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UNIVERSITA’/ Decleva (Crui): non è un problema di soldi, la riforma si deve fare

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«Il ddl interviene in più direzioni. Modifica il sistema di governo degli atenei. Introduce e rafforza i sistemi di valutazione. Prevede la revisione dei sistemi di contabilità e di controllo finanziario e gestionale, fino al commissariamento degli atenei dissestati. Prevede l’accreditamento dei corsi di studio anche come un modo serio per affrontare la questione, altrimenti insolubile, dell’abolizione o della revisione del valore legale del titolo di studio. Rivede radicalmente il sistema di reclutamento della docenza. Introduce la figura del ricercatore a tempo determinato, garantendogli però, attraverso la tenure track, la possibilità di accedere direttamente alla fascia dell’associato. Introduce obbligatoriamente una certa mobilità. Rivede e aggiorna la disciplina del tempo pieno. Introduce obbligatoriamente la prassi della peer review nella valutazione dei progetti di ricerca, prevedendo un unico Comitato nazionale di garanti che se ne occupi. Interviene positivamente sul diritto allo studio e la valorizzazione del merito studentesco. E non è ancora tutto».

 

Quindi disporre o non disporre di una normativa di riferimento di tanta ampiezza avrebbe evidenti effetti.

 

«È chiaro. E tanto più considerato come vari atenei abbiano già anticipato aspetti della riforma, o si apprestino a farlo. Una mancata approvazione eliminerebbe una fonte di legittimazione e un incentivo ad operare in senso innovatore sulla quale si è contato. Sarebbe la riprova che in Italia le riforme sono impossibili. E verrebbe vanificata l’azione svolta, anche attraverso la gestazione della riforma e l’accettazione di alcune sue norme, per rilegittimare il sistema. Più banalmente: ne risentirebbe il buon funzionamento delle attività istituzionali, e crescerebbe la demotivazione. Sarebbe vanificato, forse per sempre, lo sforzo per tenere il sistema universitario italiano in Europa, adottandone alcuni standard. Non mi sembrano conseguenze negative da poco».

 

Si scontrano scelte di investimento sul futuro e conti pubblici. Come se ne esce?

 

«Ma i conti pubblici sarebbero intaccati ben poco dagli interventi previsti. Per contro sarebbero rilevanti gli effetti positivi, anche sui futuri conti pubblici, di una politica che valorizzi i meriti e le capacità. L’università è, da vari punti di vista, il futuro. Rendiamoci conto di che cosa significhi rinunciare a investirvi». 

 

(Federico Ferraù)

 

 

 



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COMMENTI
15/10/2010 - una domanda e una segnalazione (alessandro giudici)

La domanda a cui non ho ancora trovato una risposta chiara e': il taglio di "meno 1 miliardo e 300 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario rispetto al 2008" come e' calcolato? Rispetto ai soldi effettivamente erogati nel 2008 o rispetto a quanto previsto per il 2011 nel budget presentato nel 2008? La segnalazione: non e' che gli altri stiano meglio, "http://www.bbc.co.uk/news/education-11550619". Sembra ci sia una proposta di tagli fino al 79% in meno sui fondi per l'insegnamento, oltre ai tagli sostanziali alla ricerca in Gran Bretagna.