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SCUOLA/ Esiste il modo di valutare "in tempo reale" il lavoro dei docenti

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L’Istituto Nazionale per la VALutazione del SIstema educativo di istruzione e formazione non opera in conformità a tale assunto, in quanto esercita un controllo susseguente: valuta l’efficacia dell’attività scolastica. La sua idoneità al miglioramento della qualità del servizio è molto, molto remota. Esso effettua misure sull’esito dell’attività delle scuole quando tutto è ormai è compiuto, a bocce ferme. Le sue rilevazioni, la cui importanza non è in discussione, hanno natura storico-statistica: quale incidenza possono avere sul monitoraggio dei processi d’apprendimento se l’osservazione riguarda il passato, se è sfuocata perché fatta da lontano, se non può prendere in esame le ipotesi che le singole scuole hanno formulato, se è relativa a un ambiente in vorticoso movimento? 

Sono le procedure di controllo antecedente e di controllo concomitante che forniscono le leve per governare il sistema formativo/educativo/d’istruzione.

La prima forma consiste nella valutazione e nell’accertamento dell’idoneità e della possibilità di realizzare i progetti educativi ipotizzati e formalizzati dal collegio dei docenti e dai consigli di classe. La valutazione è fatta alla luce degli obiettivi strategici (Collegio) e tattici (Cdc), nel rispetto dei vincoli derivanti dalla disponibilità delle risorse.
Si tratta di procedimenti tipici delle tecniche del controllo di qualità, introdotte nella scuola ma snaturate e svuotate del loro potenziale razionalizzante, in tutta Italia.

Il controllo concomitante è da effettuare a intervalli prestabiliti e consiste nel monitorare l’andamento della gestione attraverso la rilevazione dei risultati che via via si manifestano.
Per individuare gli ambiti in cui sarà esercitato, si ricordano le fasi della vita e dell’attività della scuola, desunte dall’ordinamento vigente: 1. Il Collegio dei docenti “cura la programmazione educativa” definendo gli obiettivi in termini di capacità e ipotizzando le strategie per il loro conseguimento e “valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia”; 2. Il Consiglio di classe coordina l’attività didattica per stabilire come far convergere tutti gli insegnamenti verso i traguardi deliberati dal Collegio;



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COMMENTI
28/10/2010 - I dipartimenti ed il "contesto" (Sergio Palazzi)

Caro Maranzana, le questioni sollevate sono molte. Vorrei centrarmi su una: la logica di un dipartimento come strumento di programmazione/controllo efficace. Sono convinto che questi strumenti valgano quanto vale la struttura dell'istituzione in cui sono inseriti, ovvero vanno bene se già la scuola funziona bene, sotto una direzione sicura e propositiva, e viceversa: il famoso discorso che certe cose sono utili solo quando non ce n'è bisogno. Vediamo un caso di riflessione. In una scuola la maggioranza dei docenti di un certo dipartimento è legata ad una didattica improduttiva, antiquata, goffa. Per dire di quel che conosco, i prof di chimica del biennio di chimica ti fanno imparare le sette preparazioni dei sali, gli acidi di Arrhenius e i semplici e doppi scambi. Ergo, lo studente odierà per la vita una cosa che chiama chimica (senza sapere che quella roba lì è morta cent'anni fa e che la chimica vera è tutt'altro), riportando sistematicamente valutazioni basse tranne per i secchioni acritici e accondiscendenti. Un ristretto numero di docenti del dipartimento sostiene che buon senso e valutazione dei risultati imporrebbero di cambiare. Se il dipartimento lavora a maggioranza o comunque a chi fa valere di più il suo peso, come va a finire? Se vogliamo possiamo parlare delle manie insiemistiche nella matematica, di quelle criticologiche nella letteratura, etc.: se il contesto è negativo, uno strumento che organizzi formalmente la logica del contesto rafforza le negatività.