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TEMI MATURITA’/ A pochi mesi dall’Esame di Stato qualche consiglio su come scrivere il tema

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Scelto il titolo, si scelgono le idee. E le si mettono in ordine, seguendo il più banale quanto dimenticato criterio della retorica classica: il capo, il corpo, la coda (ricordate? il discorso “che non ha né capo né coda”? ecco, il rischio è proprio quello). Il tema, come ogni testo argomentativo, deve avere un’introduzione, uno svolgimento articolato in punti, una conclusione. Nell’introduzione e nella conclusione ci si concentra principalmente sull’aspetto creativo (per catturare l’attenzione del lettore all’inizio, e per lasciarlo con un bel ricordo di quello che ha letto alla fine); nello svolgimento ci si concentra soprattutto sull’ordine logico, cioè sul rigore argomentativo del testo. Ad esempio: in questo testo che state leggendo, che non sarà un granché ma può andar bene lo stesso, chi scrive è partito con una banalissima “captatio benevolentiae” mettendosi dalla parte degli studenti e contro i professori (ma, se pur con zoppicante ironia antifrastica, l’eventuale lettore-professore potrà invertire facilmente gli elementi); è poi passato a sviluppare l’argomento in modo schematico (principio base; scelta del titolo; organizzazione del discorso; e un altro passaggio che tra poco leggerete); infine concluderà con una battuta forse non entusiasmante, nel vano tentativo di accreditare il testo stesso.

Il problema stilistico (a meno di non essere ottimi scrittori per natura, e allora non vi serve a nulla tutto ciò che qui si dice) è meglio posticiparlo completamente. Dopo aver scritto un testo ben strutturato dal punto di vista dei contenuti, si può passare al “labor limae” della forma. Attenzione: lo scopo di un tema è dimostrare al professore che si è in grado di scrivere in modo chiaro e scorrevole su un dato argomento, non dimostrare di essere potenziali scrittori. Quindi, in fase di correzione stilistica, concentrarsi bene innanzitutto sulla sintassi (principali, coordinate e subordinate; non frasi giustapposte separate semplicemente da virgole casuali), puntare a uno stile pulito (i sinonimi servono a chiarire, non a variare).

 

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COMMENTI
29/01/2010 - verba volant scripta manent (Anna Di Gennaro)

Trovo simpatico e stimolante l'approccio dell'Autore: un incipit che m'induce ad una domanda direi quasi scontata. C'è qualche studente tra i lettori del SUSSIDIARIO? Si faccia vivo e scriva allora! Il momento è davvero opportuno e un po' di esecizio non guasta. Una sola considerazione relativa alla stesura dell'elaborato che i neomaturandi dovranno comporre. L'idea deriva dalla visita alla casa di Giacomo Leopardi in quel di Recanati dove ho avuto modo di ammirare i suoi scritti così originali anche e soprattutto grazie alle numerose correzioni così preziose e frutto di "lungo studio e grande amore" direbbe Dante. Ebbene proprio quelle annotazioni, appunti e cancellature sono ancora lì a svelarci il cuore del poeta, il suo spirito di osservazione, la sua solitudine interiore e l'amore per la conoscenza non parcellizzata nè frantumata, ma resa ancor più "nobile" dal suo spirito libero che anora oggi leggiamo con stupore. Scrivere è un desiderio della nostra umanità nel momento in cui diviene matura e adulta. Le incisioni rupestri ne sono la testimonianza grezza ma significativa: lasciare traccia di sè e comunicare un bisogno irresistibile da sempre. Che ne pensano gli studenti? A loro la parola!