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SCUOLA/ Conoscenze o competenze? Superiamo la diatriba con il buon vecchio rasoio di Ockham

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Compresi quegli “assi culturali” al termine del biennio dell’obbligo cui sarà forse il caso, a tempo e luogo, di rimettere mano, visto che, come ben sanno i membri di quella commissione, si trattava solo di una “prima bozza” che lo spazientito Fioroni trasformò in legge tagliando il nodo gordiano di un dibattito a suo dire protrattosi troppo a lungo. Il tutto condito dalla moda strutturalista sulla quale, in una formidabile palinodia, Tzvetan Todorov ha detto parole definitive. Insomma, rispetto a tutto questo, occorre procedere in una direzione contraria perché “l’abbassamento dei livelli” non è una preoccupazione per il domani, ma una realtà, drammatica, di oggi, come testimoniano le prove nazionali e internazionali, le valutazioni compiute dalle università sul livello di preparazione delle matricole e, buon ultimo, il grido d’allarme dell’Accademia della Crusca sul semianalfabetismo di una fetta consistente di popolazione.

 

Ritornare all’ordine e al buon senso significa, innanzitutto, fissare obiettivi fondamentali, raggiungibili, verificabili. Il che non vuol dire né abbassare (ulteriormente) l’assicella del sapere, né rifugiarsi in una comoda genericità. Significa, al contrario, indicare chiaramente cosa ci si aspetta alla fine del percorso educativo in termini di conoscenze, abilità, competenze portando l’accento (l’accento, non fiumi di inchiostro) su tutti tre i termini, collocandoli al loro posto e tornare a ragionare sui contenuti fondamentali delle discipline, sulle abilità proprie di ciascuna di esse e su quelle da considerarsi trasversali, sui profili in uscita generali e particolari, riassaporando il termine cultura. Significa verticalizzare e rendere tracciabili i curriculum, evitando le fratture tra i cicli scolastici e tra i cicli scolastici e l’alta formazione, universitaria o meno, ponendo fine allo sconcio di atenei costretti a ri-alfabetizzare le proprie matricole o a insegnanti di latino (i più tenaci) impegnati a spiegare cosa sia un accusativo a chi mai, nel proprio percorso scolastico, ha mai avuto sentore dell’esistenza di una certa analisi logica o grammaticale.

 

Significa favorire lo scambio di esperienze pedagogiche e negare diritto di cittadinanza a qualunque prescrittivismo pedagogico “di Stato”, perché la via per il successo educativo non è assimilabile al processo di fabbricazione di un tondino: passa attraverso una relazione educativa tra insegnante e studente che è irriducibile a schemi perché l’animo umano, le relazioni umane sono irriducibili a schemi. Significa mettere a regime il sistema di valutazione nazionale, che non può e non vuole essere ridotto a un “testificio”, ma che deve essere messo nelle condizioni di poter misurare e premiare il successo educativo, individuare le malattie affinché, passaggio non scontato, siano curate.



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COMMENTI
06/01/2010 - INSEGNANTE CALPESTATO (giovanni spinicchia)

1961-1966,Sicilia,paesi arroccati e dispersi, scuola media dell'obbligo in "discipline artistiche" Arroganza e potere da parte di chi per raccomandazioni cercava di rubarti il posto:ricorsi,tempo, avvocati,denaro,amarezza delusioni attese e trasferimenti in sedi più disagiate. 1966-1969,Civitavecchia,Ardea,Torvaianica. l'esperienza acquisita,la passione, ma soprattutto la scoperta di un codice di apprendimento per l'apprendimento del disegno e mai isistito fino a quel momento e dal quale la scuola ne ricava un riconoscimento Ministeriale quale fra le "scuole pilota di Italia". Sopprusi,ostacoli,invidie,tentativi di violazione per la continuità di insegnamento. 1971-1982 Firenze:Liceo artistico,scuola d'arte,Accademia di Belle Arti. Violazione di atti di ufficio e forzati trasferimenti per gli straordinari risultati acquisiti dagli allievi che determinavano l'incompetenza dei colleghi e l'impreparazione degli allievi: da qui il pensionamento anticipato. La scuola è stata ed è ancora questa? Don Lorenzo Milani può esistere ancora? Quanti docenti degni e consapevoli rimangono nell'ombra? Docente deluso Prof.G.Spinicchia

 
05/01/2010 - Condivido l'intervento di Bruschi (Roberto Pasolini)

Mi associo all’intervento di Sonzogni nel dare il benvenuto ad una concretezza d’intenzioni e d’impostazioni di cui il sistema scolastico italiano ha bisogno “più del pane”, come si usava dire una volta. La sterile diatriba tra fautori delle conoscenze e fautori delle competenze ha rischiato di sommergere l’obiettivo fondamentale che deve avere la scuola: il sapere. Sapere che non può essere l’insieme di conoscenze e competenze, come Bruschi ha ben esplicitato. Ben vengano, quindi, “indicazioni” (ho quasi paura ad evocare questo sostantivo), chiare, leggibili, semplici e che sappiano evidenziare con “fermezza” gli obiettivi fondamentali utili a saltare “un’asticella giusta”, ossia posta all’altezza utile a riportare i nostri studenti ad un livello medio di apprendimento adeguato a permettere loro di competere con successo con i coetanei degli altri paesi. Mi associo anche nella sollecitazione di Sonzogni: non lasciamo soli gli insegnanti, aiutiamoli ad apprezzare la sfida cui sono chiamati, aiutiamoli con un pronto aggiornamento, aiutiamoli ad essere protagonisti del cambiamento. Solo così, credo, l’attesa riforma potrà raggiungere gli auspicati obiettivi.

 
05/01/2010 - sig. Rossi... (ivano sonzogni)

Sig. Rossi, io sono un lavoratore dipendente e mi pare il minimo richiedere che il mio datore di lavoro mi dia le direttive e non solo. Non credo che libertà di insegnamento consista nel fare ognuno ciò che ritiene individualmente buono. Se si fa una riforma, che si faccia fino in fondo, altrimenti la pratica di lavoro pluriennale prevarrà. Certo sono insicuro, ma 1° 20 anni di insegnamento mi stanno rendendo consapevole delle difficoltà del lavoro didattico; 2° o la riforma è il solito cambiar nome alle cose (vezzo italiano), e allora continuerò come ho sempre fatto, o è una vera riforma e in questo caso penso sia difficile "resettarmi". Io son un insegnante, il mio ruolo è impiegatizio, ad altri spetta la responsabilità di definire gli obiettivi e di organizzare il lavoro: e non venitemi a dire tante belle cose sul lavoro dell'insegnante.

 
05/01/2010 - Concordo con Bruschi (Tiziana Pedrizzi)

Sono sostanzialmente d'accordo con Max Bruschi.Ritengo che le competenze senza conoscenze siano vuote e che le conoscenze senza finalizzazione di competenze siano oggi più che mai improponibili.I cultori della materia ricordano il deweysmo benintenzionato di Washburne e l'attivismo di Lombardo Radice; in Italia però ha vinto alle superiori Concetto Marchesi.Ma la attuale situazione critica degli apprendimenti deriva da una dilagante pedagogia delle competenze o da un accanimento terapeutico nella somministrazione delle conoscenze da perte di medici mediocri?

 
05/01/2010 - A Sonzogni (mario rossi)

Gent.mo Sonzogni mi sembra che lei non abbia colto in pieno i contenuti dell'articolo di Max Bruschi, meritevoli di analitici approfondimenti. Ci mancherebbe infatti che il Ministero declinasse anche "con precisione i percorsi didattici " e magari anche quando dobbiamo andare al bagno, oppure... tenerla stretta.Addirittura "accompagni e segua passo dopo passo e.... non lasciare soli gli insegnanti.."; perchè non proporre anche un sostegno per quelli insicuri, e carenti di iniziative didattiche appropriate? Mario Rossi CESENA

 
05/01/2010 - finalmente un inno alla concretezza (ivano sonzogni)

"Ritornare all’ordine e al buon senso significa, innanzitutto, fissare obiettivi fondamentali, raggiungibili, verificabili": dr. Bruschi, erano anni che attendevo di leggere una frase simile e la ringrazio per questo. Usciamo per favore dalle eterne chiacchiere psicopedagogiche! Come lavoratore della scuola, però, mi consenta di chiedere che il Ministero definisca non solo obiettivi, ma anche e con precisione i percorsi didattici tramite i quali raggiungerli. Delegare tutto a riunioni di area o di dipartimento può significare tornare al chiacchiericcio o, nelle migliori delle ipotesi, ad esperienze utili, ma limitate a singole scuole. Non concepisco esperienze valide solo in relazione a territori perché non credo che esistano competenze utili in Sicilia ed altre in Lombardia. Che il Ministero non solo dia le direttive, ma accompagni, segua e verifichi passo dopo passo l'applicazione: non lasciate soli gli insegnanti se volete migliorare la scuola!