pasticciere o confettiere che deve fare il suo mestiere. Spesso l’ha usato anche l’attuale Presidente del Consiglio, milanese poco coerente, evidentemente, almeno su “Cittadinanza e Costituzione”. Per par condicio, siccome ho competenze informatiche non irrilevanti, chiederò, per non essere licenziato, (e lei Cominelli aderirà entusiasticamente ma con coerenza alla mia richiesta) di insegnare Informatica pur essendo laureato in Scienze Politiche. Quello della Gelmini, però, non doveva essere il riordino basato su slogan come “competenze e meritocrazia”? Prime che lei obietti che di “educazione” si tratta e non di insegnamento disciplinare (consiglio la lettura di Galli della Loggia sul Corriere della Sera e del prof. Cofrancesco sul Secolo XIX a proposito di C&C) le faccio osservare che per e-ducere bisogna conoscere almeno l’oggetto. Segue la parte finale ----->

 
07/02/2010 - Una risposta non breve a Cominelli - II parte (Franco Labella)

E dire che nella conferenza stampa televisiva e nei comunicati il Ministro Gelmini si era premurato di dire che Cittadinanza e Costituzione non sarebbe mai stata la riproposizione della vecchia e mai rimpianta “Educazione civica”!!!!!!!!! Cominelli è d’accordo col Ministro nel non volere “Cittadinanza e Costituzione”. Niente di male, ognuno ha le affinità elettive che preferisce, ma non parli allora dei funambolismi degli altri come suggerisce il titolo del suo articolo. Mi permetto di dare a Cominelli una notizia ed un suggerimento, se lo accetta. La notizia. C’è un quotidiano on line, si chiama ilSussidiario.net, che ha ospitato, nei giorni scorsi, un contributo dal titolo “Servono diritto ed economia nei Licei?Chiedete a Okham”. Il suggerimento, se Cominelli lo accetta. Legga il contributo e poi intervenga con le sue osservazioni nel thread giusto in modo tale che aiuterà anche i lettori a capire l’intrinseca contraddittorietà di posizioni, come quella espressa dal relatore sen. Asciutti, per il quale Diritto e Economia sono “materie di grande importanza per l’educazione alla legalità e per il contrasto di fenomeni di devianza” e quindi le eliminiamo dai Licei. Cominelli, lei è lontano da anni dai Licei, dai Tecnici e dai Professionali, lo dicono le sue note biografiche presenti sul Sussidiario. Lo si capisce dalla chiusa finale della sua risposta quando parla di “Storia del diritto”. Quella si studia all’Università, caro Cominelli, non nelle scuole superiori.

 
07/02/2010 - Una replica non breve a Cominelli - I parte (Franco Labella)

La sua risposta rende necessaria una replica non breve. Me ne scuso con i lettori ma reputo sia necessaria al dibattito sulla eliminazione delle Discipline giuridiche ed economiche a cui ha partecipato anche Corrado Augias su Repubblica di ieri. Cominciamo dal casus belli: la locuzione, a pagina 2 del suo articolo, “l’introduzione di nuove materie compresa quella di cittadinanza” (che, particolare non secondario, si chiama non “Cittadinanza” ma “Cittadinanza e Costituzione” e spiegherò poi che non è solo questione nominalistica) è sua e non dell’on.Pes. E’ evidente, infatti, che l’estensore del parere di minoranza on. Pes non ha scritto di nuove materie perché sa tanto bene che non esistono da rivendicarne l’istituzione. Ora Cominelli lei ci fa sapere , dopo aver scritto di “nuove materie” che in realtà non esistono, che è contrario alla istituzione di “Cittadinanza e Costituzione”. E’ d’accordo, perciò, con le recenti acrobazie, sul tema specifico, del Ministro Gelmini. Che prima era tanto d’accordo sulla nuova materia “C&C” da aver firmato, per la formazione dei docenti di Storia e Filosofia (chè quelli di Diritto non la devono insegnare) un protocollo di intesa non con la Società di Storia patria o di Filosofia, caro Cominelli, ma con l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti salvo poi dichiarare, meno di sei mesi dopo, che mai e poi mai esisterà una materia nuova con valutazione autonoma. Segue la seconda parte --->

 
29/01/2010 - Errare humanum est perseverare autem diabolicum (Franco Labella)

Cominelli, la on.Pes scrive esattamente quello che sostengo io e che è il contrario di quello che ha scritto lei: non esiste, nonostante le promesse televisive del Ministro Gelmini dell'agosto 2008, alcuna materia (disciplina) autonoma chiamata "Cittadinanza e Costituzione". La on. Pes, scrive infatti che risulta assente il quadro capace di contenere quello che ci voleva e non c'è.(anche C&C) Del resto, a conferma, basta guardare i quadri orario e spero lei lo abbia fatto. Noi del Coordinamento nazionale dei docenti di diritto e economia l'abbiamo chiesto (la disciplina autonoma con valutazione autonoma) nell'audizione del 24 nov.a cui era presente anche il relatore sen. Asciutti.Nel parere , come era ovvio, a Cittadinanza e Costituzione non s'accenna nemmeno. Il combinato disposto di questo e della progettata eliminazione del Diritto portano al ben noto paradosso della "educazione alla legalità senza le leggi". Se legge quello che ha scritto l'estensore Sen. Asciutti nel recente parere della VII del Senato, ritroverà la eco di questa assurda posizione. Ci troverà anche un'altra assurdità: il "federalismo disciplinare". Perchè sempre il sen.Asciutti scrive che questi insegnamenti (Diritto e Economia) devono essere eliminati in tutta Italia perchè non consentono una visione critica (rimandata alla Università sic) tranne che "nelle Regioni e province autonome che avevano già previsto tali insegnamenti". Mi piacerebbe leggere il suo commento a riguardo. Franco Labella

RISPOSTA:

Non capisco più l'oggetto del contendere! Parto dalla base. Io sono contrario all'istituzione di una materia nuova: quella di cittadinanza. Per la ragione che credo che l'educazione alla cittadinanza sia la risultante di italiano, matematica, storia ecc...Non credo che la si possa offrire con seminari di etica, di filosofia politica, di diritto. Ora, l'on. PES invece la vorrebbe e lamenta il fatto che manchi persino il quadro entro il quale si possa istituire una materia simile. Nel mio articolo si registra questo auspicio del PD, che io non condivido. Punto! Io non sostengo che la materia c'è - questa è l'affermazione che lei mi attribuisce - sostengo che non c'è e che è meglio che non ci sia. Lei può non essere d'accordo con la mia posizione, ma non può accusarmi di sostenere il falso. Quanto al sen. Asciutti: io condivido la necessità di ridurre al minimo le materie del core curriculum, di fare tue o tre materie professionalizzanti (diritto ed economia posso entrare in un curriculum vocazionale). Le motivazioni relative alla criticità del sen. Asciutti, se sono quelle che Lei riporta, non mi convincono. Resto convinto che alcuni passaggi fondamentali della storia del diritto debbano far parte di un insegnamento di storia della civilizzazione. Il Un insegnamento più specialistico deve entrare nel curriculum professionalizzante di alcuni indirizzi tecnici. Giovanni Cominelli

 
28/01/2010 - Cominelli legga prima di scrivere (Franco Labella)

La disinformazione continua. Lei scrive "l’introduzione di nuove materie compresa quella di cittadinanza ". Cominelli mi segnala dove l'ha letta la storia della nuova materia Cittadinanza come la chiama lei? Non esiste nessuna nuova materia e se lei non lo sa, legga e s'informi prima di scrivere cose non vere. Fra l'altro sempre sul quotidiano di cui è redattore, solo qualche giorno fa avete ospitato un contributo in cui si fa la storia di questa materia inesistente. E' veramente offensivo subire una scelta ideologica (l'eliminazione del Diritto) e leggere notizie non vere come quella che scrive lei. Le segnalo, a proposito di interessanti novità, che nel parere del Senato c'è la condivisione del noto paradosso della "educazione alla legalità senza le leggi". E poi si parla di competenze civiche ed educazione alla legalità e, magari, anche di Europa...... Ma evitiamo almeno il ridicolo... La regressione culturale? E' quella di chi s'inventa che le sperimentazioni Brocca siano state proposte ed attuate per impiegare i docenti in esubero. Ma a chi pensate di raccontarle queste cose? Franco Labella

RISPOSTA:

Cito alla lettera dal parere on. PES relativo ai Licei (Atto 132) (del Gruppo PD della Commissione cultura della Camera - Attri della Camera): "Risulta assente, infatti, una vera rivoluzione di metodo capace di contenere gli elementi indispensabili per una scuola del XXI secolo, quali: a) la didattica laboratoriale di tutte le discipline tramite il sistema delle compresenze (storia/diritto; Arte/tutte; Lingua straniera /tutte; Linguaggi /tutte); b) la previsione di spazi di intersezione tra le discipline, progettualità e sperimentazioni, che invece l’Europa ci chiede; c) l’insegnamento autonomo di Cittadinanza e Costituzione; d) l’insegnamento autonomo di Linguaggi (Media Education); e) l’insegnamento almeno quadriennale di Scienze;". Giovanni Cominelli

 
28/01/2010 - Il 30 e il 70 (Michele Donnanno)

Sarà anche vero che ormai il 70% del sapere di un adolescente viene acquisito fuori del circuito dell'istruzione, ma ci sarebbe allora da domandarsi in cosa consiste questo sapere? Sicuramente non ci stanno in quel 70% la matematica e neppure la storia. Ora, se leggo i quadri orari della Gelmini sul liceo classico e li confronto con quelli del liceo classico dove insegno, noto che i futuri studenti faranno meno storia (o meno geografia) e molta meno matematica. E se Cominelli non ci crede vada a vedersi il sito del liceo classico di Lecco. Domando "Ci pensa internet?" Michele Donnanno

RISPOSTA:

Condivido per intero le Sue perplessità, sia per quanto riguarda le percentuali sia per quanto concerne il contenuto di quel 70%. Quelle percentuali sono citate nei pareri PD, non mi convincono. Bisogna indagare di più sui fondamenti di tale affermazione. Giovanni Cominelli