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UNIVERSITA’/ Ballio (Politecnico): gli atenei e Tremonti a "lezione" da Napolitano…

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La riforma universitaria così com’è stata impostata, nonostante i vari emendamenti del Senato, sotto molti aspetti toglie autonomia agli atenei. Contempla tutta una serie di regole - dalla composizione del Cda a quella del senato accademico e alla durata dei mandati, solo per dirne alcune - che hanno molto dell’imposizione punitiva rispetto al passato e che comportano un duplice rischio: di non migliorare il comportamento degli atenei che non hanno sfruttato bene l’autonomia, e di penalizzare quegli atenei che, attraverso l’autonomia, hanno avuto la possibilità di fare progressi.

 

La sua valutazione d’insieme dunque è negativa?

 

Solo vorrei distinguere. Nel ddl ci sono anche cose molto buone: la possibilità di dare retribuzioni aggiuntive ai docenti in funzione del loro lavoro, per esempio. Al tempo stesso però non sono esplicitati i loro doveri: fino a quando non saranno nero su bianco i doveri dei docenti - e le sanzioni per i docenti che non svolgono questi doveri - non ne verremo fuori.

 

Di che doveri parla?

 

L’unico dovere di un docente è stare in ateneo e fare didattica e ricerca. E di essere valutato in funzione del suo prodotto. Secondo me su questo il ddl Gelmini mostra la sua lacuna più grave.

 

Lei prima parlava degli effetti negativi dei tagli sulla didattica.

 

In base al decreto finanziario precedente, quello di giugno, noi dovremmo spendere, nel 2011, la metà delle spese di missione del 2009. Come faccio ad andare in Europa a prendere un progetto europeo? Come faccio a fare una ricerca internazionale? Poi le regole del turnover imposte dalla finanziaria dell’anno scorso porteranno ad una riduzione degli organici. Se da un lato questo porterà a fare delle economie, dall’altro produrrà un aumento del rapporto studenti-docente. Col risultato di un sicuro decadimento qualitativo.

 

Una sua opinione sullo stop all’emendamento contenente l’assunzione dei ricercatori che hanno superato l’abilitazione ad associato?

 

Continua

 

 



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COMMENTI
19/10/2010 - Una domanda (alessandro giudici)

Secondo il Daily Telegraph, la GB ha l'1% della popolazione mondiale, produce l'8% delle pubblicazioni scientifiche globali, e ha il 12% di citazioni scientifiche globali. D'altra parte, i fondi statali per la ricerca sono l'1.81% del Pil, il livello più basso dopo l'Italia nel G8. E tali fondi verranno pure drammaticamente tagliati dall'anno prossimo. Ora, l'Italia investe poco in ricerca (se non erro, piu' o meno l'1.1%/Pil) e sbaglia... ma come si spiega la differenza abissale di output rispetto alla GB?!?