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SCUOLA/ Luis, Marco, Filippo: ecco la domanda che "risveglia" i talenti

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Luis è uno dei tanti ragazzi che rientrano nella categoria dei “dispersi”: bocciature, allontanamenti dalla scuola, ecc. Lo incontriamo e gli proponiamo un percorso di alternanza scuola/lavoro per manutentori in ambito elettrico che lo riavvicini al mondo della formazione, un percorso che gli permetta di essere accompagnato ad un primo approccio positivo col mondo del lavoro. L’inizio è un disastro: un mese di scuola, tante assenze, tanti rifiuti, tanti no. Allora la proposta di uno stage, uguale: tante assenze, tanti rifiuti, tanti no. È un fallimento. Però… Durante le ore di Italiano si è letta insieme un’intervista a Thomas Alva Edison dell’inviato del "Corriere della Sera" nel 1927. Per il grande inventore la condizione per diventare grandi era stata imparare a “non arrendersi davanti alle difficoltà e aver tenacemente insistito”.

Espulso dalla scuola perché creduto ritardato, è diventato quello che è considerato il più grande di tutti gli inventori. Come mai? “Se state indagando qualche problema, quando non riuscite a trovare una soluzione interrogate quante più persone potete. È probabile che qualcuno trovi un particolare che vi era sfuggito. Credo che la ragione di molti miei successi consista nel non essermi mai voluto arrendere dinanzi alle difficoltà e nell’aver tenacemente insistito”. La propria domanda come chiave di volta di tutto il percorso di scoperta. E questa è stata la proposta di lavoro con i ragazzi. In Luis sembrava che tutto questo non avesse inciso.

I ragazzi nello stage sono seguiti da un tutor nostro con il compito di accompagnarli in questa esperienza, andandoli a trovare, cercando con loro e i tutor aziendali, di individuare i passi adeguati del cammino. Durante una di queste visite la tutor si è sorpresa nell’osservare Luis mentre andava dietro ad un operaio con lo stesso atteggiamento descritto nell’intervista di Edison. L’accendersi di una speranza: “Luis ha avuto un punto di aggancio con la realtà lavorativa nella persona di Oscar (l’operaio)”. Così Oscar ha proposto di dialogare lui con Luis e di spiegarli, in azione, l’importanza di certe cose che si fanno in cantiere e poi della bellezza di altre imparate sui banchi di scuola, l’importanza delle regole, della puntualità. La svolta. Attraverso quell’incontro la ripartenza di Luis nel suo cammino: non più assenze, non più rifiuti, dei sì. Il nostro compito di insegnanti non è stato inventare alcunché, ma sorprendere l’istante in cui è avvenuto il coinvolgimento di Luis con la realtà, seguirlo e servirlo.

Questa convinzione sulla positività della realtà, sulla positività dei ragazzi che abbiamo davanti, del loro essere sfida e richiamo alla nostra consapevolezza delle ragioni del vivere, del soffrire, dell’amare, del lavorare è il campo di lavoro e di paragone degli adulti di In-presa. Il nostro ritrovarci, come équipe, come Collegio docenti, come Consigli di classe, come Consigli di dipartimento (a cui spesso partecipano gli imprenditori che hanno i nostri ragazzi in stage) parte sempre dal tentativo di rispondere alla provocazione che ci viene da quello che accade. Perché la vita possa crescere occorre che abbia spazi di libertà. La libertà delle istituzioni e nelle istituzioni diviene perciò la conditio sine qua non di un percorso realmente formativo, cioè per la persona (la personalizzazione). In fondo le Università nacquero nel Medioevo come libere aggregazioni di docenti e studenti.



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COMMENTI
14/10/2010 - I nuovi regolamenti di riordino sono applicati? (enrico maranzana)

"Personalizzazione .. un percorso per ognuno .. realmente formativo, cioè per la persona". La titolazione: "il risveglio dei talenti" potrebbe generare l’idea della possibile generalizzazione dell’esperienza descritta, che attiene al rapporto scuola-mondo del lavoro, all’intero sistema scolastico. La traslazione non è semplice, "formazione", per il centro In-presa, vuol dire rimettere i giovani in sintonia con un ambiente circoscritto e ben definito: per i licei e gli istituti tecnici e professionali la dimensione semantica del termine è molto, molto più estesa [tema che ho affrontato su questo giornale il 18/9]. Sono invece trasferibili tout court le metodologie che s’imperniano sul "senso e il metodo del cammino, dell’avventura nella scuola: tenere alla vita, alle proprie domande, ai propri desideri". Un sovvertimento per la didattica tradizionale: si tratta d’abbandonare il metodo "versativo" sostituendolo con la didattica di laboratorio; non più insegnamento per regole ma un insegnamento per problemi. E’ proprio quanto prescrivono i nuovi regolamenti di riordino che vogliono che nelle classi non si faccia più lezione di filosofia ma laboratorio di filosofia; che non si faccia più lezione di storia.. ma laboratorio di storia.. A questo punto sorge un interrogativo: perché l’eliminazione del latino se il tradurre è una tipica ed efficace attività di laboratorio in cui gli studenti affinano le loro capacità?