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SCUOLA/ Compiti a casa: un incubo che può trasformarsi in occasione

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Meirieu nel suo testo propone delle condizioni favorevoli ad un uso intelligente e formativo dei compiti a casa, avvertendo che, innanzitutto, tra genitori ed insegnanti deve costruirsi una “complementarità necessaria”. "Oggi tutti cercano di cogliere in fallo l’altro: gli insegnanti stigmatizzano l’‘abdicazione dei genitori’ e si lamentano delle loro continue intrusioni in campo didattico, mentre i genitori accusano gli insegnanti di rifiutare qualsiasi seria valutazione del loro lavoro e di usurpare sistematicamente le loro responsabilità di educatori. Probabilmente sarebbe meglio che ciascuno si occupasse del proprio ambito. Gli insegnanti rivendicano, a ragione, la propria autentica professionalità e rifiutano qualsiasi sistematica intrusione in ciò che attiene alle loro competenze. Ma proprio per questo sarebbe opportuno che evitassero di delegare a casa apprendimenti fondamentali per la riuscita degli allievi. I genitori, da parte loro, rifiutano, a ragione, che dei professionisti rivendichino una sorta di “irresponsabilità sociale”. Ma non dovrebbero confondere l’‘obbligatorietà degli strumenti’ con l’'obbligatorietà dei risultati’: mentre la prima lascia integra la loro responsabilità di educatori, la seconda non tiene conto della singolarità delle persone e confonde l’educazione di individui con la fabbricazione di oggetti. Dunque a ciascuno il suo ruolo..." (p.20).

La lunga citazione per sottolineare lo stato di disagio che si crea nella relazione scuola/famiglia, disagio che va superato con modalità operative concrete, andando oltre le analisi sociologiche che attestano la crisi di scuola e famiglia.

 

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