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SCUOLA/ Perché si predica il pluralismo, ma non si può parlare di libertà educativa?

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Dapprima per offrire servizi, poi per “dettare la linea”. Da questi progetti, dalle biblioteche, dalle iniziative, è scomparsa completamente la cultura cristiana. Basta guardare le eleganti brossure che presentano le iniziative per il Natale e la Pasqua: non c’è alcun cenno al significato e alla consistenza di queste ricorrenze: Gesù Cristo non c’entra.

Senza pluralismo e senza onestà culturale non c’è Scuola!

E cioè il riconoscimento del valore delle radici della nostra storia e della nostra cultura di cui il Cristianesimo è parte integrante ed essenziale. La tradizione è come una lingua: se non viene parlata diventa una lingua morta, che non comunica più niente. Il valore che essa ci consegna, vive solo se è attualizzato, cioè reso reale e incontrabile in figure umane concrete.

Vedo intorno a me una sorta di rassegnazione (come si fa a dire no al Comune?) e una carenza di testimonianza.

Si vuole ancora una volta rinchiudere l’esperienza cristiana nel “recinto”: occupatevi della carità, delle opere di misericordia verso tutte le povertà. Al resto pensiamo noi.

A cominciare dai libri di testo, a disegnare la Chiesa in modo caricaturale, ad esaltare la sconfitta dell’oscurantismo con l’avvento dei Lumi.

Perché è questo che generalmente accade nella Scuola, anche se esistono ovviamente docenti e dirigenti che non si sono rassegnati ad una scuola conformista e mediocre.

La libertà di educazione, come tutte le libertà del resto, non è una battaglia solo per i cattolici: serve a tutti.

 

(Maurizio Rizzolo Presidente Scuole Paritarie San Tomaso, Correggio, RE)



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