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SCUOLA/ Al bivio tra conservatori di centro-sinistra e timidi riformisti di centro-destra

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Giuseppe Fioroni, che viene dopo la Moratti, per eccesso di reazione alla bicanalizzazione debole del sistema, ritorna allo status quo antea Berlinguer. Più “centro” che “sinistra”, Fioroni riprende la vecchia linea della sinistra DC: statalismo e uso politico stretto degli apparati alti, automatismo burocratico degli apparati bassi. Esiste una cultura politica della scuola di centro-destra? Di certo esiste una cultura politica del centro-destra, composta di stratificazioni differenti e non sempre coerenti e compatibili. Mentre nel centro-sinistra si registra una sostanziale identità di cultura tra ex-PCI e ex-DC, che fa riferimento al ruolo decisivo dello Stato, non così si può dire del centro-destra. Le forze che lo compongono alla sua nascita – Forza Italia, Lega, AN - hanno orientamenti ideologici assai diversi per quanto riguarda l’educazione: FI più liberale, ma con grosse componenti DC e PSI che non lo sono affatto, AN statalista gentiliana, la Lega agnostica.

 

La legge 53 del 28 marzo 2003 di Letizia Moratti è la sintesi culturale più avanzata del primo centro-destra organico. Il principio di personalizzazione dei percorsi, la partizione dell’istruzione secondaria in due canali di pari dignità, il ruolo delle Regioni, la valutazione esterna e altro ancora. In quest’ultima legislatura il Pdl n. 953 (cosiddetto PdL Aprea) e i nuovi Regolamenti (la cosiddetta Riforma Gelmini) proseguono su quella strada con fatica e qualche arretramento (si pensi alla conferma della scelta di Fioroni sulla tripartizione Licei-Istituti tecnici-Istituti professionali di stato). Complessivamente lo statalismo è in ritirata tattica, ma tutt’altro che sconfitto. Come a dire, con un flash: conservatorismo del centro-sinistra, riformismo debole del centro-destra.

 

Ovviamente, questa semplificazione non fotografa perfettamente nessuno dei due schieramenti. Perché vi sono rare punte di innovazione culturale blairista nel centro-sinistra e punte di pura conservazione gentiliana nel centro-destra. Ma forse è inevitabile lo scarto tra l’universo delle culture politiche e quello della politica governante. Certo è, invece, che l’elaborazione culturale dell’intellettualità italiana e dei mass media sui temi educativi resta straordinariamente povera e disimpegnata. Perché, si sa, l’educazione è faccenda dello Stato... E questo pensiero è come l’aria che respiriamo.



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COMMENTI
08/01/2010 - Un doveroso accordo per la riforma (Roberto Pasolini)

Un apprezzamento al preciso excursus storico messo in evidenza da Cominelli, excursus che ci permette di comprendere meglio alcuni passaggi di politica scolastica che negli anni hanno caratterizzato le decisioni di Ministero, Governo e Parlamento, ma il quadro finale indica ancora differenze di posizioni politico-culturali che preoccupano rispetto al bisogno di riforma di cui necessita il sistema scolastico. Ritengo che il richiamo del Presidente Napolitano nel suo recente messaggio di fine anno, testualmente: “a tutti i giovani la società e i poteri pubblici debbono dare delle occasioni, e in primo luogo devono garantire l'opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito” debba essere ascoltato ed è dovere delle forze politiche non disattenderlo. Il futuro dei nostri giovani è troppo importante e legato a quello del Nostro Paese per essere ancora sacrificato sull’altare di sterili battaglie ideologiche o di potere politico. Un accordo tra maggioranza ed opposizione dovrà essere trovato ben sapendo che ognuno dovrà, culturalmente, fare un passo indietro e, seguendo lo strumentale principio che “l’ottimo quasi sempre è nemico del bene”, puntare ad un unico bene: quello degli studenti italiani, offrendo finalmente loro un sistema scolastico moderno ed efficiente.

 
05/01/2010 - minoranze creative (Gianmario Gatti)

c'è anche una realtà, piccola, molto piccola, che è la scuola "privata con funzione pubblica", per lo più di ispirazione cattolica, che è un soggetto incapace di una alternativa culturale. Così l'unica vera riforma che è la libertà di educazione,cioè lo Stato con una funzione di puro controllo e impegno sulle strutture architettoniche, non servirebbe a nulla anzi, alla fine, sarebbe uno strumento temibile perchè il burocraticismo, l'ordinamento rende i presidi e gli insegnanti "sicuri" dentro le regole che lo Stato dà, e la confusione delle regole che riforma dopo riforma genera è l'unico tema di discussione che anima il dibattito dei collegi docenti. Quindi siamo messi peggio di quanto il prof Cominelli scrive, perchè senza "minoranze creative" non si fa nessuna rivoluzione. Destra e sinistra difendono loro stesse: il futuro è come quello di una volta. Un politico intelligente come ministro dovrebbe dichiarare che non è sua intenzione fare alcuna riforma ma per esempio aprire un grande dibattito su:cosa è la Ragione?. Questo farebbe una grande paura e darebbe una grande insicurezza a presidi, insegnanti, sindacati e genitori.