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SCUOLA/ La riforma delle chiacchiere sui tagli e del silenzio sul curriculum

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Ma la mente umana ha una capienza data; per di più e nel frattempo le stesse cose hanno cominciato a raccontarle mezzi di comunicazione più potenti ed attraenti. Si è scoperto, poi, che anche dopo avere rimosso tutti gli ostacoli socio-economici che tenevano lontani interi strati sociali dalla scuola, non tutti sono così interessati agli argomenti che appassionano i professori che fanno i piani di studio ed i programmi. E anche che, a furia di accumulare nozioni ed informazioni sugli argomenti più disparati, si rischia di perdere di vista il sapere leggere e scrivere e fare di conto ai livelli anche elevati, che oggi è necessario padroneggiare. Ma cosa deve rimanere, allora? Dovendo scegliere, ci si orienta quindi sempre più a garantire il saper leggere, scrivere e far di conto. Certo, soprattutto per i paesi europei che hanno una forte tradizione culturale, questa impostazione è problematica, tanto è vero che fra le competenze europee figura un palese “ripescaggio” delle competenze culturali, anche se declinate funzionalmente come recezione e produzione.

Forse anche per questa ragione, e non solo per il potente assalto delle corporazioni, in Italia si procede più egualitaristicamente con dei tagli proporzionalmente simili, cercando di non azzerare nessuna area.

Bisognerà vedere però se ciò basterà a garantire il ritorno ad una alfabetizzazione di livello medio-alto dei nostri giovani.

Alcune domande curiose finali a proposito dei tagli.

Che ne sarà delle copresenze?

 

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COMMENTI
12/01/2010 - La scuola non è stato un ammortizzatore sociale... (Franco Labella)

Più passa il tempo e più ci si convince che abbiamo sprecato gli anni migliori della nostra vita in una scuola che è stata una sorta di fabbrica in cassa integrazione perenne. La sensazione la si sviluppa quando si scorre l'articolo della DS Pedrizzi che legge le compresenze e perfino il ruolo degli ITP in funzione di una furbata per il "reimpiego di personale in esubero". Che questa "lettura" la si sia fatta, ignorando anni di dibattito di quella categoria oggi additata al pubblico ludibrio che sono i pedagogisti, a proposito del team degli insegnanti elementari passi, ma che una Dirigente scolastica ignori che il ruolo degli ITP o che le comprensenze nell'ambito delle sperimentazioni non servivano a coprire alcun esubero è veramente sensazionale. Siamo abituati ai paradossi: il Presidente della Cabina di Regia e consigliere politico del Ministro Gelmini dott. Max Bruschi non ha alcuna remora (intervento n. 207 Forum di Indire sul Liceo Classico) a sottoscrivere il paradosso della "educazione alla legalità senza le leggi" però il Ministro di cui è consigliere politico invita il Presidente della Repubblica alla "Giornata della legalità". Ma è un Paese serio un Paese che ospita simili situazioni? Viene proprio voglia di espatriare....in uno qualsiasi dei Paesi europei che non ha varato il Gramm Rudman Act dell' istruzione. Che qualcuno se lo studi, però, come finì il Gramm Rudman Act... Franco Labella

 
08/01/2010 - scuola (Rita De Cillis)

Sinceramente faccio fatica a capire il suo articolo. Non ho gradito quanto riferisce sugli insegnanti di lingua.'O dei conversatori delle diverse lingue straniere, che hanno rimediato al fatto che noi abbiamo insegnanti di lingue straniere che non sopperiscono, come invece accade dappertutto negli altri Paesi, alla bisogna di conversare in una lingua, che non sia l’italiano'. Sono un'insegnante di inglese, appasionata e in costante aggiornamento. Non mi piace che un'intera categoria sia dengrata per colpa di qualcuno che non sa fare il proprio lavoro. Conosco tante colleghe e posso garantire sulla loro professionalità e capacità di colloquiare con i ragazzi in lingua. Se è questo che intende. Rita De Cillis