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UNIVERSITA’/ Nicola Rossi (Pd): è morta di sanatorie, non bastano misure spot

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Guardi, io penso soprattutto una cosa: che se ci sono dei posti liberi in università, questi vanno lasciati alla piena competizione tra i candidati. Non credo che chi è già dentro abbia titoli superiori a chi è fuori. Ci sono posti di professore associato da assegnare? Si aprano concorsi a tutti, beninteso se ci sono i soldi per finanziarli. Ma credo che in questo caso quei soldi non ci siano. La realtà è che l’università italiana è morta di sanatorie.

 

Di fatto però la maggioranza di questi ricercatori ha in mano insegnamenti rilevanti nel complesso dell’attività didattica.

 

Effettivamente è così. Ma questo non costituisce titolo perché continuino ad occupare quei posti, se fuori c’è qualcuno che potrebbe farlo meglio. L’università è il luogo per eccellenza in cui la competizione dovrebbe essere il pane quotidiano. Il vero elemento paradossale è che i docenti universitari oggi non sono più sensibili a questo fatto.

 

La riforma dunque secondo lei è su un binario morto?

 

Io penso che la riforma Gelmini sia molto timida, ma contenga molte cose buone e urgenti. La modalità con cui si è affrontato il tema dei concorsi, il proposito di trasformare il ruolo dei ricercatori, il tentativo di introdurre elementi di merito… sono tutti elementi positivi che l’università italiana aspettava da chissà quanto. Personalmente credo che ci sia ancora molto da fare, non solo per trasformare l’università italiana in università d’eccellenza, ma per salvarla dal baratro in cui stava precipitando. Detto questo, non credo che quell’emendamento andasse nella direzione giusta, perché avrebbe perpetuato il fatto che l’ingresso nell’università non è così competitivo come dovrebbe essere.

 

Esiste il rischio che si riproduca nell’università una situazione analoga a quella dei precari nella scuola?

 

Il paese deve scegliere: affrontare problemi socialmente scomodi oppure collocarsi sulla frontiera della conoscenza. Non si possono avere tutt’e due le cose. Possiamo anche decidere di assumere tutti i pecari della scuola e tutti i ricercatori dell’università; diamo però per scontato che su quel fronte non parteciperemo mai alla competizione internazionale.

 

Come si concilia nell’attuale fase italiana il dilemma della scelta tra sostegno allo sviluppo e rigore della finanza pubblica? Tremonti ha detto che ora parte la fase dello sviluppo.

 

Continua

 

 



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