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SCUOLA/ Luis, Marco, Filippo: ecco la domanda che "risveglia" i talenti

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«Con gli altri docenti abbiamo scelto di usare il quaderno come strumento di attenta cura ad ogni alunno, una sorta di diario di bordo. Un quaderno “di percorso” che testimoni il lavoro in classe, i passi fatti e un quaderno “di laboratorio” dove riprendiamo le lacune, le mancanze, le difficoltà emerse durante il percorso. Nella prima pagina abbiamo scritto: “L’errore è un’occasione per migliorare”».

Diritto è una materia fondamentale: siamo in una società che sottolinea sempre di più l’attenzione alle regole. Ma che cos’è una regola? da dove nasce una legge? e, soprattutto, cosa c’entra con me? La mossa dell’insegnante è stata: partiamo da loro. Così ha consegnato un compito a domande aperte in cui chiedeva di definire cosa fosse per loro una regola. Risposte completamente diverse: “modelli di comportamento da seguire” (Riccardo), “ostacoli” (Eloisa), “ordini di uno stato” (Filippo). Queste risposte sono entrate, subito, nell’impostazione della lezione perché ad Eloisa bisognava dimostrare la convenienza derivante dal rispetto di una regola, a Riccardo che il problema dell’approccio ad una regola non era morale o moralistico, ma di conoscenza; a Filippo era necessario comunicare che una regola esiste prima che uno stato la ponga.

Una lezione che non ha avuto paura di usare anche materiali “non ortodossi”: una ciotola con del brodo e una forchetta e un cucchiaio; una  sigaretta che si può accendere dalla parte “giusta” o dalla parte col filtro; una bottiglietta d’acqua che si può aprire svitando il tappo o sventrandola con un coltello (così da disperdere tutto il suo contenuto). La regola ci pone di fronte al “principio di convenienza”, principio di cui tutti fanno esperienza. E in questo i ragazzi si rendono conto che a noi è data la possibilità, di fronte a una azione, a un gesto da compiere, di scegliere tra un principio d’ordine (Bere il brodo col cucchiaio, accendersi la sigaretta dalla parte giusta, aprire la bottiglietta senza disperderne il contenuto) - di cui è segno la regola - o di disordine.

La lezione sulla regola ha aperto la finestra della conoscenza sul mistero della libertà. E la lezione, pur vertendo su un contenuto comune proposto a tutti, ha fatti i conti con queste diversità, sottolineando per ognuno quell’aspetto specifico che si era mostrato lontano dalla loro comprensione. Quando si è trattato di affrontare il tema dei mutui, degli interessi e del tasso di interesse ai ragazzi è stato chiesto di svolgere un compito attraverso il quale emergesse per ciascuno quale aspetto non era stato capito o quale difficoltà c’era stata nel cogliere una parte della spiegazione: Alessandro faceva fatica ad esprimere correttamente un concetto compreso, Adriano non aveva colto la struttura del tasso d’interesse.

Anche in questo caso si è trattato di insegnare a tutti tutto l’argomento trattato, perfino nei dettagli, sapendo ciò che era conosciuto e ciò che ancora mancava e su cui era necessario soffermarsi. Personalizzazione è stato valorizzare sia le capacità che le difficoltà - non più avvertite come ciò di cui vergognarsi, bensì una risorsa - facendo sì che ognuno potesse essere sostenuto nella comprensione di quello che appariva lontano.

Continua



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COMMENTI
14/10/2010 - I nuovi regolamenti di riordino sono applicati? (enrico maranzana)

"Personalizzazione .. un percorso per ognuno .. realmente formativo, cioè per la persona". La titolazione: "il risveglio dei talenti" potrebbe generare l’idea della possibile generalizzazione dell’esperienza descritta, che attiene al rapporto scuola-mondo del lavoro, all’intero sistema scolastico. La traslazione non è semplice, "formazione", per il centro In-presa, vuol dire rimettere i giovani in sintonia con un ambiente circoscritto e ben definito: per i licei e gli istituti tecnici e professionali la dimensione semantica del termine è molto, molto più estesa [tema che ho affrontato su questo giornale il 18/9]. Sono invece trasferibili tout court le metodologie che s’imperniano sul "senso e il metodo del cammino, dell’avventura nella scuola: tenere alla vita, alle proprie domande, ai propri desideri". Un sovvertimento per la didattica tradizionale: si tratta d’abbandonare il metodo "versativo" sostituendolo con la didattica di laboratorio; non più insegnamento per regole ma un insegnamento per problemi. E’ proprio quanto prescrivono i nuovi regolamenti di riordino che vogliono che nelle classi non si faccia più lezione di filosofia ma laboratorio di filosofia; che non si faccia più lezione di storia.. ma laboratorio di storia.. A questo punto sorge un interrogativo: perché l’eliminazione del latino se il tradurre è una tipica ed efficace attività di laboratorio in cui gli studenti affinano le loro capacità?