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SCUOLA/ Il federalismo dell’Emilia Romagna: addio alla libertà di scelta?

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Scuola “pubblica”, dice Bianchi; ma quanti sanno che la scuola paritaria è, in virtù del servizio svolto e dello stesso riconoscimento, in tal senso, dato dalla legge 62/2000, scuola pubblica a tutti gli effetti? Pochi, probabilmente. Forse nemmeno lo stesso assessore Bianchi, che nel presentare il piano di riparto del finanziamento non menziona alcun intervento esplicito a favore della scuola paritaria e/o della libertà di scelta educativa: due milioni di euro, infatti, andranno alla scuola dell'infanzia statale “per non lasciare nessun bambino in lista d’attesa”; un milione per sostenere l'autonomia scolastica e favorire una cultura organizzativa di rete tra le scuole; quattro milioni di euro saranno assegnate alle Province per gestire le differenze e sostenere l'integrazione dei bambini con disabilità e degli stranieri e, infine, tre milioni “per dare alle famiglie con entrambi i genitori che lavorano assegni di conciliazione per favorire l'accesso al nido”.

 

La Regione Emilia-Romagna, ha concluso l'assessore, “sostiene la propria scuola per migliorare e mantenere i livelli raggiunti dal proprio sistema scolastico a fronte dei pesanti tagli operati dal Governo (….) Non vogliamo in alcun modo surrogare gli obblighi e i compiti cui è tenuto lo Stato, ma sentiamo di dover arricchire l'offerta formativa del servizio scolastico regionale. La nostra scelta va collocata nell'ambito del processo avviato di federalismo e di riforma del Titolo V della Costituzione”.

 

Si vedrà alla prova dei fatti se anche per Bianchi la parola “pubblico” continua, nonostante tutto, ad essere sinonimo di “statale” e se l’assessore si è ricordato che la riforma del titolo V della Costituzione ha recepito la filosofia di fondo del principio di sussidiarietà (art.118). Da come il piano di finanziamento è stato presentato, parrebbe proprio di no, anche se non è prudente tirare conclusioni affrettate.

 

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COMMENTI
01/10/2010 - Pensiamo bene per scegliere meglio (claudia mazzola)

Alla laurea del mio nipote Fabio prima del voto hanno letto un comunicato contro i tagli fatti dalla Gelmini, un tocco di veleno che non serviva. Fin da piccola a scuola mi interessava solo chi avevo davanti agli occhi come maestro.

 
01/10/2010 - Nessuna paura (Daniele Scrignaro)

Credo che pochi si stupiscano dell'intenzione dell'Emilia Romagna, ma non c'è da aver paura: "Il Parlamento ha solennemente fatto sua - votando la fiducia - la 'libertà di educazione', come testata d’angolo della questione educativa nelle intenzioni del governo. Questa formula è stata usata con forza [!? menzionata e basta dopo un "anche"] da Berlusconi: non è dunque sufficiente aumentare i finanziamenti dedicati alla parità scolastica (cosa che neanche osiamo pensare possa essere ostacolata)" (Lupi et al. nell'editoriale di oggi). Chissà che bernoccoli, povero Cavaliere, visto che è la terza legislatura ("testata d’angolo") che lo promette: quale "Diamo fiducia alla Fiducia"? Andrà meglio della riforma dell'università? (P. Musso, "Grazie ai tagli della Gelmini, i ricercatori sono costretti a cambiare lavoro"). E delle superiori? (gli innumerevoli articoli "critici" su queste pagine; fino al "rido per non piangere" degli istituti tecnici che, per l'ora riportata a 60 minuti, ritrovandosi senza il "polmone" di tre ore settimanali di recupero per docente, non sanno come coprire le supplenze per malattia: semplice, il Governo farà un decreto legge che vieta a batteri e virus di colpire gli insegnanti). Sono consapevole che recuperare decenni di dissennatezze non è cosa da poco, ma i toni trionfalistici smaccatamente ingiustificati non aiuta, anzi...