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UNIVERSITA’/ Toniolo (Usa): benedetto centralismo se serve a salvare gli atenei italiani

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Condivido in pieno. Smettiamola col mito dell’eguaglianza. L’idea che tutte le università, tutti i docenti, tutti gli studenti siano uguali è un’imbecillità che la Gelmini ha ragione di stigmatizzare. Qui non c’entra l’uguaglianza degli uomini, bisogna riconoscere che dentro l’università ci sono i bravi e i non bravi. Occorre che l’università sia in condizione di seguire al meglio gli studenti bravissimi, senza essere condizionata da una moltitudine di mediocri.

 

Auspica atenei di serie A e atenei di serie B?

 

Questa è una semplificazione indebita. È possibile valorizzare l’eccellenza e al tempo stesso seguire in modo diverso, con istituzioni diverse, i ragazzi che sono più indietro. L’università non può che essere differenziata, anche se questo è alieno alla mentalità italiana. Non vedrei niente di grave se ci fossero atenei specializzati nel preparare bene le lauree triennali, o dottorati limitati a quelle università che hanno una ricerca più avanzata. Qui negli Usa ci sono college specializzati nell’undergraduate, lauree di primo livello, e alcuni di questi sono di eccellenza straordinaria. Ma non hanno programmi di dottorato.

 

Le nostre università sono davvero così indietro?

 

No. Molti dei nostri atenei, forse una ventina, garantiscono ancora, a livello di laurea triennale e quinquennale, una formazione eccellente a livello internazionale. Io lo dico sempre ai ragazzi che premono per andarsene all’estero, anche se molti continuano a farlo, e non intendono tornare indietro.

 



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