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SCUOLA/ Conoscenze o competenze? Superiamo la diatriba con il buon vecchio rasoio di Ockham

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Forse il difetto (imperdonabile!) di quelle declaratorie era di essere scritte in buon italiano (che magari oggi può apparire un poco polveroso, ma nulla più), di essere comprensibili e aliene dalle fumisterie e dalle “tecnicalità” che hanno funestato, nei decenni successivi, tanta parte della produzione “trasteverina”. Trasteverina, poi, per modo di dire. Perché gli incolpevoli funzionari e dirigenti del ministero dell’istruzione si trovavano costretti a mettere su carta le elucubrazioni dell’esperto di passaggio, con risultati a volte grotteschi: per limitarci alle indicazioni nazionali del 226/2005, alla voce «obiettivi specifici di apprendimento di lingua italiana nel biennio dei licei», cosa diavolo rappresenti «l’uso consapevole della scrittura veloce e compendiata» o «padroneggiare in particolare il dinamismo del verbo come generatore della struttura della frase e compiere trasformazioni in tale struttura» è materia che volentieri lascio a menti più eccelse della mia. 

 

Se dovessi individuare la sfida delle future indicazioni nazionali e dove puntare la loro barra, non avrei esitazioni a indicare la strategia del buon senso. Il che non si tradurrebbe in una improbabile sintesi (o, peggio, compromesso) tra competenzisti e contenutisti, tra disciplinaristi e pedagogisti, ma nel mettere le cose al loro posto, utilizzando senza remore quel buon vecchio “rasoio di Ockham” che, da parecchi secoli, ci insegna a sbarazzarci degli “enti inutili” e a non procedere alla trasformazione del semplice nel complicato attraverso l’inutile. Perché questo invece è accaduto in questi anni nelle fasi di passaggio tra riforme per lo più abortite.

 

L’ideologia del “competenzismo” e delle “teste ben fatte”, come tutte le ideologie, è andata ben oltre il segno. La lotta (giusta) contro il “nozionismo” ha portato a travolgere, caricaturizzando il sapere (la lezione imparata, come si diceva un tempo, a pappagallo), le stesse conoscenze che, per di più, solo un rigurgito neopositivistico può portare a finalizzare, sempre e comunque, a una utilità pratica. Il timore di essere scontati o banali ha indotto a spaccare la koiné educativa innanzitutto distruggendo una lingua comune tra insegnanti, famiglie, studenti; poi a procedere a una discutibilissima “amplificatio” retorica che porta a illustrare (male) in dieci pagine ciò che potrebbe essere detto (bene) in cinque righe; infine, in un delirio tassonomico, a pretendere di incardinare tra loro conoscenze, abilità, competenze in mirabolanti tabelle pluricolonna che dubito un insegnante prenderebbe mai sul serio nel proprio percorso didattico ed educativo.

 

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COMMENTI
06/01/2010 - INSEGNANTE CALPESTATO (giovanni spinicchia)

1961-1966,Sicilia,paesi arroccati e dispersi, scuola media dell'obbligo in "discipline artistiche" Arroganza e potere da parte di chi per raccomandazioni cercava di rubarti il posto:ricorsi,tempo, avvocati,denaro,amarezza delusioni attese e trasferimenti in sedi più disagiate. 1966-1969,Civitavecchia,Ardea,Torvaianica. l'esperienza acquisita,la passione, ma soprattutto la scoperta di un codice di apprendimento per l'apprendimento del disegno e mai isistito fino a quel momento e dal quale la scuola ne ricava un riconoscimento Ministeriale quale fra le "scuole pilota di Italia". Sopprusi,ostacoli,invidie,tentativi di violazione per la continuità di insegnamento. 1971-1982 Firenze:Liceo artistico,scuola d'arte,Accademia di Belle Arti. Violazione di atti di ufficio e forzati trasferimenti per gli straordinari risultati acquisiti dagli allievi che determinavano l'incompetenza dei colleghi e l'impreparazione degli allievi: da qui il pensionamento anticipato. La scuola è stata ed è ancora questa? Don Lorenzo Milani può esistere ancora? Quanti docenti degni e consapevoli rimangono nell'ombra? Docente deluso Prof.G.Spinicchia

 
05/01/2010 - Condivido l'intervento di Bruschi (Roberto Pasolini)

Mi associo all’intervento di Sonzogni nel dare il benvenuto ad una concretezza d’intenzioni e d’impostazioni di cui il sistema scolastico italiano ha bisogno “più del pane”, come si usava dire una volta. La sterile diatriba tra fautori delle conoscenze e fautori delle competenze ha rischiato di sommergere l’obiettivo fondamentale che deve avere la scuola: il sapere. Sapere che non può essere l’insieme di conoscenze e competenze, come Bruschi ha ben esplicitato. Ben vengano, quindi, “indicazioni” (ho quasi paura ad evocare questo sostantivo), chiare, leggibili, semplici e che sappiano evidenziare con “fermezza” gli obiettivi fondamentali utili a saltare “un’asticella giusta”, ossia posta all’altezza utile a riportare i nostri studenti ad un livello medio di apprendimento adeguato a permettere loro di competere con successo con i coetanei degli altri paesi. Mi associo anche nella sollecitazione di Sonzogni: non lasciamo soli gli insegnanti, aiutiamoli ad apprezzare la sfida cui sono chiamati, aiutiamoli con un pronto aggiornamento, aiutiamoli ad essere protagonisti del cambiamento. Solo così, credo, l’attesa riforma potrà raggiungere gli auspicati obiettivi.

 
05/01/2010 - sig. Rossi... (ivano sonzogni)

Sig. Rossi, io sono un lavoratore dipendente e mi pare il minimo richiedere che il mio datore di lavoro mi dia le direttive e non solo. Non credo che libertà di insegnamento consista nel fare ognuno ciò che ritiene individualmente buono. Se si fa una riforma, che si faccia fino in fondo, altrimenti la pratica di lavoro pluriennale prevarrà. Certo sono insicuro, ma 1° 20 anni di insegnamento mi stanno rendendo consapevole delle difficoltà del lavoro didattico; 2° o la riforma è il solito cambiar nome alle cose (vezzo italiano), e allora continuerò come ho sempre fatto, o è una vera riforma e in questo caso penso sia difficile "resettarmi". Io son un insegnante, il mio ruolo è impiegatizio, ad altri spetta la responsabilità di definire gli obiettivi e di organizzare il lavoro: e non venitemi a dire tante belle cose sul lavoro dell'insegnante.

 
05/01/2010 - Concordo con Bruschi (Tiziana Pedrizzi)

Sono sostanzialmente d'accordo con Max Bruschi.Ritengo che le competenze senza conoscenze siano vuote e che le conoscenze senza finalizzazione di competenze siano oggi più che mai improponibili.I cultori della materia ricordano il deweysmo benintenzionato di Washburne e l'attivismo di Lombardo Radice; in Italia però ha vinto alle superiori Concetto Marchesi.Ma la attuale situazione critica degli apprendimenti deriva da una dilagante pedagogia delle competenze o da un accanimento terapeutico nella somministrazione delle conoscenze da perte di medici mediocri?

 
05/01/2010 - A Sonzogni (mario rossi)

Gent.mo Sonzogni mi sembra che lei non abbia colto in pieno i contenuti dell'articolo di Max Bruschi, meritevoli di analitici approfondimenti. Ci mancherebbe infatti che il Ministero declinasse anche "con precisione i percorsi didattici " e magari anche quando dobbiamo andare al bagno, oppure... tenerla stretta.Addirittura "accompagni e segua passo dopo passo e.... non lasciare soli gli insegnanti.."; perchè non proporre anche un sostegno per quelli insicuri, e carenti di iniziative didattiche appropriate? Mario Rossi CESENA

 
05/01/2010 - finalmente un inno alla concretezza (ivano sonzogni)

"Ritornare all’ordine e al buon senso significa, innanzitutto, fissare obiettivi fondamentali, raggiungibili, verificabili": dr. Bruschi, erano anni che attendevo di leggere una frase simile e la ringrazio per questo. Usciamo per favore dalle eterne chiacchiere psicopedagogiche! Come lavoratore della scuola, però, mi consenta di chiedere che il Ministero definisca non solo obiettivi, ma anche e con precisione i percorsi didattici tramite i quali raggiungerli. Delegare tutto a riunioni di area o di dipartimento può significare tornare al chiacchiericcio o, nelle migliori delle ipotesi, ad esperienze utili, ma limitate a singole scuole. Non concepisco esperienze valide solo in relazione a territori perché non credo che esistano competenze utili in Sicilia ed altre in Lombardia. Che il Ministero non solo dia le direttive, ma accompagni, segua e verifichi passo dopo passo l'applicazione: non lasciate soli gli insegnanti se volete migliorare la scuola!