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INCHIESTA/ 1. Forte: ecco i conti che smentiscono Tremonti e la sinistra sull'università

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In altri termini, gli avversari del ministro Gelmini, a cui la Ragioneria dello Stato ha dato una mano - forse involontaria, forse inficiata da un pregiudizio culturale - dicono al ministro: “lei vuole una riforma universitaria all’insegna dell’efficienza? La faccia sino in fondo, con una macelleria sociale, che metta a nudo finalmente la sua logica”. È un’impostazione errata, perché al centro di questa riforma vi è la persona umana: nelle due dimensioni, di chi impara e di chi insegna. Una missione, che si nutre di ricerca culturale. Purtroppo la sinistra liberaleggiante italiana non riesce a capire tutto ciò,  perché considera non le persone, ma i prodotti. Non i soggetti, ma gli oggetti. Non gli impegni, ma i successi. Manzoni, a cui interessavano dieci lettori, per questa  impostazione è uno sciocco. Contano il numero di citazioni, il numero di persone che hanno scorso le pagine di quel testo, conta il numero di persone che finita l’università ha passato un test di intelligenza.
 

Soprattutto però non piace, della riforma Gelmini, ai suoi oppositori, la gestione amministrativa responsabile, l’efficienza e i nuovi criteri di elezione dei Rettori, che depoliticizzano le università e che sono il nucleo centrale del nuovo sistema. Mediante la bocciatura di questo emendamento sui ricercatori e di quelli dell’onorevole Lupi rivolti a favorire l’afflusso di trasferimenti privati alle università, si vuole togliere alla riforma Gelmini la sua natura di riforma nella continuità e nel rispetto delle persone dedite alla didattica, per darle un volto inumano: e fomentare la protesta sindacale contro di essa.
 

Invece è essenziale che questi emendamenti siano approvati e non ridimensionati, e che se ne trovi la copertura, cosa perfettamente possibile, come spiegherò fra poco. Il presidente della Repubblica Napolitano ha affermato a Pisa, in un discorso alla Scuola Normale, che le Università debbono avere la priorità. Sarebbe grave che questo messaggio non fosse accolto e che si bocciassero questi emendamenti, che si muovono in tale spirito. L’emendamento - bocciato - sui concorsi per professore associato riservati ai ricercatori prevede una spesa molto limitata nei primi sei anni, ossia 90 milioni di euro nel 2011, 263 nel 2012, 400 nel 2013, 253 nel 2014, 333 nel 2015, 413 nel 2016. La spesa diventa di 480 milioni a regime, in quanto i ricercatori promossi a professore associato avranno una retribuzione maggiore che se fossero rimasti ricercatori. A fronte di questa maggiore spesa, ci possono essere risparmi di spesa derivanti dal fatto che si preferisce  ampliare la gamma dei professori associati, attualmente troppo ristretta, rispetto a quella degli ordinari e che, data la nuova dotazione di professori associati dotati di esperienza di insegnamento, per la gestione degli organi didattici (dipartimenti, corsi di laurea, master, dottorati) si può fare maggior affidamento su  professori a contratto senza timore di degradare il livello qualitativo degli studi.

 

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COMMENTI
21/10/2010 - Ma di chi stiamo parlando? (Franco Labella)

Sono poco titolato ad intervenire sull'Università anche se ho un figlio che la frequenta e ne sta sperimentando le attuali difficoltà legate alle proteste anche dei ricercatori. Non farò, perciò, un commento tecnico ma da padre di famiglia. Del ragionamento polemico del professor Forte mi ha colpito una osservazione, questa: "Ma mi rendo conto che a una Ragioneria pubblica, soprattutto se ostile al riformismo ispirato a principi liberali con connotati sociali attenti al rispetto della persona, questo non basta". Un organo tecnico dotato di "anima" culturale? Siccome non è la prima volta che mi capita di leggere sul Sussidiario, anche se in un contesto diverso (Giannino versus Tremonti sui SUV), una critica al Ministro Tremonti, il pensatore valtellinese del "La cultura non si mangia", mi viene un dubbio. Ma vuoi vedere che Tremonti, sempre quello dei tagli alla scuola, quello del "meno si sta a scuola, meglio è" implicito nel fatto che, ad esempio, fra le materie eliminate alle Superiori, ci sono il Diritto e l'Economia, è un pericoloso comunista infiltrato in un Governo assolutamente sensibile ai bisogni degli studenti e delle famiglie italiane? E se è così perchè chi come il prof. Forte ne critica la visione, non lo scrive chiaro e forte che Tremonti, a suo parere, è un elemento spurio nella compagine governativa sensibile ai problemi di scuola e Università? Così magari il Ministro Gelmini si libera dalla scomoda etichetta, letta sui cartelli di protesta, del "Sarta subito".

 
20/10/2010 - sinistra intellettuale (attilio sangiani)

Dopo il crollo del bolscevismo reale gran parte degli intellettuali "di sinistra" è passata "armi e bagagli" ad un liberismo e libertinismo selvaggi alla Marco Pannella (di cui è significativa la collocazione a fianco del Pd di Bersani). Non così Francesco Forte, già ministro socialista in un Governo Craxi, docente di Economia politica e autore di manuali di ottimo livello. Intelligente e colto avversario della tendenza "neomalthusiana" in Economia. Concordo pienamente con la sua analisi.

 
20/10/2010 - Sinistra intellettuale o resto del mondo? (alessandro giudici)

"Secondo un ragionamento ampiamente diffuso nella sinistra intellettuale, i titoli didattici dovrebbero avere un ruolo secondario, minimo, mentre dovrebbero essere determinanti i titoli scientifici di ricerca desunti da pubblicazioni in riviste dotate di impact factor. I libri didattici, le rassegne bibliografiche, i saggi o articoli in riviste non importanti per l’impact factor, perché a circolazione ristretta, non sono rilevanti". Capisco che in Italia l'unica logica alla base di qualunque dibattito e/o considerazione è quella dell'ideologica politica, per cui ciò che non va è sempre colpa dell'altra parte... Ma tale ragionamento, giusto o sbagliato che sia, è fondamentalmente condiviso da tutto il mondo o quasi tranne l'Italia. Si puo' criticare, si puo' migliorare, si può combattere, ma dire che alla base di ciò c'è la sinistra intellettuale è quanto meno riduttivo. In nessuna università seria al mondo, quelle tanto decantate nelle classifiche (anch'esse contestabili ovviamente), i titoli didattici, le rassegne bibliografiche, i libri didattici, etc. hanno chissa quale peso. L'unica vera differenza è che chi insegna o produce tali materiali di solito è adeguatamente remunerato per farlo, mentre in Italia si è becchi e bastonati. Detto questo dovrebbe essere ovvio che qualunque cambiamento strutturale di un sistema deve tener conto delle situazioni transitorie come quelle degli attuali ricercatori. Ma pure l'ovvio è ormai morto.

 
20/10/2010 - attenta alle tasche (alessandra fedeli)

Che bello scoprire ogni giorno qualche nuovo adepto che si prodiga per far digerire l'indigeribile... riforma Gelmini attenta alla persona? Io per il momento da quest'anno mi troverò a dover pagare 400 euro in più di tasse universitarie, ma capisco ho il demerito di essere fuoricorso... rimane il fatto che più che essere attenti alle persona questa riforma è attenta alle tasche della persona, infischiandosene altamente delle difficoltà e delle ansie che crea...