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SCUOLA/ Tutti i nodi irrisolti della "parità" all’italiana

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In realtà quella legge non ha mai avuto una attuazione coerente con il suo impianto di fondo, per cui ad oggi il sistema è ancora «ingessato». Quali che siano le ragioni che hanno impedito la sua coerente attuazione non c’è dubbio che molta parte di esse continui a risiedere nella formula «senza oneri per lo Stato», o meglio nell’interpretazione che di essa pare persistere, almeno nelle scelte di politica legislativa. Tale persistenza, tuttavia, come cercherò di dimostrare, produce una latente e pur potente contraddizione.

 

2. Il dibattito in Assemblea Costituente: intenzioni reali e contraddizioni inevitabili

 

Dai lavori preparatori si evince che la Democrazia Cristiana cedette alla fine sul tema dei contributi pubblici a patto che fossero garantite la libertà e la parità della scuola non statale e che, per altro verso, lo schieramento laico riconobbe il pluralismo scolastico, senza però transigere sul versante dei finanziamenti.

 

In questa prospettiva l’emendamento proposto dall’on. Corbino («senza oneri per lo Stato») mirava propriamente ad escludere un diritto costituzionalmente garantito per le scuole non statali ad ottenere finanziamenti: esse potevano nascere su iniziativa dei privati, ma non ottenere finanziamenti dallo Stato. Quando si trovò a chiarire il significato della formula lo stesso Corbino, a nome anche degli altri proponenti precisò che «noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o non dare».

In realtà, come ha ben dimostrato E. Minnei nel suo attento lavoro di ricostruzione dei Lavori preparatori, nello schieramento laico non si pensava ad un’apertura; non si pensava, in altri termini, ad un possibile intervento dello Stato poiché era, invece, molto diffusa in quello stesso schieramento l’idea che una scuola non controllata dallo Stato potesse essere finanziata dallo Stato stesso.

 

Le dichiarazioni degli esponenti di punta della Dc andavano nella stessa direzione. Basti ricordare quelle di Moro («noi chiediamo la libertà della scuola privata non le sovvenzioni dello Stato») e di Dossetti (che sin dall’inizio dei Lavori precisò che il suo partito si era preoccupato della parità della scuola e «non aveva mai inteso con questa risolvere i problemi di eventuali aiuti economici da parte dello Stato alla scuola non statale, ma garantire in modo concreto ed effettivo la libertà di questa scuola»).

 

Continua

 

 



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COMMENTI
13/10/2010 - Ma perchè si svicola? (Franco Labella)

Una precisazione preliminare: come chiarito in premessa sono incompetente rispetto alla prof.ssa Poggi ma sono, come dire, immodestamente, del ramo, sia pure "inferiore". Per cui non ho scritto, come sostiene Lepore, "interpretazione autentica" (un po' difficile in questo caso visto che l'Assemblea Costituente non è più in attività da tempo :-) ma "interpretazione alternativa". Perchè chi fa ideologia è chi prima propone di partire, come normale, dalla Costituzione e dalla sua necessaria interpretazione, poi richiesto del chiarimento necessario (il "senza oneri" lo possiamo interpretare alternativamente "con oneri?") svicola e tira in ballo l'ideologia pretesa degli altri. Hic Rhodus hic salta gentile Lepore: vuole provare a dare una risposta alla mia domanda e non divagare? La prof. Poggi è ordinaria di Diritto costituzionale ed ha articolato il suo ragionamento su una lettura diversa e sistematica della Carta. Non altro. Perciò da quella partiamo... Se poi vogliamo arrivare a quello che lei sostiene c'è una via maestra ed agevole: modificare la Costituzione. Perchè le sembra una via impervia?

 
12/10/2010 - Ma il nodo è davvero nella Costituzione? (Marco Lepore)

Al di là delle utilissime dissertazioni sulla costituzionalità di eventuali finanziamenti statali alle scuole "private", mi pare che, da parte di chi si oppone, il "senza oneri per lo Stato" costituisca semplicemente un pretesto per avversare un fatto ideologicamente sgradito: che l'educazione delle giovani generazioni possa essere affidato ad altri che non siano lo Stato. Si domanda il prof. Labella: quale dovrebbe essere allora l'interpretazione autentica che permetterebbe di non dovere attuare una modifica costituzionale? La risposta è già presente e chiara nell'articolo: le stesse dichiarazioni di Corbino, insieme ad una lettura globale della Carta Costituzionale, che, come ha ben dimostrato la prof.ssa Poggi, manifesta una evidente asimmetria sulla questione scolastica rispetto ad altri servizi utili alla società e al bene comune, collocati pertanto in una dimensione di integrazione (anche economica) pubblico-privato. Se la scuola paritaria è un bene comune - e lo è, per sua natura civile, sociale e sussidiaria, come dimostra anche il milione di famiglie che la sceglie e come riconosce anche la legge 62/2000 - perché allora continuare ad ostacolarla? Cosa impedisce di giungere finalmente ad un accordo sulla lettura del dettato costituzionale che consenta di sostenerla? L'ostacolo vero non è la Costituzione, ma l'ostilità ideologica nei confronti delle esperienze di libera educazione (che spesso, tra l'altro, hanno una origine religiosa...).

 
12/10/2010 - Forse la risposta arriva con l'articolo di domani (Franco Labella)

Non ho, ovviamente, le competenze della prof.ssa Poggi. Posso provare, nonostante ciò, a porre una domanda? L'articolo si apre con la citazione della sentenza che, come scritto correttamente, guarda il problema dal versante dell'utilizzatore (la famiglia) e non della struttura (la scuola privata). Quella sentenza, perciò, a mio modestissimo parere non può essere letta come l'autorevole avallo ad una lettura diversa, dal versante delle scuole private, del "senza oneri per lo Stato". Ma è il parere di un incompetente. Ho letto, però, con interesse ed attenzione articolo e sentenza, ma la domanda mi è sorta comunque immediata: se la prof.ssa Poggi, anche con l'articolato riferimento ai lavori preparatori, sostiene la necessità di una diversa interpretazione del "senza oneri per lo Stato" riferito alle strutture, quale sarebbe l'interpretazione alternativa e che eviterebbe la necessità della revisione del testo dell'art. 33? Perchè se bisogna arrampicarsi sugli specchi del divieto di finanziamento per l'istituzione di nuove scuole private ma l'assenza di divieto per il finanziamento delle spese di gestione delle stesse post-istituzione, forse la strada maestra sarebbe quella della revisione e della eliminazione dell'inciso finale. Cosa osta a questo se tutto è pacifico ed assodato? Non scomoderemmo interpreti e costituzionalisti e potremmo verificare la tenuta parlamentare dei revisori. O no?