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SCUOLA/ Il caso della Spagna: solo la libertà di scelta migliora l'istruzione

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Un chiarissimo esempio non solo del persistere di questa malattia, ma addirittura del suo peggioramento sono le nuove materie introdotte nel curricolo scolastico dall’attuale governo socialista: Scienze del mondo contemporaneo e Educazione alla cittadinanza (ambedue brevi e di forte tendenza all’addottrinamento), e tutto ciò a spese di un approfondimento solido della tradizione letteraria, filosofica, storica, scientifica e religiosa spagnola, europea e mondiale.
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I patti costituzionali raggiunti nel periodo della Transizione spagnola, gli anni di passaggio dal periodo franchista alla democrazia a fine degli anni '70, favorirono il sistema dei cosiddetti conciertos educativos tramite i quali la Pubblica amministrazione finanzia nella totalità i centri educativi privati che lo richiedono e che così accettano di sottomettersi a una determinata normativa in materia, tra le altre cose, di scolarizzazione e finanziamenti.

Al di là dei numerosi difetti inerenti a questo sistema (eccessivo controllo statale, centri educativi sottomessi alle Amministrazioni educative, progressiva assimilazione del settore privato alla cultura “statalista”) è vero che i finanziamenti educativi hanno garantito un ampio spazio di libertà. Queste scuole oltre a essere molto richieste dai genitori sono ritenute molto prestigiose. Tutto ciò ha dato loro uno status di qualità indiscutibile.

In questo momento le scuole statali rappresentano il 67% del totale, le scuole private “parificate” un 27% e le scuole completamente private (quelle che non hanno nessun tipo di aiuto statale) un 6%. Nonostante tutto ciò sono poche le Regioni che hanno dato impulso all’iniziativa sociale in materia educativa negli ultimi vent’anni.  L’eccezione, com’è confermato anche da molti rapporti, è la Regione di Madrid, dove la creazione di scuole e quindi la pluralità di offerta educativa è cresciuta enormemente negli ultimi anni.

Va tenuto conto del fatto che le ideologie comprensiviste e costruttiviste hanno fatto danni molto più gravi alla scuola statale che a quella sostenuta dall’iniziativa sociale. Quest’ultima ha avuto sempre margini maggiori di flessibilità che le hanno permesso di evitare alcuni degli aspetti più nocivi propri di queste ideologie pedagogiche. Lì si trova una delle chiavi per migliorare la scuola statale nel futuro più immediato: introdurre maggiore libertà educativa.

 

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COMMENTI
16/10/2010 - L'erba del vicino è sempre più verde (enrico maranzana)

“Un percorso alternativo potrebbe essere da una parte molta più autonomia e libertà per le scuole (procedimenti, organizzazione, metodologia, progetto educativo proprio) e, dall’altra, un rigoroso controllo dei risultati accademici da parte delle Amministrazioni” è la via auspicata all’istruzione spagnola. La scuola italiana, così come modellata dall’ordinamento vigente, risponde appieno a tali aspettative: il DPR 275/99 delega alle singole scuole le responsabilità procedurali [“progettazione e realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”], organizzative [art. 5], metodologiche [art. 4], progetto educativo proprio [art. 3] e l’INVALSI, per quanto riguarda il “rigoroso controllo”, si fa carico di tale compito. E’ d’obbligo chiedersi: perché ai nostri giovani non è garantito un servizio ideato e realizzato in conformità a tali principi che consentono alle comunità locali di aprire nuovi orizzonti e nuove modalità di lavoro? Perché invece di riflettere sui massimi sistemi non si mettono sotto la lente di ingrandimento i POF, elaborati autonomamente dalle scuole, per valutarne l’assetto progettuale e la loro funzionalità rispetto al contesto socio-economico-culturale contemporaneo?