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UNIVERSITA’/ Ballio (Politecnico): gli atenei e Tremonti a "lezione" da Napolitano…

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Il fatto che l’abbiano bloccato per ragioni di cassa non fa prevedere nulla di buono. Per quanto riguarda i ricercatori, so che si è parlato di sanatoria. Dipende: per molti atenei potrebbe essere una sanatoria, per molti altri no, perché la legge prevede la chiamata delle persone in funzione del merito e in questo ridà alle università la responsabilità di chiamare un docente bravo o uno scarso.

 

Lei che scenario intravede nel futuro prossimo per la nostra università?

 

I tagli in ogni caso predispongono il quadro che le ho fatto all’inizio: un certo numero di atenei non riusciranno a sopravvivere mentre altri dovranno ridurre pesantemente tutti i servizi, e con essi la qualità. Se viceversa non si trovano i soldi per il reclutamento, col fatto che moltissimi ordinari e associati vanno in pensione e i ricercatori restano ricercatori, il risultato sarà che viene a mancare una classe docente libera dal dover fare ulteriori concorsi e disponibile a dedicarsi pienamente alla didattica e alla ricerca.

 

«Per rivendicare mezzi finanziari adeguati a partire dai prossimi mesi» - ha detto Napolitano a Pisa per i 200 anni della Normale -, bisogna «aprirsi a misure di rigorosa razionalizzazione». Secondo lei le università italiane hanno razionalizzato le loro spese come avrebbero dovuto?

 

Napolitano ha ragione. No, non l’hanno fatto. Secondo me ci sono ampi margini d’azione, soprattutto per quanto riguarda l’assunzione mirata di personale. Da questo punto di vista molti atenei hanno imbarcato troppe persone, guadagnandosi un futuro quanto mai incerto. Ma il punto è che per razionalizzare ci vuole controllo: la responsabilità di quello che è successo in molte università non è soltanto degli atenei, ma anche della totale mancanza di controllo da parte del centro. Qui si parla di atenei che sono in rosso: che cosa stavano a fare, mi chiedo, i revisori dei conti, che sono ministeriali? Senza controllo, non esiste alcuna credibile autonomia di gestione.

 

(Federico Ferraù)

  

 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
19/10/2010 - Una domanda (alessandro giudici)

Secondo il Daily Telegraph, la GB ha l'1% della popolazione mondiale, produce l'8% delle pubblicazioni scientifiche globali, e ha il 12% di citazioni scientifiche globali. D'altra parte, i fondi statali per la ricerca sono l'1.81% del Pil, il livello più basso dopo l'Italia nel G8. E tali fondi verranno pure drammaticamente tagliati dall'anno prossimo. Ora, l'Italia investe poco in ricerca (se non erro, piu' o meno l'1.1%/Pil) e sbaglia... ma come si spiega la differenza abissale di output rispetto alla GB?!?