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UNIVERSITA’/ Toniolo (Usa): benedetto centralismo se serve a salvare gli atenei italiani

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Motivo in più per non rinunciare alla riforma. Le faccio un esempio emblematico. Nella mia vecchia università, Tor Vergata, io e alcuni colleghi avevamo ottenuto un finanziamento di 300mila euro da una multinazionale Usa da destinare ad un’importante progetto di ricerca. Invece che per altri canali, abbiamo deciso di farli passare per l’università. Non l’avessimo mai fatto. Difficoltà incredibili, burocrazia, rinvii. Gli americani non si capacitavano come una cosa del genere potesse accadere: avevano pronti i soldi e volevano semplicemente coprire i costi di un progetto, qualcosa che nelle altre università del mondo è all’ordine del giorno. Non mi chieda com’è finita. Ecco perché insisto: i politici devono decidersi, o danno all’università i soldi di cui ha bisogno, oppure creino le condizioni perché le università si finanzino da sole. Ma per questo servirebbe un’autonomia che non hanno.

 

Lei enfatizza due sistemi radicalmente alternativi. La riforma non le piace?

 

Quella del ministro Gelmini è una buona riforma, che però non funzionerà. Mi spiego. Dopo essersi insediata il ministro ha messo nero su bianco, in un eccellente documento, la sua idea di riforma. In quel progetto c’era una grande autonomia degli atenei, che a mio avviso è l’unico strada credibile per gestire un’università moderna. Dopo di che la legge ha perso questo aspetto di autonomia, diventando estremamente centralista. Ecco perché dico che non riuscirà a funzionare. A meno che la Gelmini non sia in grado di cambiare per davvero il ministero...

 

Cosa c’entra il ministero, professore?

 

C’entra eccome, perché questo è il vero problema: che noi continuiamo a immaginare che ci sia un “grande fratello” al centro che governa le università. Questo non esiste più in nessun paese al mondo, tranne ormai che da noi, in Francia e, almeno in parte, in Spagna.

 

Dunque secondo lei la riforma è basata su una serie di idee che condivide, ma la cui realizzazione è affidata ad un moloch centralistico, che rischia di pregiudicarne il risultato.

 



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