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SCUOLA/ Il caso della Spagna: solo la libertà di scelta migliora l'istruzione

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Sebbene ci sia la mancanza di una legge educativa che permetta maggiore libertà a livello nazionale, bisogna tener conto che in Spagna la gestione in materia di politiche educative è completamente decentralizzata nelle Regione. Tant’è che è sempre più difficile parlare di un “sistema educativo spagnolo” perché le facilitazioni alle scuole private, le politiche di valutazione e un’alta percentuale dei contenuti del percorso accademico (45%) dipendono direttamente dalla regione dove l’alunno studia.

È in ragione di tutto ciò che le politiche educative spagnole devono essere affrontate in modo prioritario nell’ambito regionale. Ma in quale direzione? Una cosa è chiara: non nella direzione intrapresa fino a questo momento. Come dicevamo prima, la strada che si sta percorrendo in Spagna in materia educativa è completamente sbagliata: abbiamo un sistema eccessivamente focalizzato nel controllo procedimentale, che ha trascurato la valutazione dei risultati e il loro miglioramento. Un percorso alternativo e molto più interessante potrebbe essere da una parte molta più autonomia e libertà per le scuole dal punto di vista formale e culturale (procedimenti, organizzazione, metodologia e, senz’altro, progetto educativo proprio) e, dall’altra, un rigoroso controllo dei risultati accademici da parte delle Amministrazioni.

Potremmo proporre in questi termini le linee generali per una nuova politica educativa: più libertà per lo sviluppo di progetti educativi propri e differenziati, sostenimento dell’implicazione delle famiglie nell’educazione, autonomia delle scuole, un percorso di studi di base con esigenze più alte e un sistema di valutazione generale con risultati pubblici. Questi possono essere, a mio parere e in linea di massima, i punti essenziali per un miglioramento globale dell’educazione spagnola, e non solo. Immersi come siamo in una mentalità statalistica, se vogliamo affrontare riforme di questo tipo ci vorrà, senz’altro, molto coraggio.



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COMMENTI
16/10/2010 - L'erba del vicino è sempre più verde (enrico maranzana)

“Un percorso alternativo potrebbe essere da una parte molta più autonomia e libertà per le scuole (procedimenti, organizzazione, metodologia, progetto educativo proprio) e, dall’altra, un rigoroso controllo dei risultati accademici da parte delle Amministrazioni” è la via auspicata all’istruzione spagnola. La scuola italiana, così come modellata dall’ordinamento vigente, risponde appieno a tali aspettative: il DPR 275/99 delega alle singole scuole le responsabilità procedurali [“progettazione e realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”], organizzative [art. 5], metodologiche [art. 4], progetto educativo proprio [art. 3] e l’INVALSI, per quanto riguarda il “rigoroso controllo”, si fa carico di tale compito. E’ d’obbligo chiedersi: perché ai nostri giovani non è garantito un servizio ideato e realizzato in conformità a tali principi che consentono alle comunità locali di aprire nuovi orizzonti e nuove modalità di lavoro? Perché invece di riflettere sui massimi sistemi non si mettono sotto la lente di ingrandimento i POF, elaborati autonomamente dalle scuole, per valutarne l’assetto progettuale e la loro funzionalità rispetto al contesto socio-economico-culturale contemporaneo?