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UNIVERSITA’/ Nicola Rossi (Pd): è morta di sanatorie, non bastano misure spot

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Mi auguro che sia così perché ne avremmo realmente bisogno. Ma la fase dello sviluppo non è che ha bisogno di chissà che cosa dal punto di vista delle risorse. Il problema è che bisogna andarle a trovare, e ogni ministro di spesa, nel momento in cui chiede risorse, dovrebbe riconoscere che dentro il proprio ministero ha sprechi enormi. L’Italia spende più del 50 percento del proprio Pil in spesa pubblica. Tremonti (e Berlusconi) dovrebbero saperlo.

 

Cosa suggerisce?

 

Io capisco che nell’emergenza il taglio lineare sarebbe la prima cosa che mi verrebbe in mente di fare, ma qui ci sarebbe bisogno di innumerevoli tagli “chirurgici”, andando a guardare nelle pieghe di ogni ministero e amministrazione. Mi rendo perfettamente conto che politicamente si affronterebbero situazioni molto difficili, ma la mia personale valutazione è che da 15 anni a questa parte nessuna maggioranza sia in grado di fare ciò che si dovrebbe. Tutto ciò che potrebbe incidere in modo significativo sulla spesa pubblica attuale e dunque sulle prospettive di crescita del paese, non si fa, perché politicamente è pesante e non paga.

 

«Chi tiene stretta la borsa tiene stretto il potere» ha detto Bossi di Tremonti, paragonando il ministro amico al cancelliere Bismarck.

 

È vero, ma è un potere molto debole. Perché sono 15 anni che facciamo, e secondo me giustamente, rigore e disciplina di bilancio, ma non facciamo mai le riforme strutturali di cui avremmo bisogno. E il risultato è sempre il solito: cresciamo di mezzo punto, di un punto al massimo, sempre meno della media europea. Proiettando questo ritardo su vent’anni, abbiamo la differenza che passa tra essere poveri ed essere ricchi.

 

La mancanza di una riforma ha lasciato l’università in una situazione di equilibrio per tutti questi anni. E se ora dovesse saltare?

 

Continua

 

 



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