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SCUOLA/ Conoscenze o competenze? Superiamo la diatriba con il buon vecchio rasoio di Ockham

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A ben vedere, nella querelle tra competenzisti e contenutisti, tra teste piene e teste ben fatte (tra “tacchi alti e tacchi bassi”, direbbe Jonathan Swift) la frase rappresenta un brillante punto di sintesi. Perché, per accendere un fuoco, occorre per lo meno avere legna o altro materiale combustibile. Per costruire un edificio, occorrono mattoni. E un campo, senza semi, non dà frutti. Banale, vero? Talmente banale che gli storici “programmi ministeriali” per i licei redatti dalla Sotto commissione alleata nel 1944/1945, più volte idolo polemico del pedagogismo “a la page”, non facevano altro che elencare una serie di conoscenze ritenute fondamentali premettendo, liceo per liceo e disciplina per disciplina, una “declaratoria” che riassumeva - ma vedi il caso strano! - quelle che oggi definiremmo competenze in uscita.

 

Come dare torto a Giorgio Israel, quando asserisce «le competenze? Una cosa che abbiamo sempre fatto!». O, almeno e più realisticamente, «che si sarebbe dovuta fare» già da oltre sessant’anni. Colgo dal programma di italiano: «I due anni di biennio offrono al giovane la possibilità di impadronirsi, attraverso la conoscenza dei migliori autori, di un patrimonio che sarà ulteriormente approfondito nel triennio, e che intanto svilupperà in lui il gusto e la capacità dell'espressione aderente e sentita, e renderà consapevole il suo giudizio estetico (…). Della padronanza della nostra lingua, delle capacità di valutazione delle opere, della sensibilità nell'esame di processi naturali, moti dell'animo, concetti, daranno prova d'ora innanzi gli alunni in gare collettive per l'espressione precisa e bella, e nella redazione scritta individuale».

 

Segue dettaglio (per modo di dire: una paginetta) delle conoscenze fondamentali richieste. Un capolavoro ineguagliato di buon senso, perché il buon senso aveva guidato i redattori, tra i quali il pedagogista statunitense Carleton Wolsey Washburne. Il quale Washburne, dal canto suo, era teorizzatore e propugnatore di un particolare metodo didattico (praticato nel complesso scolastico sperimentale di Winnetka) che si era ben guardato, pur avendone la possibilità, di prescrivere a tutte le scuole italiane: perché i metodi didattici sono, per loro natura, plurali, diversificati, adattabili caso per caso. Non si impongono per circolare ministeriale, ma si propongono e si discutono nel dibattito tra gli insegnanti che dovrebbero testarne la validità avendo come unico fine il successo educativo.

 

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COMMENTI
06/01/2010 - INSEGNANTE CALPESTATO (giovanni spinicchia)

1961-1966,Sicilia,paesi arroccati e dispersi, scuola media dell'obbligo in "discipline artistiche" Arroganza e potere da parte di chi per raccomandazioni cercava di rubarti il posto:ricorsi,tempo, avvocati,denaro,amarezza delusioni attese e trasferimenti in sedi più disagiate. 1966-1969,Civitavecchia,Ardea,Torvaianica. l'esperienza acquisita,la passione, ma soprattutto la scoperta di un codice di apprendimento per l'apprendimento del disegno e mai isistito fino a quel momento e dal quale la scuola ne ricava un riconoscimento Ministeriale quale fra le "scuole pilota di Italia". Sopprusi,ostacoli,invidie,tentativi di violazione per la continuità di insegnamento. 1971-1982 Firenze:Liceo artistico,scuola d'arte,Accademia di Belle Arti. Violazione di atti di ufficio e forzati trasferimenti per gli straordinari risultati acquisiti dagli allievi che determinavano l'incompetenza dei colleghi e l'impreparazione degli allievi: da qui il pensionamento anticipato. La scuola è stata ed è ancora questa? Don Lorenzo Milani può esistere ancora? Quanti docenti degni e consapevoli rimangono nell'ombra? Docente deluso Prof.G.Spinicchia

 
05/01/2010 - Condivido l'intervento di Bruschi (Roberto Pasolini)

Mi associo all’intervento di Sonzogni nel dare il benvenuto ad una concretezza d’intenzioni e d’impostazioni di cui il sistema scolastico italiano ha bisogno “più del pane”, come si usava dire una volta. La sterile diatriba tra fautori delle conoscenze e fautori delle competenze ha rischiato di sommergere l’obiettivo fondamentale che deve avere la scuola: il sapere. Sapere che non può essere l’insieme di conoscenze e competenze, come Bruschi ha ben esplicitato. Ben vengano, quindi, “indicazioni” (ho quasi paura ad evocare questo sostantivo), chiare, leggibili, semplici e che sappiano evidenziare con “fermezza” gli obiettivi fondamentali utili a saltare “un’asticella giusta”, ossia posta all’altezza utile a riportare i nostri studenti ad un livello medio di apprendimento adeguato a permettere loro di competere con successo con i coetanei degli altri paesi. Mi associo anche nella sollecitazione di Sonzogni: non lasciamo soli gli insegnanti, aiutiamoli ad apprezzare la sfida cui sono chiamati, aiutiamoli con un pronto aggiornamento, aiutiamoli ad essere protagonisti del cambiamento. Solo così, credo, l’attesa riforma potrà raggiungere gli auspicati obiettivi.

 
05/01/2010 - sig. Rossi... (ivano sonzogni)

Sig. Rossi, io sono un lavoratore dipendente e mi pare il minimo richiedere che il mio datore di lavoro mi dia le direttive e non solo. Non credo che libertà di insegnamento consista nel fare ognuno ciò che ritiene individualmente buono. Se si fa una riforma, che si faccia fino in fondo, altrimenti la pratica di lavoro pluriennale prevarrà. Certo sono insicuro, ma 1° 20 anni di insegnamento mi stanno rendendo consapevole delle difficoltà del lavoro didattico; 2° o la riforma è il solito cambiar nome alle cose (vezzo italiano), e allora continuerò come ho sempre fatto, o è una vera riforma e in questo caso penso sia difficile "resettarmi". Io son un insegnante, il mio ruolo è impiegatizio, ad altri spetta la responsabilità di definire gli obiettivi e di organizzare il lavoro: e non venitemi a dire tante belle cose sul lavoro dell'insegnante.

 
05/01/2010 - Concordo con Bruschi (Tiziana Pedrizzi)

Sono sostanzialmente d'accordo con Max Bruschi.Ritengo che le competenze senza conoscenze siano vuote e che le conoscenze senza finalizzazione di competenze siano oggi più che mai improponibili.I cultori della materia ricordano il deweysmo benintenzionato di Washburne e l'attivismo di Lombardo Radice; in Italia però ha vinto alle superiori Concetto Marchesi.Ma la attuale situazione critica degli apprendimenti deriva da una dilagante pedagogia delle competenze o da un accanimento terapeutico nella somministrazione delle conoscenze da perte di medici mediocri?

 
05/01/2010 - A Sonzogni (mario rossi)

Gent.mo Sonzogni mi sembra che lei non abbia colto in pieno i contenuti dell'articolo di Max Bruschi, meritevoli di analitici approfondimenti. Ci mancherebbe infatti che il Ministero declinasse anche "con precisione i percorsi didattici " e magari anche quando dobbiamo andare al bagno, oppure... tenerla stretta.Addirittura "accompagni e segua passo dopo passo e.... non lasciare soli gli insegnanti.."; perchè non proporre anche un sostegno per quelli insicuri, e carenti di iniziative didattiche appropriate? Mario Rossi CESENA

 
05/01/2010 - finalmente un inno alla concretezza (ivano sonzogni)

"Ritornare all’ordine e al buon senso significa, innanzitutto, fissare obiettivi fondamentali, raggiungibili, verificabili": dr. Bruschi, erano anni che attendevo di leggere una frase simile e la ringrazio per questo. Usciamo per favore dalle eterne chiacchiere psicopedagogiche! Come lavoratore della scuola, però, mi consenta di chiedere che il Ministero definisca non solo obiettivi, ma anche e con precisione i percorsi didattici tramite i quali raggiungerli. Delegare tutto a riunioni di area o di dipartimento può significare tornare al chiacchiericcio o, nelle migliori delle ipotesi, ad esperienze utili, ma limitate a singole scuole. Non concepisco esperienze valide solo in relazione a territori perché non credo che esistano competenze utili in Sicilia ed altre in Lombardia. Che il Ministero non solo dia le direttive, ma accompagni, segua e verifichi passo dopo passo l'applicazione: non lasciate soli gli insegnanti se volete migliorare la scuola!