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SCUOLA/ C’è un "federalismo" che può salvare i talenti

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Queste esperienze indicano la necessità di favorire la transizione da un impianto curriculare di tipo disciplinare ad uno nuovo basato sulle competenze e sui risultati di apprendimento, rispettoso dei diversi stili cognitivi, basato sulla certificazione delle competenze  prima ancora che su cicli formativi fatti di curricola e titoli (in tal senso sarebbe molto utile l’abolizione legale del titolo di studio). Tutte le esperienze di eccellenza dimostrano che occorre spostare il focus dell’attenzione dagli indicatori di input (le ore svolte, le materie, i laboratori) a quelli di output (le competenze acquisite, le abilità, il problem solving); si deve dunque enfatizzare la centralità dell’esperienza e della competenza, conseguibili anche attraverso il metodo induttivo per ricerca e scoperta di cui le varie forme di alternanza sono una importante modalità attuativa.

La possibilità che questo modello possa, non solo esistere come sperimentazione pionieristica, ma divenire suggerimento di sviluppo per l’intero sistema educativo è fortemente legata all’evoluzione del quadro normativo di riferimento e, più in generale, alle decisioni strategiche, in termini di politiche per l’inclusione sociale e per il sostegno ai sistemi educativi.

In tale direzione un ruolo rilevante è assunto dalle Regioni. Esse sono una delle chiavi fondamentali per la costruzione di un nuovo modello di governance che, da un lato, deve garantire una programmazione unitaria delle risorse disponibili, caratterizzata da elevati livelli di flessibilità, al fine di seguire il bisogno laddove si manifesta e secondo le modalità con cui emerge e, dall’altro, sostenere l’innalzamento della qualità del sistema dell’offerta, sia attraverso sostegni agli investimenti strutturali, sia finanziando azioni capaci di valorizzare le reti presenti sul territorio. Nell’esplicare tale ruolo le Regioni dovranno necessariamente procedere nella direzione di un rapporto strutturato sia di tipo bilaterale con il governo centrale, sia multilaterale con le altre Regioni e con le Province al fine di rendere condiviso e armonico lo sviluppo dei sistemi educativi.

La ricerca di questo pluralismo dei percorsi e dei soggetti, sostenuta da un nuovo quadro di autonomie, aperta ai diversi contributi degli attori del territorio, è la via maestra per rendere accessibile a tutti il percorso della conoscenza e, soprattutto, è la strada per favorire una proposta educativa incentrata sulla singola persona, capace di valorizzarne i talenti e le inclinazioni.

L’alternativa è far morire il nostro sistema educativo continuando sulla strada degli standard minimi di taglio scolastico; dei vincoli sul corpo docente abilitato e/o inamovibile; dei vincoli in termini di accreditamento che guardano più a requisiti formali che alla sostanza e alla qualità dei processi; delle incertezze economiche legate a finanziamenti stop-and-go.



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COMMENTI
20/10/2010 - Razionalizzare l'attività delle scuole (enrico maranzana)

“Occorre spostare il focus dell’attenzione dagli indicatori di input (le ore svolte, le materie, i laboratori) a quelli di output (le competenze acquisite, le abilità, il problem solving)” è un’affermazione che richiede un’attenta lettura specie se accompagnata dall’idea che esista una “dicotomia tra il sapere e il saper fare”. E’ indubbio che un servizio scolastico efficace debba fondarsi sulla specificazione dei risultati attesi, formalizzati in termini di capacità e competenze [le abilità sono uno strumento per il loro conseguimento (CFR legge Moratti 2003 art 2/a)]. Merito, professionalità docente, scelte consapevoli sono parole vuote, prive di significato, in assenza della puntuale esplicitazione dell’orientamento del sistema educativo, di formazione e istruzione. Il punto dolente della questione metodologica che è stata posta appare in tutta la sua drammaticità solo se si considera che dopo la definizione degli scopi si dovrebbero aprire gli scenari della progettualità (DPR 275/99 art.1/2], operazione che, nelle scuole, non è mai avvenuta, come si può rilevare dalla lettura dei POF. La mancata attenzione dell'articolista su questa grave omissione è il limite della sua argomentazione.