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J’ACCUSE/ Valditara (Fli): i soldi per l’università ci sono, manca la volontà di qualcuno…

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«Ma quando ci sono atenei in rosso si commissariano, questo c’è nel ddl e c’era già nel mio disegno di legge. Quando si parla di posizioni nelle classifiche internazionali, il grosso rischio è sempre quello di lasciarsi prendere la mano invocando cause remote di ogni tipo. Innanzitutto diciamo che non siamo proprio in fondo alle classifiche: sulle prime 10mila università del mondo le nostre sono tutte nei primi 500 posti. In realtà siamo indietro non a causa del ’68, ma della nostra scarsa internazionalizzazione. Gli atenei in rosso? I revisori ministeriali dov’erano? Se il governo taglia i soldi per le missioni, come fa un ricercatore ad andare in Europa, o peggio negli Usa? Lo fa con i suoi 1.200 euro di stipendio da ricercatore neoassunto?»

 

Tremonti ha in mano i cordoni della borsa e non li allenterà tanto facilmente. È stato Bossi a dirlo. Lei che ne pensa?

 

«Bossi dice la verità. Ma è dall’inizio della legislatura che Fini lo ripete: lo ha fatto prima in modo soft, poi in modo più virulento, alla fine è stato sbattuto fuori. Quando Bossi arriva a dire che se l’Udc entra nella maggioranza lui ritira Tremonti, conferma che la Lega, attraverso il ministro dell’Economia, tiene il pallino».

 

In sintesi lei è ottimista o pessimista sul reperimento finale dei fondi di cui la riforma ha bisogno per essere attuata?

 

«Sono ottimista perché affossarla sarebbe un errore politico madornale, gravemente penalizzante per il paese. Confido che se si prende l’impegno di risanare l’università, non si arrivi a dire “scusate, abbiamo scherzato”».

 

Cosa dice della proposta di Bersani di utilizzare un’una tantum come i soldi derivanti dalla vendita delle frequenze televisive per fare cassa e finanziare la riforma?

 

«Al di là della proposta di Bersani, che lascia il tempo che trova, la realtà è che la copertura si può trovare. Ne cito uno classico, le tasse di scopo; per non parlare delle spese che si possono tagliare, a cominciare da alcuni ministeri. Se diamo la priorità a certe voci di spesa, allora dobbiamo avere il coraggio di dire che la ricerca non è più prioritaria.

 

Cosa fareste voi finiani nella peggiore delle ipotesi, se cioè si facesse una riforma a costo zero, stralciando l’assunzione dei ricercatori?

 

«Voteremmo gli emendamenti che abbiamo presentato, e nell’ipotesi in cui mettessero la fiducia il nostro voto non sarebbe scontato».

 

(Federico Ferraù)

 



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