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SCUOLA/ Ecco perché il curriculum online fa bene ai docenti

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Solo se ha una funzione premiante e uno scopo chiaramente riconducibile alla valorizzazione della figura del docente, l’anagrafe può superare quel mare di diffidenza che oggi separa il corpo docente dall’amministrazione centrale, per tutta una serie di motivi (i tagli del numero delle cattedre, il blocco degli scatti di anzianità prima minacciato e poi rientrato, il fenomeno storico del precariato non ancora risolto) ascrivibili in ultima istanza all’appiattimento delle mansioni del docente su quelle di una qualunque funzione impiegatizia con incombenze di carattere sociale prima ancora che educativo e culturale. Se non apre a questi scenari e si chiude viceversa nelle strozzature di una fredda contabilità indagatrice, qualunque screening lascia il tempo che trova, se non addirittura irrita.

 

Più che essere l’espressione di una crisi di fiducia tra ruoli (quello di chi controlla verso chi è controllato) per arenarsi fatalmente in una nuova dialettica combattuta sul filo della trattativa sindacale, l’informatizzazione dei dati del docente dovrebbe avviare un itinerario virtuoso che mostra all’insegnante la necessità di rapportarsi sia al patrimonio di esperienze e conoscenze che ha accumulato, sia agli obiettivi degli ordinamenti scolastici nei quali esercita il proprio lavoro.

 

In questo senso, se dal punto di vista del quadro normativo devono essere intrapresi i passi prima indicati, sul versante più propriamente formativo il docente dovrebbe essere accompagnato e sostenuto nella compilazione del portfolio personale: l’autovalutazione delle prestazioni, se ne è parlato spesso, è un esercizio che risulta talvolta ovvio, talvolta difficile da compiere. In ogni caso è la premessa della valutazione esterna e quindi della pubblicazione del proprio curricolo che attiene, in fondo, anch’essa al capitolo della rilevanza generale degli impegni che il docente ha deciso di ottemperare scegliendo di fare un certo tipo di lavoro.

 

La consapevolezza dei vari aspetti nei quali si articola la professione docente (la comunicazione, attraverso le discipline, di una ipotesi di significato che investe anzitutto la persona stessa dell’insegnante e si rivolge agli alunni e alla scuola nella sua totalità), è di fondamentale importanza per superare un certo meccanicismo didattico dietro al quale a volte ci si nasconde e per comprendere che l’insegnamento ha sempre un peso e una incidenza che spesso non è messa in conto.

 

Perché sia raggiunta in modo proficuo l’insegnante ha bisogno di tenere ben deste le radici vocazionali e culturali della propria scelta professionale. È nel paragone e nel confronto che si è aiutati a valutarsi, dunque in un luogo (comunità, associazione, rete di rapporti) dove le ragioni ultime sono presenti e dove la persona è accolta in tutto lo spessore della sua capacità narrativa e comunicativa. L’anagrafe è dunque utile, se rafforza in via sussidiaria questi riferimenti che sono il tessuto quotidiano dell’esistenza del docente.

 

 



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COMMENTI
13/10/2010 - un'altra possibile discriminazione per le donne (massari annalisa)

Abbandonata l'oggettività di possibili prove, si fa ricorso all'espediente del curriculum. Come al solito verranno penalizzate le donne che nel loro doppio ruolo sociale poco avranno pubblicato, poco avranno potuto seguire formazioni certificate (un PET, un FIRST, una patente europea del computer), pur costituendo la maggioranza dei lavoratori dell'insegnamento. Ma ci vogliono per forza monitorare? Vengano in classe a vedere quello (e quanto) si fa nelle scuole difficili dove si completa la didattica col "maternage", nelle scuole degradate dove tocca rincorrere i ragazzi per farli venire a scuola levandoli dalla strada. Si scomodino dalle poltrone del potere e facciano un giro di esplorazione per toccare con mano la realtà dell'insegnamento, la pazienza e la cura di chi ne sente la responsabilità come incaricato di pubblico servizio, che abbia titoli accademici o no.

 
12/10/2010 - Forse la collega Fratini ha dimenticato i gradoni (Franco Labella)

Posso ricordare alla collega Fratini la penosa vicenda dei corsi di aggiornamento che era necessario frequentare per passare di gradone? Se l'ha vissuta, come credo, non potrà non riconoscere che quella vicenda qualcosa dovrà aver insegnato a Ministri, docenti e commentatori. Ricorda lontanamente i concorsi a premi e caliamo un pietoso velo su enti e soggetti formatori dell'epoca. Ma chissà se è vicenda nota al di fuori della cerchia ristretta dei docenti... Franco Labella, frequentatore e formatore di corsi di aggiornamento ognitempo

 
11/10/2010 - Da quando il buon curriculum fa il buon docente? (FRATINI ALGA)

Da quando è divenuto indispensabile possedere, oltre alle competenze disciplinari, metodologie didattiche in grado di insegnare come "apprendere ad apprendere", capacità relazionali, abilità di analisi e critica multifattoriale, compresa quella di conduzione delle dinamiche interne ai gruppi. Nel mondo della rivoluzione web, non attrezzarsi per far fronte alle moltiplicate necessità giovanili significa perpetrare una didattica obsoleta che non aiuta la cultura italiana a riprendersi dal baratro in cui è caduta. Un curriculum che presenti questi aspetti si configura positivamente a mio modesto avviso, fermo restando che per avere la misura della prassi non c'è curriculum che tenga, bisogna entrare in campo ed osservare e la valutazione più attendibile è certamente il sorriso negli occhi degli alunni e la soddisfazione dell'utenza. Non è la legge a far scuola, siamo noi.

 
11/10/2010 - e poi? (emilio molinari)

Come spesso accade la sceneggiata dell'annuncio riempie il vuoto di vera e coraggiosa iniziativa politica e i sindacati non escono dalla loro afasia: ammettiamo che parta pure l'anagrafe dei docenti chi ne garantirà l'accuratezza e la veridicità: a che servirà sapere, per un genitore moderatamente interessato, qualcosa di un docente quando dal primo anno della secondaria conta il team, il consiglio di classe, il collegio? Quanto pesa la coerenza del singolo e del team rispetto al POF dichiarato, all'identità del progetto, al riconoscersi nell'idea che essere scuola è far parte di un gruppo che si trasforma in comunità di lavoro, rispettosa della persona e dell'irripetibile identità di ognuno? Si parta pittosto dalla prospettiva che il servizio educativo e formativo di un istituto si dovrebbe presentare con un progetto chiaro ed un sistema di monitoraggio trasparente, mossi dall'idea che il centro sono gli studenti, i docenti si reclutino sulla base di un patto d'adesione triennale/quinquennale al progetto stesso, il loro lavoro si misuri non solo per il livello standard degli apprendimenti ma per lo scostamento di questi dalla situazione di partenza, per il tempo dedicato al colloquio, alla proposizione di iniziative che diano ai singoli giovani la possibilità di seguire inclinazioni ed interessi. Tutto il resto gradutatorie infinite, anagrafi, pubblico e privato, ideologie e steccati servono solo a far finta di cambiare per non cambiare nulla.

 
11/10/2010 - Chi giudica che? (FRATINI ALGA)

Il curriculum on-line è la modalità con la quale attualmente si tenta di riproporre la valutazione della professionalità docente, la stessa che "il Concorsone" proposto da Berlinguer avrebbe dovuto misurare. Rammentiamo come andò a finire: al grido di "chi giudica che?" i sindacati cavalcarono la tigre affamata delle istanze oppositive e nulla più se ne fece. Mi dissi: i miei colleghi non hanno capito la possibilità di valorizzazione insita nella proposta e, in virtù della "vittoria" ottenuta, venni privata e della possibilità di sottopormi all'esame e dell’eventuale premio monetario, qualora fossi riuscita a superare l’esame (sapesse, Maranzana, quant’era importante per me, allora, un soldo in più sulla busta paga!) Un esame, Lei m'insegna, è prima di tutto necessario a chi lo affronta: serve a misurarsi con se stessi, serve a valutare le proprie "competenze". Successo formativo, autoefficacia, senso civico, competenze, formazione, creatività, e altre bellissime parole sono concetti che hanno bisogno di venir letti, compresi e messi in pratica nei curricula disciplinari, a prescindere dalle etichette assegnate loro dalle varie Riforme. Ben venga il curriculum, per tutta la categoria quale “strumento qualitativo di informazione”(Foschi, Palazzi); ci sono per fortuna dirigenti capaci d’insufflare linfa nuova e di leggere, in un curriculum non circoscritto ai soliti titoli ampollosi di studio, l'iter di un docente disposto a pagarsi la propria formazione permanente.

 
11/10/2010 - bah (martino bellani)

Da quando il buon curriculum fa il buon docente? Da quando genitori e alunni hanno bisogno di vedere un elenco di attestati per sapere se quello è un buon insegnante? Con questa bella trovata sarà favorito chi si sbatte per i suoi alunni o chi si sbatte per inseguire un corso e una certificazione dopo l'altra?

 
11/10/2010 - Le domande di Palazzi.... (Franco Labella)

Non è peregrino porsi le domande che si pone Palazzi e magari anche qualcun'altra. Ad esempio: le certificazioni informatiche sono tutte uguali? Ed ancora: mai provato a leggere qualche curriculum, presente nella rete, di Dirigenti scolastici? Insomma così come è concepita, senza alcuna specificazione, questa è una operazione, l'ennesima, di fumo negli occhi. Pari a quella che continua a parlare di merito e competenza come i motori dell'attuale azione "riformatrice". O la boutade di "Cittadinanza e Costituzione", tanto per restare in un campo di fumogeni che conosco meglio. E se magari, ricostruendo la genesi del documento, si fosse scritto quello che si è letto su altri organi di stampa sulla identità del proponente, forse sarebbe anche più chiaro perchè siamo all'ennesima cortina fumogena. Perchè, ad esempio, non si è adottato il modello Europass? E poi questa fola della scelta delle famiglie facilitata dalla lettura dei curricola. Ma suvvia ma gli inadatti, quelli che fanno più danno, sono spesso colleghi con curricola magari riempiti di titoli e corsi ma spesso privi del benchè minimo spirito autocritico. Quelli che, se una classe intera sbaglia un compito di matematica, non si chiedono perchè e vanno avanti a carrarmato. Quelli che insegnano pedagogia e, magari, non dicono il voto perchè dovrebbero motivarlo. Quelli che non spiegano un rigo di Letteratura perchè "altrimenti non vi impegnate". Ma leggendo i curricola si risolve tutto...

 
11/10/2010 - Buona idea, da seguire con cura l'attuazione (Sergio Palazzi)

Sono d'accordo con Foschi. Questa novità può essere il primo tentativo non solo di ammettere, ma addirittura di sancire che non tutti gli insegnanti, non tutte le scuole sono uguali. I rischi per la messa in opera sono molti, anche tenendo conto che a metterla in pratica sarà una burocrazia abituata a tutt'altro tipo di lavoro e, anche qui, da verificare nell'equanimità. Come controllare correttezza delle immissioni e regolare aggiornamento? Quei licei di Roccacannuccia di Sotto che elargiscono i 100 a piene mani saranno altrettanto prodighi verso i propri docenti, rispetto a certi istituti subalpini dove i voti cadono col contagocce? Come potrà il prof. Mario Rossi chiedere la verifica della posizione propria ed eventualmente di quella altrui? Ancora: il problema delle attestazioni può essere difficile per gli insegnanti più anziani, perchè a fianco di amebe che nella vita non han fatto nulla-di-nulla vi sono dei Maestri che non hanno fatto "nulla tranne che il proprio lavoro". Si rischia il paradosso del barbiere per le competenze linguistiche ed informatiche: chi ha creato e condotto i corsi di formazione di solito non possiede i titoli che rilascia. Questo strumento sarà utile e costruttivo se, soprattutto, non si trasformerà in una "graduatoria" vincolante ma se resterà uno strumento qualitativo di informazione: se mai i Presidi potranno scegliere i propri insegnanti, lo facciano assumendone la responsabilità e non scaricandola sugli automatismi dei tabulati.

 
11/10/2010 - Scientificità vo' cercando (enrico maranzana)

Il sistema di educazione, formazione e istruzione è unitario e orientato, proprio come il gruppo di lavoro che ha permesso la conquista della Luna. Il successo delle loro MISSIONI deriva dal coordinamento, dalle sinergie e, in generale, dal governo delle imprese. Condizioni (volutamente?) non percepite e non solo nello scritto qui commentato: la situazione in cui versa la scuola ha una precisa causa, la latitanza della dirigenza. Vediamo perché: il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza [legge 15 marzo 2009, riproposizione di norme precedenti, disattesa dal DDL Aprea] non trova alcuna applicazione nella scuola. I dirigenti scolastici non hanno condotto a unità il servizio, non hanno insufflato la vita negli organismi collegiali attraverso la redazione di mirati OdG e, di conseguenza, non li hanno obbligati all’assunzione delle relative responsabilità. Nella scuola la confusione tra governo e direzione regna sovrana: sono stati recisi i vasi delle “radici vocazionali e culturali della scelta professionale” dei docenti in cui scorre la linfa vitale. Il curriculum on line “si fa un baffo” dell’ordinamento e della dottrina, essendo figlio di un’antiquata cultura.